Miopia suicida ad Occidente

Giovedì, 10 dicembre 2009 - 13:33:00


Di Alberto Fattori da Shanghai

Leggendo l’intervento di Alessando Luigi Perna (Servi della Cina? No grazie) , appare evidente come il naturale cambiamento in atto, causato dal pendolo della storia, stia per molti occidentali trasformandosi quasi come un “cappio” attorno al collo, una condanna a morte che si intende rifiutare a priori.

Quello che sembra sempre più emergere in occidente è la paura, sentimento che sta ispirando una pericolosa “miopia suicida” e che sempre più sta caratterizzando anche la posizione Italiana su quanto sta accadendo.

Giorno dopo giorno appare sempre più evidente anche l’’impreparazione mentale degli Italiani e degli Europei per poter affrontare in maniera adeguata le sfide attuali: la paura per l’ignoto sembra prevalere.

Per cui non stupisce che ci si continui a nascondere dietro i mai sopiti e rassicuranti pregiudizi, così come si cerchino di focalizzare le discussioni su questioni per così dire di contorno, utilizzando l’ormai trita contrapposizione tra sistemi democratici o meno, il giusto e lo sbagliato, il bianco e il nero.

Un atteggiamento questo, molto diffuso in occidente, che ancora una volta non sembra voler fare i conti con la storia delle proprie pur recenti democrazie, di paesi che per secoli si sono caratterizzati per nefandezze inenarrabili, appropriandosi di tutto quello che madre natura offriva nelle diverse colonie e che poi, successivamente, utilizzando la leva della propria ricchezza così prodotta, hanno ottenuto tutto quello che volevamo, dai “paesi in perenne via di sviluppo”, ” in virtù della “evidente” povertà che ha fatto molto, molto comodo per decenni.

Il risultato? Le parole, risentite di oggi a Copenhagen dei paesi in via di sviluppo che orgogliosamente ora si rifiutano di firmare l’accordo che di fatto impedirebbe loro di svilupparsi e che ritengono di essere stati “cornuti e r(c)azziati”, a causa dell’inquinamento creato dai “vecchi padroni” del pianeta, che ora, messi alle strette dalla ribellione naturale della terra, stanno cercando di coinvolgere i paesi in via di sviluppo in tutto ciò, alla pari!!.

Un'altra esempio delle incongruenze (o confusione) nei principi occidentali di questi tempi, basti pensare al Premio Nobel per la Pace, oggi assegnato a chi ha appena deciso di mandare al fronte decine di migliaia di soldati.

Stesso discorso per quanto riguarda l’idea che per esempio si ha dell’India, indicata solo in senso positivo, come la più grande democrazia del mondo.

Un’idea che però fa a cazzotti con il fatto che questo è il paese con il più alto indice di povertà al mondo, connesso con un “medioevale” sistema di Caste, ancora oggi tollerato e alla base della società indiana, che mantiene centinaia di milioni di persone “schiave” della propria origine genetica.

Ai “democraticamente” poveri, vanno poi aggiunti i casi alla Bhopal, dove le nostre tecnologie, hanno falcidiato migliaia di poveri ignari ed illusi indiani, che al contrario speravano, viste le promesse, che quella fabbrica li avrebbe portati fuori dalla condizione di “non vita” in cui si trovavano.

Addirittura le potenti e civili economie occidentali, hanno introdotto nelle campagne del terzo mondo, il perverso principio commerciale secondo il quale le sementi tecnologicamente più avanzate, per prima cosa ammazzano le produzioni locali e poi obbligano il povero contadino, che fino ad allora a fatica si autososteneva, a doversi indebitare finanziariamente (diventando ancora più povero), per comprare le sementi bioniche che i loro “amici occidentali” vendevano come miracolose.

Questo esempio serve a capire che le utopie di un mondo perfetto, sono belle solo a “pancia piena”, ma per capire cosa sta succedendo e del perché certe cose stanno accadendo e stanno cambiando lo scenario dalle radici, bisogna ricordarsi che la “pancia vuota”, spesso da noi “tollerata” se non provocata in tante parti del mondo, sta cambiando il mondo.

Leggere quindi la contemporaneità con gli schemi del passato è un pericoloso errore, molto diffuso nell’occidente opulento, che crede ciecamente che il benessere di cui ha goduto sia strettamente collegato all’imporsi solo di questioni politiche e di quello che possiamo chiamare “filone democratico”.

Facendo così, si dimentica ancora una volta come tutto ciò sia collegato al successo di una precisa ed abile politica di marketing che si è “alimentata” proprio dall’assioma “Democrazia – Benessere perpetuo”, quale unica ricetta possibile per lo sviluppo.

Figlia di questa impostazione è quindi ora l’incredibile reazione occidentale che vede le altre crescite, Cina in testa, come delle pericolose prevaricazioni, perché finiscono per porre fine al ruolo centrale di portatori dell’unica verità possibile che l’occidente insiste a volersi attribuire.

