"Con Marrazzo anche il pusher, la droga nel water"
E' il 24 ottobre scorso, udienza di convalida del fermo. I carabinieri arrestati raccontano l’irruzione effettuata il 3 luglio scorso a casa di Natalie. E sono proprio le loro dichiarazioni ad aver costretto Marrazzo ad ammettere l’uso di cocaina. Non solo. I militari forniscono dettagli inediti che si stanno verificando per ricostruire l’intera vicenda e che gli avvocati Mario Griffo e Marina Lo Faro utilizzeranno per chiederne la scarcerazione al Tribunale del Riesame. "Quando siamo arrivati, Marrazzo si trovava sul ciglio della porta fra le due stanze. La droga era su un tavolino nel soggiorno dove c’era Cafasso e il transessuale. La tessera si trovava già sul piatto, presumo per la sistemazione della cocaina. Marrazzo ci disse di non rovinarlo vista la sua posizione e perché aveva due bambine piccole".

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Dichiara Carlo Tagliente: "Il 3 luglio abbiamo ricevuto una segnalazione da parte di un confidente di nome Gianguarino Cafasso che in un appartamento di via Gradoli era in corso un festino a base di sesso e droga. Cafasso mi chiamò con il suo telefonino. Al momento dell’accesso nell’appartamento erano presenti un transessuale, Cafasso e un uomo che stava in mutande e io e Simeone abbiamo riconosciuto immediatamente come il dottor Marrazzo. Ci disse di non rovinarlo... Abbiamo proceduto alla sua identificazione. Abbiamo controllato anche Cafasso per evitare che gli altri capissero che l’indicazione era partita da lui. Confermo che c’era Cafasso poiché lui è il classico 'pappone' dei transessuali ed era lì per prendere la sua parte di soldi". Luciano Simeone - si legge sui verbali pubblicati dal Corriere della Sera - conferma e aggiunge: "Faccio presente che nel corso del nostro accesso Marrazzo ha ricevuto una telefonata dal suo autista. L’abbiamo autorizzato a rispondere e, alla richiesta del suo autista se dovesse aspettarlo, Marrazzo si rivolse a me dopo aver tenuto di lato il telefono, chiedendomi se dovesse essere trattenuto molto. Vista la preghiera di Marrazzo e anche il timore di poter subire anche a distanza di tempo delle conseguenze per un’eventuale contestazione e visto che si trattava di un quantitativo modesto, tale da provocare soltanto un illecito amministrativo, prima di andare via gettammo la cocaina nel water".
Tagliente nega il ricatto: "Non ho chiesto denaro a Marrazzo per evitare la formalizzazione dell’intervento. Prima di andare via, Marrazzo ci chiese un numero di telefono per contattarci al fine di poterci ringraziare ovvero di poterci aiutare per eventuali trasferimenti, in quanto non lo avevamo denunciato. Io diedi il numero di cellulare che utilizzavo per i confidenti, ma dopo 4 o 5 giorni mi sono disfatto del telefono e della relativa scheda per timore di avere contatti con il dottor Marrazzo". A Simeone vengono contestate le accuse formulate il 20 ottobre dal Governatore. Lui contrattacca: "Ne prendo atto, ma ribadisco che le cose sono andate come ho detto e in particolare ciò potrà emergere dalle indagini sugli assegni che lui dice di averci consegnato. Io nego di aver mai cercato di contattarlo, anche se effettivamente ci chiese un numero di telefono. Marrazzo disse che la droga non era sua e quindi noi la buttammo nel water. In casa c’erano soldi che stavano su un comodino, ma né io né il collega li abbiamo toccati. Voglio sottolineare che Marrazzo non ha detto la verità. Se effettivamente avessimo fatto tutto quello di cui ci accusa ci avrebbe dovuto denunciare subito".
"Circa quindici giorni dopo — racconta Tagliente — fummo contattati da Cafasso e nell’incontro che avemmo io e Simeone ci disse che aveva effettuato una videoregistrazione in occasione del nostro intervento. Ci chiese di aiutarlo a trovare un acquirente perché lui non poteva, non avendo alcun credito e assicurandoci che nel video noi non comparivamo. Quindi ci consegnò un cd rom o meglio scaricò il contenuto del filmato con il bluetooth. Non so come l’abbia registrato quel giorno, noi non ci siamo accorti di nulla". Aggiunge Simeone: "Ritengo che Cafasso ha girato il video con il telefonino. Quando stavamo nell’appartamento non ci siamo accorti che stava riprendendo la scena. Cafasso dopo qualche giorno fece vedere il video integrale a me, Tagliente e Testini. Sul momento abbiamo detto a Guarino di distruggere il video perché c’eravamo anche noi. Lui avanzò una proposta soltanto per una parte del video, cioè quella dove non c’eravamo noi". E Antonio Tamburrino, il carabiniere accusato solo di ricettazione, aggiunge: "I miei colleghi mi dissero che il video gli era stato dato da un transessuale. Non ho mai pensato che fosse di provenienza illecita". Affermazione confermata da tutti gli altri.

Natalie
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La trans Natalia
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