L'analisi: il Medio Oriente è pronto a infiammarsi
Di Arduino Paniccia, Globalist
| “Lettera al di là del muro”. I bambini profughi palestinesi si raccontano |
L'interesse dell'Occidente era in passato dovuto alla guerra contro l'impero ottomano ed oggi al controllo delle risorse energetiche. L'ininterrotto stato di guerra ha trasformato il Medio Oriente nella regione più militarizzata nel mondo e la destinazione della maggior parte delle vendite di armi e sistemi bellici. In questa regione storicamente così ostile alle soluzioni negoziate, restano irrisolti due nodi principali: il nucleare iraniano e la questione palestinese. Anche se, dato il momento, gli Usa sembrano distaccati dalle vicende medio-orientali, non c'è dubbio che l'Occidente sarà presto richiamato alla realtà.
Negli ultimi mesi - riservatamente - Sauditi, Emiri del Golfo e Giordani hanno incontrato emissari iraniani per trovare una soluzione alla possibile esplosione di un nuovo conflitto. Ma il ruolo degli Usa e dell'Europa nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu per cercare una strada diplomatica e per evitare la via degli attacchi preventivi resta fondamentale. E saranno gli interventi anti crisi degli europei e della nuova Amministrazione americana a decidere alla fine il prezzo del petrolio, pur sapendo che se la casa regnante saudita ha concorso ad abbattere il prezzo al barile, Russia e Iran e i paesi fautori della linea dura all'interno dell'OPEC vogliono non solo fermare la caduta ma riportare il prezzo al barile intorno ai 100 dollari entro la primavera del prossimo anno. Naturalmente molto dipende da quale sarà il limite che si porrà il cartello dei paesi produttori. L'Arabia Saudita non intende accettare la caduta del prezzo, per mantenere il prezzo tra i 65 e i 70 dollari, ma altri paesi intendono imporre un taglio di ben 2 milioni di barili al giorno.



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