Matto e cattivo. Ecco perché Blair temeva Brown

Venerdì, 16 luglio 2010 - 19:00:00


Gordon Brown 4
Gordon Brown
"Matto, cattivo, pericoloso e senza alcuna speranza di riscatto. Un mafioso, aggressivo e paranoico". Ecco che cosa pensava veramente Tony Blair del suo successore a Downing Street Gordon Brown. Ad affermarlo è Peter Mandelson, l'ex ministro delle Attività produttive, nel terzo estratto del suo libro 'The Third Man' pubblicato dal Times. Secondo Mandelson, ex braccio destro di Blair nei primi anni del governo laburista, nel 2003 l'allora primo ministro ed il suo cancelliere stabilirono un accordo che prevedeva che Blair non si sarebbe candidato per un altro mandato e avrebbe ceduto il posto a Brown. Ma le cose non andarono così e già nel 2004 le intenzioni di Blair di ricandidarsi si fecero palesi, provocando un acceso conflitto tra i due.

Fu allora, rivela Mandelson, che i consiglieri di Blair suggerirono di dividere in due il ministero del Tesoro, allora nelle mani del futuro primo ministro, sottraendogli cosi' il controllo sulla parte relativa alle riforme finanziarie. Piano seccamente rifiutato da Brown, a cui la proposta arrivò da Blair stesso.

In un'altra occasione i consiglieri di Blair ipotizzarono di spostare Brown al ministero degli esteri. Ma Blair rifiuto', temendo che questo avrebbe provocato le dimissioni del suo compagno di partito, creando così una minaccia persino maggiore.

Da quando Blair confermò di volersi ricandidare quindi, secondo il racconto di Mandelson, Brown ostacolo' il lavoro del primo ministro, opponendosi a una serie di riforme; tanto che Blair confessò diverse volte a Mandelson di temere che l'allora cancelliere volesse liberarsi di lui.

Nel discusso libro di Peter Mandelson, l'uomo delle tenebrel del partito Laburista, si rivelanoi retroscena delle delicatissime trattative di governo che portarono alla coalizione Tory-LibDem. Gordon Brown avrebbe fatto di tutto per non lasciare il suo posto di capo del governo, ed era pronto a una coalizione con i liberal-democratici. Ma fu Nick Clegg, leader dei lib-dem, a dirgli esplicitamente che non ci sarebbe stata nessuna coalizione finché lui non avesse dato le dimissioni.

In un estratto del libro, Mandelson racconta come Brown aveva addirittura già stilato una possibile ripartizione degli incarichi di governo tra laburisti e lib-dem, ma fu stroncato non solo dall’opposizione di Clegg ma anche da quelle interne al partito.

“Non si tratta di animosità personali – avrebbe detto Clegg, secondo il racconto di Lord Mandelson, durante un incontro segretissimo con Brown – ma non è possibile garantire la legittimità della coalizione e vincere un referendum, a meno che tu non vada via dignitosamente”.

Pressioni per le dimissioni dell’ex premier venivano però anche dall’interno del partito, racconta Mandelson, in cui per molti era ormai chiaro che qualsiasi accordo avrebbe previsto le dimissioni di Brown. Anche Blair intervenne: “Tony ci disse che l’opinione pubblica non avrebbe accettato che Gordon rimanesse”, scrive Mandelson. Alla fine dell’incontro con Clegg, continua l’ex ministro, Brown non diede nessuna risposta certa e i mediatori lib-dem, che avevano sperato in un accordo con i laburisti, ne rimasero delusi.

 

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