Io ubriaco a Downing Street. Le rivelazioni choc di Tony Blair
"Era chiaro che come primo ministro Gordon Brown sarebbe stato un disastro". Le memorie di Tony Blair, il libro esce in contemporanea mondiale, non tradiscono le attese: l'ex premier britannico si e' subito guadagnato le prime pagine con le osservazioni sul suo successore, sulla guerra in Iraq, sul partito laburista e anche su alcuni aspetti della sua vita personale, non ultimo il quotidiano ricorso a vino, gin e whisky. A meritare i titoli dei maggiori quotidiani del Regno Unito e' soprattutto la burrascosa convivenza al governo tra Blair e Brown. 
La copertina
BROWN. L'attuale inviato del Quartetto in Medio Oriente (assente al lancio del libro proprio per presenziare la ripresa dei negoziati diretti israelo-palestinesi a Washington) ha scritto che Brown minaccio' personalmente di farlo cadere sull'onda dello scandalo "Cash for Honours" del 2006, quando vennero rivelate le illecite donazioni fatte ai laburisti da numerose personalita' per accedere alla Camera dei Lord. Lo stesso Brown, poi - prosegue Blair -, decise di rimanere al governo in cambio dell'abbandono della riforma delle pensioni.
CHI DOPO BLAIR. Cacciare l'allora cancelliere dello scacchiere dal governo, tuttavia, sarebbe stato peggio, commenta il fondatore del New Labour, in quanto Brown era molto forte all'interno del partito e la mossa non avrebbe fatto altro che accelerare la sua ascesa come primo ministro. I commenti di Blair sul suo successore sono ambivalenti: da un lato vengono riconosciuti la grande intelligenza, la straordinaria energia, l'intuito politico di Gordon Brown. Dall'altro, pero', Blair sottolinea l'assenza di veri principi, di "intelligenza emotiva" manifestata dal cancelliere. In particolare, secondo il tre volte primo ministro, Brown non capi' il senso politico del New Labour e non chiari' mai se era favorevole al nuovo corso del partito. Proprio per il fatto di non aver mai definito la sua posizione su questo aspetto cruciale, Brown era votato "al disastro" come primo ministro.
MILIBAND VS. BROWN. Blair ricorda anche di aver incoraggiato David Miliband ad opporsi a Brown nel 2007 nella corsa alla leadership laburista. Miliband, tuttavia, preferì non esporsi, preferendo attendere tempi migliori. Tempi che sono giunti adesso: cominciano, infatti, le votazioni per il nuovo leader del partito e David Miliband e' il candidato di punta. Nelle sue memorie e nelle interviste rilasciate in questi giorni, Blair non ha espresso esplicitamente una preferenza. Ma alcune sue affermazioni, in particolare quella secondo cui nessun premier sarebbe credibile senza un piano per la riduzione del debito, lasciano capire che la sua preferenza e' sempre per l'ex ministro degli Esteri.
IRAQ. Per quanto riguarda l'Iraq, Blair ha offerto la stessa analisi fatta in occasione della sua audizione resa alla Commissione incaricata di indagare sulla guerra. Dicendosi enormemente dispiaciuto per le vittime del conflitto e per le sofferenze patite dai militari, l'ex premier ha ribadito che il costo in termini di vite umane e di sicurezza sarebbe stato maggiore lasciando Saddam Hussein e i suoi figli al potere. In ogni caso, proprio per dimostrare la propria solidarieta' ai soldati, Blair ha annunciato di aver gia' devoluto quattro milioni di sterline avute come anticipo per la pubblicazione del libro nella costruzione di un centro sportivo per i reduci e i mutilati di guerra. Unica ammissione di colpa sul conflitto iracheno, rimane l'incerta pianificazione del dopoguerra, come del resto gia' riferito alla Commissione d'inchiesta.
Ecco il passaggio sulla guerra in Iraq: "Quando dico che ogni giorno della mia vita penso all'Iraq e all'Aghanistan, e alle loro conseguenze e vittime, dico la verità (...). I miei rimorsi non servono a riportare in vita chi è morto. Ma posso dedicare gran parte della vita che mi rimane a una lotta più vasta, a tentare di caricarla di significato, e a mantenere intatta e attiva la mia respomsabilità, per quanto grandi o piccole siano le sue proporzioni. Le parole non bastano a scusarmi: posso solo sperarare di redimere in parte la tragedia di quelle morti con le azioni di una vita, la mia vita, che ancora va avanti".
11 SETTEMBRE. In un capitolo tra i più commoventi, Blair racconta come gli è giunta la notizia degli attentati alle Torri Gemelle. Il viaggio americano per portare solidarietà e appoggio, il rafforzarsi del rapporto personale con George e Laura Bush, e del legame di alleanza tra i due Paesi. E la riflessione su come nascono scelte cruciali per il destino del mondo.
BUSH vs OBAMA. Blair dà un giudizio estremamente positivo della personalità e dell’operato di George Bush (“un autentico idealista”) e riflette sulla successiva campagna elettorale che contrappose Obama a McCain (pp. 602-604).
BERLUSCONI Al momento della candidatura di Londra per le Olimpiadi del 2012, Blair stava cercando di raccogliere appoggi e voti per battere Parigi, la favorita. Si rivolse anche a Silvio Berlusconi, il quale rispose che avrebbe visto cosa era possibile fare per un “amico”. C’è chi promette facilmente e altrettanto facilmente non mantiene e chi non si sbilancia ma agisce, dice Blair, e “Silvio” appartiene alla seconda categoria, quella che lui apprezza di più. “Questo comportamento è tipico di Silvio ed e per questo che lo ammiro.” (p. 650).
LA CRISI E I CONSERVATORI. Sulla crisi finanziaria, l'ex premier ha invitato il partito a evitare eccessive derive a sinistra dopo la vittoria dei conservatori dello scorso maggio: "Il pubblico capisce la differenza tra uno Stato costretto a intervenire per stabilizzare il mercato e un governo che come ai vecchi tempi cerca di svolgere un ruolo di attore fondamentale nell'economia". Se si sceglie quest'ultima strada - avverte Blair - "nel 2015 i laburisti perderanno in maniera persino peggiore".
BLAIR E L'ALCOOL. Blair scrive: "Rispetto ai miei predecessori non ero certo un ubriaco, e a pranzo non bevevo quasi mai se non a Natale, ma se si considera il fattore su cui tutti mentono (i bicchieri a settimana), il mio consumo di alcoolici era indubbiamente elevato. Whisky liscio o gin&tonic prima di cena, un paio di bicchieri di vino o addirittura mezza bottiglia durante il pasto. Niente eccessi, dunque, mi ero imposto un limite, ma mi resi conto che bere era diventata una consolazione.(p.732) (...) Un modo per allentare la pressione. E' uno stimolante. Sa rendere tollerabile una serata noiosa. Svolge un ruolo nella tua vita".
La Bbc rivela la sorpresa dello spin doctor di Blair, Alistair Darling, nell'apprendere delle abitudini alcoliche dell'ex inquilino di Downing Street: "Non l'ho mai visto condizionato dall'alcol, in nessuna circostanza. Probabilmente cio' che intende dire nel libro e' che a volte ha usato gli alcolici come una specie di stampella, di sostegno".
DICE DI SE STESSO. “Ero e rimango, più di ogni altra cosa, non tanto un politico della destra o della sinistra tradizionale, quanto un innovatore.”
Tony Blair
Un viaggio
Rizoli
pp. 821, 24 euro



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