Al contrario, la dinamica del mondo è decisamente più varia e ricca di opportunità che vanno ben oltre il crescente ruolo della Cina che sulla sua scia sta semplicemente facendo da apripista per altri paesi, come il Brasile e la stessa Africa che, sempre più autodeterminatasi, costruirà un futuro che finalmente potrà sfruttare le ricchezze che possiede e che noi ci siamo ben guardati di valorizzare a loro vantaggio.

Per quanto poi riguarda gli USA, non stupisce l’empatia con noi, troppo spesso giustificativa, vista la vicinanza genetica e la parentele esistente, fatta dagli emigranti e dai “senza un futuro” di allora, che scappavano dall’Europa che si sentiva ombelico del mondo e dove le monarchie facevano il bello e cattivo tempo.

Non a caso Kennedy a Berlino, non ebbe problemi a “sentirsi berlinese”. Allora apparve una coraggiosa rottura degli stereotipi politici esistenti, un gesto che se però viene guardato con gli occhi del mondo di oggi, appare più essere stato un ritorno alle proprie origini.

A questo va aggiunto un aspetto spesso oscuro ai più in occidente: la Cina nella metà del 1800, rappresentava allora ben i 3/4 del PIL mondiale. Ciò è stato modificato non per eventi interni alla Cina stessa, ma a causa dell’azione conquistatrice armata delle potenze occidentali che decretarono così la morte della continuità millenaria del paese, come dei nuovi barbari d’epoca romana.

Qualcosa di simile a cosa accadde qualche secolo prima nel Sud America con l’arrivo degli occidentali, arrivi che portarono alla morte di intere civiltà ( Maya, Incas…).

In Cina la storia andò in modo diverso. Dopo le ripetute umiliazioni che il popolo cinese dovette subire dagli occidentali, la reazione fu molto “cinese”, anche favorita dalle idee politiche diffusissime anche ad occidente, che però da queste parti offrirono le basi per tornare a cementare il paese, ridandogli un minimo di dignità che i “democratici” occidentali gli avevano tolto.

Per rendersi conto di ciò, basta ricordarsi della storia di Hong Kong, quella delle concessioni occidentali che dividevano Shanghai, stile la Berlino post seconda guerra mondiale e di città quali Qindao (sotto i tedeschi) o Tianjin (possedimento italiano). Ognuno aveva il suo appezzamento in Cina!

Quello che ne è seguito, dopo una sanguinosa guerra civile che non va dimenticato ha portato alla creazione di una nazione, Taiwan, è stato il radicalizzarsi del mito di Mao Zaodong che se da un lato, era riuscito a “riunificare” la Cina, superando prove tremende come anche il genocidio dei giapponesi (Nanchino vi dice qualcosa?), è anche colui che ha “buttato a mare” le diverse potenze straniere che avevano colonizzato le città più importanti.

La chiusura che ne è seguita è figlia dell’indole cinese di non volersi dedicare alle conquiste ma alla perenne ricerca di un proprio equilibrio interno, senza che questo sia “condizionato” da terzi esterni.

Successivamente, la Cina ha ripercorso tutte le fasi storiche che noi avevamo attraversato nei secoli passati, il tutto condensato in soli pochi decenni, in una evoluzione che aveva un solo scopo: dare da mangiare e un futuro a tutti.

Da li l’apertura e l’iniziale accettazione della “umiliazione” di divenire la fabbrica del mondo, che se vista con gli occhi cinesi, poteva quasi apparire come una riproposizione di un colonialismo passato, questa volta industriale.

Memori però della propria storia, questa volta non è stato però più subito, divenendo al contrario, la cosciente prima fase di uno sviluppo che guardava lontano, molto lontano.

I cinesi hanno fatto qualcosa che mai nella storia è stato fatto da nessun altro popolo: in 3 decadi , hanno cambiato il proprio futuro, che doveva essere di “soggiogati” e in povertà, al servizio del ricco occidente, scalando anno dopo anno, la scala sociale che caratterizza comunque il pianeta.

Ora orgogliosamente, anche grazie alla fatica delle proprie sofferenze d’intere generazioni “servite” nei nostri grandi magazzini a prezzi di saldo, la popolazione cinese vede come il proprio presente sia decisamente diverso dal proprio passato, che tutti hanno condiviso.

Ciò appare evidente dalla passione che sta attanagliando i cinesi per i Flashback: il guardarsi indietro nella propria storia famigliare, personale, nazionale, per vedere cosa si lasciato alle spalle.

Qualcosa che il cinese medio ama fare spesso, un esercizio, una sorta di “training autogeno” di massa, dal quale emerge la comune convinzione che la strada intrapresa, ha sicuramente dato consistenti e concreti frutti.

Tutto ciò gli inorgoglisce, ma nulla può ancora contro la paura di rivivere le fratture che furono alla base delle lotte e di una povertà senza limiti che anche le giovani generazioni hanno ancora negli occhi.

Questa è la motivazione di fondo che li porta ad essere molto “scettici” su ricette politiche all’occidentale che, secondo loro, non sarebbero in grado di risolvere i problemi quotidiani della Cina.

