L'analisi: il Medio Oriente è pronto a infiammarsi
Il paese che soffrirà maggiormente per questo stato di cose sarò proprio l'Iran, che potrebbe affrontare una vera e propria recessione, tale da mettere in forse perfino il proprio ambizioso programma militare nucleare, oltre all'acquisto di ulteriori armamenti dalla Russia. In questo quadro di minaccia energetica globale, resta aperta la ferita palestinese, aggravata dall'ambiguità di alcuni regimi arabi che da un lato si proclamano fratelli dei Palestinesi e dall'altro nulla fanno diplomaticamente o politicamente per difendere i loro diritti. Resta così libero il campo per Hezbollah ed Hamas, di fatto agenti di un piano egemonico iraniano e armati dalla Siria.
L'ONU, intervenuto per sedare la disputa tra Israele e Hezbollah, ha in Libano un contingente, di cui facciamo parte, che si interpone tra i contendenti e provvede alla distribuzione di alimentari e assistenza sanitaria. Ma l'importazione di armi dalla Siria - dicono le fonti dell'intelligence - continua indisturbata. Come deve dunque porsi l'Italia (che ha in questo momento la forza militare più consistente in Libano) dinanzi alle incognite medio-orientali? Di certo dobbiamo riscoprire la nostra vocazione diplomatica: la nostra posizione geografica e la nostra storia ci impongono il ruolo di mediatori credibili e interlocutori preferenziali del mondo arabo. Pur apprezzando lo sforzo delle diverse amministrazioni USA nel tentare di pacificare l'area e raggiungere un modus vivendi accettabile con i produttori di petrolio, non può certo essere il Dipartimento di Stato americano ad insegnare all'Italia e agli europei come trattare con l'Islam.
Ciò considerato, le vicende medio-orientali ci riservano questi eventi: un miglioramento della situazione in Iraq ma ancora minacce di conflitto in Iran e una pace ancora lontana all'orizzonte in Palestina.



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