Ed ecco chi sono gli altri politici andati a trans...
Rapinatori seriali, dunque. Ma non solo. Perché - dicono ancora i trans - del gran traffico di politici e uomini di nome in quel condominio, la "squadretta" ha sempre saputo. E se è vero che ai ricordi dei viado va oggi fatta la tara del risentimento e della straordinaria occasione di accreditarsi come testimoni di un'inchiesta che può valergli un permesso di soggiorno (la legge prevede che un clandestino possa essere regolarizzato per motivi di giustizia), è altrettanto vero che a dare verosimiglianza e credito a questa circostanza sono stati gli stessi militari arrestati giovedì della scorsa settimana. In tre (Testini, Simeone e Tagliente), infatti, dicono di aver ricevuto il video di Marrazzo da tale Gianguarino Cafasso, un tipo che se ne è andato per infarto nella stanza di un albergo sulla Salaria il mese scorso. Che dicono fosse il "pappone" di via Gradoli 96. Che dei letti di quel condominio conoscesse ogni segreto. Soprattutto che fosse il regista di una collezione di video del ricatto politico.
Non ha importanza ora che questo racconto con il "morto" non sia stato ritenuto credibile dal gip. Che l'ordinanza l'abbia liquidato come mossa che "appare mero espediente difensivo" utile ai carabinieri per non ammettere di aver girato in prima persona il video di Marrazzo. Quel che importa è che, nel resuscitare la memoria di Cafasso, almeno tre dei quattro militari ammettano, di fatto, di aver avuto accesso alla fabbrica del ricatto. Di cui Marrazzo, evidentemente, viene a un certo punto considerato il pezzo più pregiato. Pur non essendone il solo. Testini, Simeone e Tagliente sembrano infatti custodire altri segreti. Una fonte qualificata e attendibile che chiede l'anonimato riferisce che almeno il maresciallo Testini abbia confidato in tempi non lontani di aver avuto conoscenza o addirittura di aver potuto mettere mano ad altri video con almeno due uomini politici di un qualche nome. Due ex ministri. Una circostanza che il militare risulta non avere né messo a verbale e nemmeno evocato nell'interrogatorio di sabato scorso, che fonti inquirenti dicono di ignorare, ma che fa capire come l'indagine su via Gradoli stia accarezzando ancora solo la superficie dello stagno in cui è stato tirato a fondo Piero Marrazzo.



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