Processo Mills, gli atti tornano alla Consulta
Il processo Mills non esce dall'impasse e gli atti tornano alla Consulta. La legge sul legittimo impedimento presenta infatti profili di incostituzionalità soprattutto perché introduce una nuova prerogativa attraverso una legge ordinaria e non costituzionale. Per questo, dopo quattro ore di Camera di consiglio, i giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti ai quali è in corso il processo 'gemello' sul caso David Mills nei confronti di Silvio Berlusconi, hanno deciso di inviare gli atti alla Corte costituzionale e di interrompere il processo in corso fino alla decisione della Consulta stessa. Contrario Niccolò Ghedini, difensore del premier. Per il legale si tratta dell'ennesima dimostrazione che i magistrati milanesi "vogliono per forza processare Berlusconi".
Secondo il collegio dei giudici presieduto da Francesca Vitale, "la legge sul legittimo impedimento presenta profili di incostituzionalità sugli articoli 3 (che sancisce il principio dell'uguaglianza della legge per tutti) e 138 (l'articolo che disciplina la procedura di revisione costituzionale) della costituzione". La Corte costituzionale ora si dovrà esprimere sulla congruità con la carta della legge 7 aprile 2010 che disciplina il legittimo impedimento continuativo del presidente del Consiglio e dei Ministri.
Nell'ordinanza i giudici richiamano le recenti decisioni in cui la Corte costituzionale aveva spiegato che la norma che consente di sospendere i processi per il capo del governo o altre cariche dello Stato deve essere approvata con una procedura di revisione costituzionale. Per i giudici di milano non basta dunque una legge ordinaria, ma è necessaria una legge di rango costituzionale. "Solo una legge approvata secondo quanto previsto dall'articolo 138 della costituzione potrebbe prevedere ulteriori prerogative per il presidente del Consiglio" oltre a quelle già previste dalla Costituzione. In pratica, secondo i magistrati milanesi una norma sul legittimo impedimento andava "trattata con una legge costituzionale". I giudici sottolineano che lo stesso legislatore ha ammesso che la legge 7 aprile 2010 è una legge temporanea in attesa del varo e dell'entrata in vigore di una legge di rango costituzionale.
"La decisione dei giudici non è condivisibile perché dimostra la volontà di questo tribunale di non applicare la legge, una legge a nostro giudizio volta a ottemperare le esigenze di giustizia con quelle istituzionali del presidente del Consiglio", ha commentato Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi. "Avevamo offerto delle date utili, ma non c'è stata data risposta neanche su questo punto", ha concluso Ghedini.
Stamattina, prima che i giudici della decima sezione del tribunale di Milano si riunissero in camera di Consiglio per decidere se concedere o meno il rinvio, il rappresentante della pubblica accusa, Fabio De Pasquale, si era opposto al rinvio dell'udienza chiesto dalla difesa Berlusconi per il legittimo impedimento rappresentato dalla riunione dell'esecutivo a Palazzo Chigi. ''Il Consiglio dei ministri", aveva detto il pm in aula, "è un caso di impedimento che non è assoluto''. Secondo De Pasquale, "perché l'impedimento sia legittimo, ci vuole una ragione grave e inderogabile". All'ordine del giorno della riunione di oggi a Palazzo Chigi, ha osservato il pm in aula, "ci sono invece provvedimenti di non particolare rilevanza e urgenza''.
A titolo di esempio, il magistrato dell'accusa aveva citato provvedimenti che riguardano "la diffusione del turismo sportivo tramite il golf e problemi linguistici dell'Alto Adige". I legali di Silvio Berlusconi, come già fatto nel processo per i diritti televisivi di Mediaset, avevano depositato un documento della segreteria generale della presidenza del Consiglio in cui spiegavano che il premier non sarebbe potuto essere in aula prima del 21 luglio per via di impegni istituzionali. Da qui la necessità di un rinvio sulla base della nuova legge sul legittimo impedimento.



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