Napolitano difende la Costituzione: "Non è un residuato bellico"
"Ogni potere delle istituzioni rappresentative, il potere legislativo ordinario come il potere esecutivo, riconosce la supremazia della Costituzione e rispetta i limiti che essa impone". E' forte il monito di Giorgio Napolitano. Intervenendo al teatro Regio di Torino il presidente della Repubblica fa sentire la sua voce in difesa della suprema Carta. Riaffermandone il primato ("non è un residuato bellico") che disciplina le forme rappresentative ed elettive e ponendo "limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell'investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa". 
Giorgio Napolitano
Parole che suonano come una replica a chi, come Silvio Berlusconi, aveva più volte messo in discussione la validità della Costituzione, lamentando uno scarso margine di manovra per l'esecutivo. E se, continua il capo dello Stato, è "del tutto legittimo politicamente" verificare elementi di ulteriore rafforzamento dei poteri del governo e di chi lo presiede, queste modifiche devono essere introdotte "sulla base di motivazioni trasparenti e convincenti". Anche perché "in funzione della governabilità non si possono sacrificare la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche". Parole che richiamano il pensiero del filosofo Bobbio secondo cui "la denuncia della ingovernabilità tende a suggerire soluzioni autoritarie".
Infine un passaggio sul 25 aprile, "festa di tutti e non di una sola parte". "I valori dell'antifascismo e della Resistenza - aggiunge il presidente della Repubblica- non restarono mai chiusi in una semplice logica di rifiuto e di contrasto e poterono perciò tradursi con la Costituzione in principi e in diritti condivisibili anche da quanti fossero rimasti estranei all'antifascismo e alla Resistenza".



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