Morta a Nairobi premio Nobel per la Pace Wangari Maathai

Il premio Nobel per la pace 2004, la keniana Wangari Maathai, è deceduta a Nairobi, dove era in cura per un tumore.
Nel 2004 era diventata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Wangari Maathai era membro del parlamento keniota ed è stata assistente ministro per l'Ambiente e le Risorse Naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki, fra il gennaio 2003 e il novembre 2005. Apparteneva all'etnia kikuyu.
Wangari Maathai è deceduta ieri, ha annunciato la sua fondazione, il movimento Greenbelt. "E' con immensa tristezza che la famiglia di Wangari Maathai annuncia la sua morte, giunta il 25 settembre 2011 dopo una lunga e coraggiosa lotta contro il cancro", si legge sul sito internet della fondazione.
Una donna abituata ai primati, Wangari Maathai: la prima africana, la prima keniota e la prima ambientalista a ricevere il Nobel per la Pace, nel 2004, per il suo impegno a favore dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile. Non solo, era stata la prima donna nell'Africa centro-orientale a ottenere un dottorato in anatomia all'Universita' di Nairobi, nel 1971. Divisa tra la carriera universitaria, le campagne ambientaliste, l'impegno a favore dei diritti delle donne e le battaglie politiche contro il regime keniota dell'allora presidente Daniel Arap Moi, la Maathai si e' spesa in ogni campo della vita civile, convinta che ci fosse bisogno di uno "stravolgimento del nostro modo di pensare, cosi' che l'umanita' smetta di mettere a repentaglio lo stesso sistema che la tiene in vita". La sfida, come disse sul palco, ricevendo a Oslo l'ambito riconoscimento, e' "ridare ai nostri bambini un mondo di bellezza e meraviglia".
Prima della classe fin dalle elementari, finite le superiori vola negli Stati Uniti dove, grazie a borse di studio, porta avanti e completa gli studi di biologia. Ed e' proprio a Pittsburgh che per la prima volta si avvicina alle battaglie ambientaliste, venendo a contatto con gli attivisti che protestano contro l'inquinamento in citta'. Tornata a Nairobi, continua la carriera all'universita', arrivando alla fine degli anni '70 alla cattedra di anatomia veterinaria, la prima donna a ottenerla nella capitale keniota.
Nel frattempo, si rafforza il suo impegno a favore dell'ambiente, sempre piu' minacciato da progetti speculativi, salendo alla ribalta per le sue campagne contro la deforestazione. Nel 1977 fonda il Green Belt Movement, un'organizzazione grazie alla quale sono stati piantati negli anni circa 40 milioni di alberi in tutta la regione. Negli anni '80 si batte insieme ad altri contro il regime dittatoriale di Arap Moi, manifestando per la liberazione dei prigionieri politici e contro lo sfruttamento delle risorse naturali del Paese a fini speculativi. Ancora non paga, nel 2002 viene eletta in Parlamento e nominata sottosegretario al ministero dell'Ambiente, un incarico che porta avanti dal 2003 al 2005.
Il premio Nobel per la Pace da' nuovo impulso alle sue campagne ambientaliste e al suo impegno a favore di uno sviluppo sostenibile - in particolare, a favore del bacino del Congo, che ospita la seconda foresta tropicale piu' grande al mondo - rendendola portavoce di tanti progetti comunitari. Malata di cancro, si spegne a 71 anni all'ospedale di Nairobi, "una gravissima perdita - annunciano i suoi attivisti del Green Belt Movement - per tutti coloro che l'hanno conosciuta come madre, collega, modello ed eroina e per coloro che hanno ammirato la sua determinazione per rendere il mondo un posto migliore, piu' sano e in pace".


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