Tsur: il terrorismo si sconfigge tagliando la testa al serpente
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"I terroristi possono essere
cristiani o ebrei, dipende dalle loro azioni. Quando un uomo compie degli atti brutali o folli per colpire un simbolo, come potevano essere le Twin Towers, allora quello è un terrorista". Michael Tsur, esperto di mediazione internazionale, sceglie Affaritaliani.it per spiegare come combattere il terrorismo. "Bisonga tagliare la testa dell'organizzazione", spiega e rilancia il ruolo della mediazione. Un metodo che approfondirà il 19 maggio alle ore 14:30 all'Università Cattolica in via Nirone 15, sede dell'Asag, Scuola di alta Formazione di Padre Gemelli. Al tavolo di lavoro parteciperà il professor Tsur, il Direttore di Affari Angelo Maria Perrino e Cordero di Montezemolo, Academic Director of European School of Economics e Presidente del MBA in Business Administration.Il tavolo sarà anche un’opportunità di scambio col professor Tsur su temi importanti per la realtà italiana: conflittualità nelle family business e passaggio generazionale. Montezemolo porterà all'attenzione dei partecipanti un tema nuovo: quello della rappresentanza delle lobby in una realtà complessa come sarà quella italiana del federalismo.
In un'epoca segnata dalla lotta al terrorismo ci si chiede se i metodi fino ad ora adottati siano i migliori. Quale strada dobbiamo seguire?
"Innanzi tutto bisogna ben capire che cosa si intende per terrore. Possiamo parlare di terrorismo anche quando vediamo un banda di giovani che mette in scacco un quartiere o un bullo a scuola o un membro violento della famiglia. Ma sono terroristi anche i seguaci della jihad islamica che adottano certi metodi per far arrivare il loro messaggio. I terroristi possono essere cristiani o ebrei, dipende dalle loro azioni. Quando un uomo usa metodi brutali e folli per colpire un simbolo, come potevano essere le Twin Towers, allora quello è un terrorista".
L'Amministrazione Bush è entrata in guerra con due Paesi e Obama ha proseguito la caccia ai terroristi. Il colpo più grosso assestato ad Al Qaeda sembra essere la morte di Osama bin Laden, è d'accordo?
"L'unico modo per eliminare il pericolo del terrorismo è tagliare la testa dell'organizzazione. Al Qaeda è come un serpente che si infila in casa e spaventa le persone. Se si vuole far tornare la pace bisogna tagliargli la testa".
Non teme che ora se ne formino di nuove, magari anche peggiori, perché più radicali?
"Questo può succedere, ma è un rischio che si deve correre. L'unico metodo è eliminare il capo, il leader. Può essere che poi qualcun altro prenda il suo posto, ma l'organizzazione sarà comunque indebolita e prima o poi si accascerà su se stessa".
Lei è un esperto di mediazione, ma è anche un cittadino israeliano. Come si spiega che tra il suo Paese e il popolo palestinese è in corso una guerra che dura dagli anni Cinquanta?
"Parlando come privato cittadino dico che i problemi sono due. Prima di tutto non esistono dei leader riconosciuti da tutti. I palestinesi sono divisi al loro interno, hanno tanti capi che hanno idee diverse, così come anche gli israeliani. Anche quando due esponenti politici arrivano ad una decisione poi può essere che un altro leader distrugga tutto quello che si è creato prima".
E la seconda ragione?
"Israele è stata per anni governata da uomini dell'esercito. E quando sei un militare il tuo avversario è sempre un nemico che deve essere abbattuto. E difficile che un generale si metta a dialogare, più probabile che usi la forza".
Lei parla spesso dell'influenza delle lobby nella vita pubblica di un Paese. Non crede che anche in Israele ci siano forti pressioni di gruppi di potere?
"Assolutamente. In Israele moltissime persone lavorano nel comparto della difesa, della sicurezza privata. Le pressioni perché lo status quo venga mantenuto sono tantissime. A molti la pace non conviene".
Anche nel caso Dominique Strauss Khan pensa che ci possa essere stata l'influenza di lobby che hanno teso una trappola al Presidente del Fmi?
Non credo. Strauss Khan ha commesso un reato e per questo deve essere punito. Può anche essere che gli abbiano teso un tranello, ma lui ha scelto di cascarci.
Il ministro della Giustizia Alfano ha detto che durante la mediazione tra due parti dovrebbe sempre esserci un avvocato. E' d'accordo?
Quando due persone litigano distruggono un rapporto di sincerità e di rispetto che prima esisteva. Prendiamo due uomini d'affari. Lavorano assieme, sono amici, poi qualcosa accade e il rapporto di fiducia si spezza. Quando vengono messi di nuovo l'uno davanti all'altro hanno la possibilità di ricreare questa relazione, ma se ci sono gli avvocati questo è impossibile. Il legale è su un altro piano. Parla in avvocatesse, non prende in considerazione le emozioni e non vuole che il proprio assistito si metta in gioco in prima persona. L'avvocato è una barriera al dialogo tra le parti e alla ricreazione di un rapporto di fiducia che è la base affinché poi si arrivi ad una soluzione dei conflitti.
Tommaso Cinquemani



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