Napolitano incontra Berlusconi, Tremonti e Letta. Vertice del premier con Draghi
Giorgio Napolitano è tornato nella Capitale prima del previsto per ricevere al Quirinale Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Gianni Letta, che si è svolto nel pomeriggio. La drammatica evoluzione degli eventi sul fronte della crisi economica internazionale, evocata ieri nel corso dell'incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi, impone un'accelerazione dell'agenda. E in vista di un Consiglio dei ministri di mezz'agosto, forse gia' domani, per il decreto con le misure anticrisi varate dal governo, al Colle salgono anche Bersani e Casini. Incontri che seguono il vertice per analizzare le misure che il governo ha illustrato al Capo dello Stato. Summit anticipato invece dal colloquio che Berlusconi ha avuto a Palazzo Chigi con Mario Draghi. Intanto, e' lo stesso Tremonti a spiegare alle commissioni riunite dei due rami del Parlamento, Affari costituzionali e Bilancio, alcuni elementi di quel pacchetto di misure che copre ancora con riserbo perche' "a mercati aperti e prima di salire al Quirinale" non si possono fornire dettagli. 
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Dettagli invece Tremonti li offre sulla lettera Bce che contiene, tra l'altro, "suggerimenti" su tasti "critici" come la liberta' di licenziamento nel settore privato e, in quello pubblico, tagli agli stipendi. Indicazioni dell'Eurotower che, tanto nell'esposizione quanto in sede di replica, il ministro dell'Economia precisa che non rientrano negli intendimenti del governo italiano. Il dibattito nella Sala del Mappamondo non offre spiragli diversi rispetto al muro contro muro dei giorni scorsi. A sorpresa, il piu' duro e' forse Umberto Bossi, che giudica "un po' fumoso" l'intervento del ministro dell'Economia, liquidando il vertice di ieri notte con Berlusconi come "una rottura di coglioni". Parole colte al volo da Antonio Di Pietro, per esempio, per dire che "questa e' la dimostrazione che il governo non e' capace di fare il suo lavoro e se ne deve andare". Pier Ferdinando Casini avverte che quando si parla di commissariamento "questo non riguarda solo il governo, ma tutto il sistema politico".
Il leader Udc riconosce che "e' chiaro che da questa porta stretta o bassa dobbiamo passarci tutti. Un sacrificio comune si prospetta per il nostro Paese". "Abbiamo bisogno assolutamente di un fondo di salvataggio dei paesi fatto dalla politica", dice Pier Luigi Bersani che ripropone una exit strategy che passa per la riduzione della spesa pubblica, a partire dal numero dei parlamentari; liberalizzazioni e lotta all'evasione fiscale, chi ha di piu' deve dare di piu'. Il leghista Reguzzoni apre ai centristi e dice "Casini ha parlato di cose concrete, non ha fatto titoli e basta come Bersani", ribadendo che "siamo disponibili al dialogo, siamo qui per confrontare le nostre idee". Francesco Rutelli condivide "l'analisi del ministro, non le proposte": C'e' una rappresentanza delle opposizioni che non vogliono giocare allo sfascio - aggiunge - e che constatano i problemi del governo, che piu' si muove e piu' mostra divisioni".
SCHIFANI A COLLE, ESAME DL AL SENATO DOPO FERRAGOSTO - Il Presidente del Senato, Renato Schifani, nel corso di un lungo e cordiale colloquio con il Capo dello Stato ha assicurato la piena disponibilita' di Palazzo Madama ad un esame immediato del provvedimento urgente sulla manovra economica che il Governo si accinge a varare. Il Presidente del Senato ha convenuto con il Presidente Napolitano sulla indispensabilita' di un confronto aperto tra tutte le forze politiche e sociali, in merito a provvedimenti che imporranno sacrifici da distribuire, con senso di equilibrio e responsabilita', fra tutti i cittadini. Schifani ha comunicato che le Commissioni del Senato potranno cominciare l'esame del provvedimento subito dopo ferragosto. L'Aula potra' quindi iniziarne la trattazione gia' dai primi giorni di settembre.


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