La risposta sproporzionata

Martedì, 6 gennaio 2009 - 12:10:00


Di Gianni Pardo

C’è un punto sul quale quasi tutti coloro che si occupano dell’attuale crisi di Gaza sono d’accordo, e cioè che la risposta di Israele agli attacchi di Hamas è sproporzionata. Si ha sproporzione quando la reazione non corrisponde all’azione. Se un uomo dà un pugno ad un altro, e l’altro gli risponde con un pugno o magari due, si ha risposta proporzionata. Se viceversa il primo gli dà un pugno e il secondo lo uccide, la risposta è sproporzionata.

Per la crisi nel Vicino Oriente il casus belli è costituito dal fatto incontestato che per molti mesi sono stati inviati razzi (Kassam, di solito, ma anche i più potenti Grad e Katiuscia) sul territorio israeliano. Le cittadine Sderot, Ashdod e Ashquelon ne hanno visto arrivare centinaia. Questi razzi, per nulla accurati, prendono di mira direttamente i centri abitati, nella speranza di fare vittime civili. Dopo un periodo di tregua, qualche settimana fa Hamas ha ripreso il lancio di razzi sul territorio di Israele e stavolta Gerusalemme ha deciso di reagire. In maniera proporzionata? In maniera sproporzionata? Questo è il tema.

La risposta proporzionata è un pugno contro un  pugno, una rivoltellata contro una rivoltellata, missili contro missili. Dunque Gerusalemme avrebbe potuto consentire ai suoi cittadini di fabbricare in cantina e sparare razzi in direzione di Gaza. E qui nascono dei problemi. Non solo gli israeliani sono tecnicamente superiori, ma Gaza è una città tanto grande e tanto vicina (meno di cinque chilometri) che ogni razzo avrebbe inevitabilmente centrato il bersaglio, facendo ogni volta parecchi morti fra la popolazione civile. La risposta sarebbe stata proporzionata? Certamente sì, dal momento che uguali sarebbero stati i mezzi (razzi artigianali) e uguali sarebbero state le intenzioni (ammazzare degli innocenti).

Non sarebbe colpa di Israele se i missili di Hamas spesso non riescono a far vittime e quelli israeliani ci riuscirebbero ogni volta: nessuno può chiedere allo spadaccino bravo, sfidato a duello, di non usare la propria superiorità. Diversamente avrebbe ragione quel personaggio di Ferravilla, Tecoppa, che nel corso di un duello accusava il suo avversario di slealtà, visto che si muoveva e gli impediva così di infilzarlo. La risposta proporzionata di Israele sarebbe stata una pioggia di raggi simili ai Kassam, facendo qualche migliaio di morti.

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