Usa/ La convention aiuta McCain, testa a testa con Obama. Trema il senatore dell'Arizona. Nuovo film di Michael Moore
La convention repubblicana ha fatto decollare nei sondaggi John McCain. Il senatore dell'Arizona è dato alla pari con il rivale democratico Barack Obama dall'ultima rilevazione effettuata nei primi tre giorni della convention di St Paul dalla Cbs e del New York Times. McCain e Obama sono in perfetta parità al 42%.
Qualche giorno fa lo stesso sondaggio assegnava al senatore dell'Illinois un vantaggio di 8 punti (48%-40%). Sulle rilevazioni, sottolineano alla Cbs e al Nyt, non ha pesato il seguitissimo discorso fatto dalla candidata alla vicepresidenza Sarah Palin. Discorso che ha galvanizzato la platea Gop e seguito da 37,2 milioni di americani in diretta tv, a un passo dal record (38,4 milioni) di Obama. Ancora indeciso il 12% degli elettori mentre l'1% resteraà a casa il prossimo 4 novembre.
McCain: io ho le cicatrici, Obama no
Dopo anni vissuti ai margini di un partito che lo considerava un pericoloso eretico, John McCain ha accettato "con onore e umiltà" la nomination repubblicana per la Casa Bianca.
A 72 anni, che ne farebbero il più anziano presidente mai eletto al primo mandato, il senatore dell'Arizona conquista la leadership dello schieramento conservatore, per guidarlo nella storica sfida ai democratici, che hanno affidato le loro fortune al fascino ancora incompiuto di Barack Obama.
E come Lutero davanti alla Dieta di Worms, "questa è la mia posizione, altro non posso", McCain ha rivendicato il suo retaggio di maverick cercando di ridefinire l'ortodossia repubblicana, modellandola sulla sua immagine indipendente e bipartisan, nemico di status quo e barriere ideologiche.
"Il rancore partigiano che ci impedisce di risolvere i problemi — ha detto McCain — è ciò che accade quando la gente va a Washington a lavorare per se stessa e non per gli altri. Io ho lavorato con esponenti di entrambi i partiti ed ecco come governerò da presidente: tenderò la mano a chiunque mi voglia aiutare a rimettere questo Paese in movimento: ho un passato e le cicatrici a provarlo, il senatore Obama no". La platea ha ingoiato riserve, dubbi e lo ha portato in trionfo, forse stregata e rassicurata dall'eco di Sarah Palin, nel frattempo mutata in Giovanna d'Arco certa che "la guerra in Iraq sia volontà di Dio".
Gli avevano anche modificato il palco, al nuovo signore del partito. Via buona parte della piattaforma di vetro, per dargli una forma a T che riproducesse lo scenografia da lui prediletta, le chiacchierate a tu per tu con il pubblico nelle Town Hall dell'America profonda. "Mi sono innamorato del mio Paese — ha continuato McCain — quand'ero prigioniero in uno straniero, l'ho amato per la sua decenza, la fede nella saggezza, la giustizia e il bene del suo popolo. L'ho amato perché non è solo un luogo, ma un'idea, una causa per cui vale la pena battersi. Da allora non sono mai più stato lo stesso, non appartenevo più soltanto a me stesso, ma appartenevo al mio Paese".

Sarah Palin senza veli
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