Si scrive Napolitano... si legge Cossiga
Di Giuseppe Morello
Ogni tanto accade che i nostri Presidenti della Repubblica comincino il settennato con grigiore notarile e lo concludano, diciamo così, lasciandosi un po’ andare. È un rischio che si corre sempre con gli inquilini del Colle, anziani per definizione e sempre soggetti all’allentarsi dei freni inibitori. Non è accaduto a Ciampi, ma è accaduto a Pertini, Scalfaro e soprattutto a Cossiga.
Gli ultimi giorni fanno sospettare che la cosa stia accadendo anche a Napolitano, sebbene in forme ancora molto morbide e per fortuna venate di ironia. Tolti i panni del paludato Capo di Stato che si limita a scoprire monumenti equestri, Napolitano ieri alla Mostra del Cinema di Venezia ha risposto con sarcasmo a chi gli chiedeva delle presunte trattative sul processo breve tra il Quirinale e il governo: “Su queste cose ho già detto molte volte mentre si discuteva del ddl sulle intercettazioni – ha detto – sapete che fine ha fatto quella legge? Siete informati?”. Ironico, il presidente, che poi ha anche detto abbastanza chiaramente che in questo momento l’emergenza non è la giustizia ma l’economia.
E oggi è tornato a parlare, sollecitando il governo a darsi una “seria politica industriale” e tornando a sfoderare le armi dell’ironia quando un cronista gli ha chiesto se non è il caso che il governo nomini il nuovo ministro dello Sviluppo: “Lei crede? Va bene, allora passo la voce”, gli ha risposto il Presidente.
Insomma, gli ultimi giorni vedono un Napolitano “esternatore”, tanto che i costituzionalisti si dividono tra chi approva e chi no. Ma al di là delle questioni da legulei, l’interrogativo è se ci troviamo di fronte a un cambiamento di stile nella condotta del Quirinale.
Forse il paragone con Cossiga è eccessivo (non dimentichiamo però che nessuno avrebbe potuto prevedere la svolta verso la lucida follia del vecchio sardo), e parlare di Napolitano “picconatore” è troppo. Per ora solo colpetti e carotaggi, ma si comincia così e poi ci si prende gusto.



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