Monti cerca una sponda a Londra: 'Se Roma cade l'Ue affonda con noi'
Di Massimiliano Santalucia

A Super Mario Monti piacciono le missioni difficili. Dopo aver preso in mano l'Italia in uno dei momenti peggiori della sua storia recente, in questi giorni il presidente del consiglio italiano si sta cimentando in una nuova impresa: tentare di riavvicinare la Gran Bretagna all'Unione europea.
L'inquilino di Palazzo Chigi è arrivato oggi a Londra dove ha in programma una serie d'incontri ad alto livello con il primo ministro britannico Cameron e con i vertici della City londinese. Ufficialmente Monti viene per rassicurare gli investitori della principale piazza finanziaria europea sulla tenuta dell'economia italiana e sulla validità delle misure varate dal governo per far fronte alla crisi. Ma c'è anche un risvolto diplomatico in questo viaggio oltremanica e l'obiettivo è spingere Londra a rientrare nel dibattito europeo dopo lo strappo dell'ultimo vertice di Bruxelles lo scorso dicembre.
In quella circostanza il Regno Unito aveva deciso di non aderire alla riforma dei trattati proposta dall'asse franco-tedesco e condivisa dagli altri 26 membri dell'UE, ritrovandosi così isolata dal resto dell'Unione.
"Il presidente del consiglio italiano è sicuramente una delle persone più adatte per un compito di tale portata" ha spiegato ad Affaritaliani.it il dottor Piero Graglia, ricercatore di Storia delle relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche dell'Università Statale di Milano. "La precedente attività di Mario Monti come commissario europeo per il mercato interno e per la concorrenza è stata molto apprezzata in Gran Bretagna. Ciò sicuramente facilita l'azione diplomatica del capo del governo".
Un eventuale successo della missione di Monti comporterebbe due vantaggi per la diplomazia italiana. Innanzitutto segnerebbe un ritorno dell'Italia sulla scena internazionale dopo un lungo periodo in cui il Paese era stato messo ai margini dell'attività diplomatica europea. Inoltre un ricoinvolgimento della Gran Bretagna nel dibattitto sulla crisi dell'Ue potrebbe aumentare gli attori sul palcoscenico europeo e restringere parzialmente gli spazi di manovra della Germania contro la cui intransigenza si stanno levando numerose critiche.
Difficilmente Londra assumerà mai una posizione netta contro la linea di austerity che Berlino predica e vuole sia adottata anche da altri membri dell' UE. Il Regno Unito non è contrario alla filosofia del rigore di bilancio tanto cara ai tedeschi; negli anni della Thatcher essa fu applicata con particolare durezza e nel 2011 il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha varato una finanziaria lacrime e sangue che avrebbe ricevuto il plauso dei tedeschi.
Ma se l'austery non spaventa i britannici una crisi dell'area euro crea invece numerose apprensioni sull'altra sponda della manica. "Londra è fuori dall'euro, ma allo stesso tempo è totalmente coinvolta nel sistema europeo delle banche che contribuisce a finanziare" aggiunge ancora il Dottor Graglia. "Se crolla l'Euro anche la Gran Bretagna sarà duramente colpita."
Su questi aspetti potrebbe far leva Mario Monti per convincere i britannici a desistere dal loro isolamento e coinvolgerli nuovamente nel processo decisionale europeo in un momento di crisi acuta. Se ci riuscirà l'Europa recupererà un suo protagonista, con possibili conseguenti vantaggi anche per l' Italia stessa.


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