Piero Marrazzo e i trans... spunta un altro video
Filmato in un appartamento mentre si intrattiene con due transessuali. È questo l’ultimo incubo di Piero Marrazzo. Perché lunedì scorso, quando è stato ascoltato per la seconda volta, l’ex presidente della Regione Lazio ha ammesso di aver avuto rapporti a pagamento con altri viados, oltre a quelli con Natalie. E così ha confermato quanto già emergeva dagli accertamenti compiuti interrogando proprio i brasiliani che abitano tra via Gradoli e via Due Ponti.
Afferma Marrazzo: «Ho avuto incontri di questo tipo con un certo Brenda, nome che ho letto sui giornali in questi giorni e che mi sembra di ricordare. Nell’occasione di un incontro con Brenda ricordo che è passato anche un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Brenda». E poi aggiunge: «Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Brenda in queste occasioni, ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all’assunzione di cocaina non mi mette in condizioni di saperlo». In realtà era stato proprio Brenda a raccontare di un festino al quale partecipò l’allora governatore. «Con noi c’era anche Michelle — ha verbalizzato — ma adesso sta a Parigi. Io avevo quel video, ma quando è cominciata questa storia l’ho distrutto perché ho avuto paura. Lo tenevo nel mio computer e mi è capitato di farlo vedere. Anche Michelle ne aveva una copia». In giro — oltre al filmato originale dell’irruzione che dura circa 13 minuti — ci sono dunque nuove immagini dell’ex presidente della Regione Lazio. Non solo. Dopo aver ascoltato numerosi transessuali della zona, gli investigatori del Ros si sono convinti che altri clienti possano essere stati ripresi mentre si intrattenevano negli appartamenti con i viados. E questa pista investigativa porta ancora una volta a Gianguarino Cafasso, il pusher morto il 12 settembre scorso che per primo ha cercato di vendere il video di Marrazzo con Natalie durante l’irruzione dei due carabinieri del Trionfale.
Rino, così era conosciuto, era noto nell’ambiente dei transessuali proprio perché li riforniva di cocaina. E il sospetto degli inquirenti è che in alcune occasioni entrasse negli appartamenti mentre erano in compagnia del cliente. Con uno di loro, Jennifer, conviveva da tempo e due giorni fa, quando hanno scoperto che era sotto processo perché clandestino e dunque in via di espulsione, i pubblici ministeri hanno deciso di interrogarlo subito. «Ci amavamo — ha raccontato Jennifer — ero con lui anche quando è morto». Ma la parte più interessante del suo verbale riguarda il telefonino di Cafasso che lo stesso Jennifer ha raccontato di aver «buttato, perché continuavano ad arrivare chiamate». Una versione ritenuta non credibile dagli investigatori. Il sospetto è che il cellulare contenga video che ritraggono altri personaggi e sia tuttora nelle mani di qualcuno. Materiale scottante che si sta cercando di rintracciare per evitare che possa essere messo in circolazione, proprio come era avvenuto con il filmato su Marrazzo. L’ex governatore ha negato di essere stato ricattato «da Brenda o da Natalie per foto o video che mi ritraevano, né mi hanno mai chiesto soldi». La sua versione coincide con quella di Brenda che ha parlato di quel video girato nei mesi scorsi lasciando intendere che tutti i presenti erano d’accordo.
L’ipotesi dei pubblici ministeri che altri video possano essere in circolazione, è stata rafforzata proprio dall’atteggiamento di Jennifer. Il transessuale ha infatti ricostruito gli ultimi giorni di convivenza con «Rino» e in particolare la scelta di andare a vivere in un camera d’albergo, accreditando la sensazione che i due fossero in fuga. Del resto già il 15 luglio, durante l’incontro con le giornaliste di Libero alle quali aveva cercato di vendere il video, il pusher aveva fatto capire di conoscere molti segreti e avere a disposizione molto materiale. I tre carabinieri della Trionfale arrestati con l’accusa di aver ricattato Marrazzo, avevano con Cafasso rapporti frequenti. «Era un confidente», hanno ammesso i militari davanti al giudice. «Ci chiese aiuto per vendere il video e lo scaricò sul mio telefonino attraverso il bluetooth», ha spiegato uno di loro, così confermando come lo custodisse sul suo cellulare. Gli investigatori sono ormai convinti che l’irruzione compiuta nell’appartamento di Natalie non fosse la prima e per questo verificano se altri video siano già stati messi in vendita, semmai con altri mediatori.

Natalie
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La trans Natalia
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