Detto questo, lo stato sociale, così come la classe politica esistente, è figlia dell’aspettativa del cinese che chi governa lo faccia, magari con uno stile che ai nostri occhi appare di stampo imperiale, ma che sia concretamente votato a continuare a tenere viva la “scala mobile” del crescente benessere, che va alimentato e diffuso ad ogni costo. 

Appare quindi molto superficiale l’accusa di materialismo quale il “miraggio” che la classe politica cinese starebbe usando, in una sorta di “oppio dei poveri”, per tenerli a bada.

Nulla di più errato e che ancora una volta non tiene conto della nostra stessa storia. Ora, a “stomaco pieno”, ci si permette di giudicare loro, quando basterebbe guardarsi indietro per scoprire come il consumismo sfrenato fu la ricetta applicata per creare il “boom economico” che ci ha reso famosi nel mondo (e ricchi), pregiudizi di oggi che non ci permettono così di comprendere e rispettare l’entusiasmo con il quale il cinese vive ora il proprio “boom socio – economico”.

Per apprezzarne la dinamica, basti pensare per esempio alla casa: da noi molte famiglie hanno la stessa casa da decenni, già allora simbolo di una conquista e di una emancipazione sudata, strettamente connessa al Boom economico dell’epoca.

Nello stesso periodo, la famiglia media cinese ne ha cambiate almeno due se non tre, passando dalla casa “stile imperiale” che piace tanto ai turisti, ma nella quale però noi ci vivremmo solo il tempo del nostro soggiorno turistico, a quella moderna e ora, nelle grandi città, a quelle che possiamo definire di terza generazione, spesso decisamente migliori delle nostre attuali.

Giusto quindi smetterla di parlare per luoghi comuni antichi ( comunismo etc..) e comprendere la vera forza che supporta la Cina contemporanea, un caleidoscopio ed una “spugna” che sta assimilando tutto da tutto quello che il mondo le manda e che tiene e seleziona per se solo quello che serve per continuare a crescere.

Ora che la Cina ha deciso che fare il terzista del mondo apparterrà al suo passato, è iniziata una nuova fase che la vede più attiva anche all’esterno, anche perché chiamata in causa dagli occidentali, americani in testa, che finiti i loro soldi, per finanziare la propria “drogata economia”, ora sono stati salvati dai soldi del proprio “povero” terzista del passato.

Un fatto storico, una rivalsa di quella parte del mondo fatta di miliardi di persone che si è sempre sentita sfruttata e che ora vede come il mondo abbia bisogno di loro (per salvarsi).

Una pietra miliare, che sta dando anche agli altri paesi in via di sviluppo, la speranza che il proprio futuro possa essere cambiato e autoderminato, andando oltre il “sistema occidentale”, che dietro le promesse democratiche, ha invece solo perseguito logiche “colonialistiche”, che se anche servite con la “vaselina”, avevano solo un solo scopo: mantenere lo status symbol dei ricchi occidentali.

Ora che il “banco è saltato”, soprattutto per colpa nostra e non per colpa della “formica” Cina, ora in Europa si diffonde la paura che quanto abbiamo fatto a loro possa esserci restituito con gli interessi: beh questa è una miope visione delle reali intenzioni cinesi, che affondano nella millenarie filosofie della propria storia.

Una cosa è certa: che piaccia o meno, frutto di una deriva che caratterizzerà i prossimi decenni, la Cina sicuramente tornerà ad occupare la posizione che già nel 1800 aveva, così come altre aree cresceranno emancipandosi, in uno scenario che sarà decisamente diverso da quello fino ad ora conosciuto.

In questo scenario, fasciarsi la testa, appare quindi del tutto fuori luogo, visto che esistono gli spazi per tutti di riscrivere il proprio futuro, che sarà pessimo per chi pensa agli anni che furono e al contrario, potrà essere ricco di nuove soddisfazione, per i paesi che accetteranno di rimettersi in gioco e non si “offendano” di fronte ai nuovi equilibri futuri.

L’idea dello scontro tra blocchi è cosa vecchia, di una guerra fredda mentalmente vicina alle divisioni del mondo tipica degli occidentali e che, ONU in testa, è figlia di una guerra che aveva delineato vincitori e vinti di allora.

Quasi patetica poi l’idea diffusa di voler cercare ancora l’obsoleta ala protettrice di “chioccia America”, che ha ben altro di cui preoccuparsi e non invece concentrarsi a volersi riprendere il proprio futuro 

L’Italia in questo scenario ha molte carte da poter giocare e guarda caso proprio più con i cinesi che con gli americani, vista la naturale complementarietà delle due culture che nella storia furono il germe dei due diversi mondi che solo più tardi arrivarono ad “incontrarsi” e che ora si stanno mischiando.

Quindi, lasciamo da parte dichiarazioni bellicose, del tutto fuori luogo, così come le paure di un futuro tutto da delineare e cerchiamo di mettere al servizio del cambiamento in corso il nostro meglio e positivo contributo, affinché il secolo delle ideologie rimanga solo sui libri di storia.

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