Napolitano: "In Italia per fortuna abbiamo una Costituzione, teniamocela stretta"
"In Italia per fortuna abbiamo una Costituzione, teniamocela stretta". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugurando lo Spazio Europa presso la sede italiana della Commissione Europea. La battuta è arrivata in risposta a una domanda da parte degli studenti sui ritardi della Costituzione europea, ma ovviamente non può essere isolata dal particolare contesto in cui cade, ovvero a pochi giorni dal duro scontro istituzionale con Palazzo Chigi sul caso Englaro e all'indomani della manifestazione del Pd a difesa della Carta.
Rispondendo ancora ai quesiti di alcuni giovani, che chiedevano se si arriverà mai agli Stati Uniti d'Europa, il capo dello Stato ha ricordato che già 50 anni fa alcuni europeisti pensavano che fosse a portata di mano. "Erano gli ottimisti - ha sottolineato -. Ci furono e ci sono ancora imprevisti e resistenze da superare, ma - ha aggiunto - certamente voi giovani vedrete gli Stati Uniti d'Europa. Datevi da fare perché l'Europa soddisfi le vostre aspettative".
Un'altra domanda ha riguardato il ruolo del Parlamento europeo. "Fa assai più cose del passato - ha risposto Napolitano - I governi nazionali non possono decidere quasi nulla senza il suo parere. Il Parlamento europeo indica la strada al governo dell'Europa che non sappiamo bene se sia quello della Commissione europea o quello del Consiglio europeo. Ma questa è una questione più complicata".
Chiesta l'archiviazione per Di Pietro: "Non offese il presidente Napolitano"
La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per Antonio Di Pietro, che era stato iscritto sul registro degli indagati per offesa all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica in relazione all'intervento pronunciato durante la manifestazione del 28 gennaio a Roma.
"Una lettura attenta del complessivo intervento dell'onorevole Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione del procuratore Giovanni Ferrara e del pm Giancarlo Amato - peraltro, consente di escludere che i riferimenti al 'silenzio mafioso' abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica".
Quanto alle espressioni che certamente sono state rivolte al capo dello Stato, "dovendosi esse inquadrare nell'esercizio di un legittimo diritto di critica che è consentito anche nei confronti delle più alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz'altro ravvisabili), nessuna offesa all'onore ovvero al prestigio del capo dello Stato potrebbe essere ipotizzata. Da qui la ritenuta impossibilità di configurare la fattispecie prevista dall'articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l'apposita autorizzazione prevista dall'art.313 primo comma c.p. nei confronti dell'indagato".



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