Politici tutti a casa
Di Giuseppe Morello
A costo di essere monotoni e noiosi come una vuvuzela, ci tocca tornare a parlare dei costi della politica. Per la verità se noi siamo ripetitivi è perché la classe politica è sorda, giusto per distribuire equamente le colpe.
I conti pubblici sono quel che sono, e infatti il governo si appresta a licenziare una manovra pesantissima con la quale si chiedono sacrifici ai lavoratori, alle imprese, ai dipendenti pubblici, ai pensionati, alle donne e persino a banche e assicurazioni. C'è anche qualche taglio alla politica, ma sono spiccioli, come se Microsoft o Coca Cola tagliassero le spese per i temperamatite.
L'altro giorno la Camera ha bocciato la proposta di Di Pietro per la cancellazione delle Province, che in campagna elettorale tutti dicono di voler eliminare ma poi in Parlamento, nemmeno troppo misteriosamente, non ci si riesce mai per colpe bipartisan. E per non avvelenarci troppo la giornata, evitiamo di parlare dei rimborsi elettorali ai partiti.
Ma non vorrei che ci concentrassimo troppo su Roma, poiché alla periferia talvolta va anche peggio. Inutile ripetere dei vari enti inutili sparsi dappertutto. Resta tuttavia scandalosa l'enorme quantità di denaro pubblico che Regioni come Campania, Sicilia e Calabria buttano dalla finestra, sebbene sul tema non vi sia federalismo, anzi un paese unito e compatto, viste le generose liquidazioni dei consiglieri regionali della Lombardia, denunciate nell'inchiesta del nostro Fabio Massa.
Cosa deve accadere affinché si faccia qualcosa? A tutti è richiesto di stringere la cinghia, tranne a quelli che decidono chi la deve stringere. Conclusione tutt'altro che precipitosa: è semplicemente ingiusto.



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