Manovra, scatta la rivolta dei magistrati: "Non colpisce i ricchi e gli evasori"
Il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati esprime la propria indignazione per le misure contenute nella manovra economica recentemente approvata, che penalizzano esclusivamente i dipendenti pubblici, senza colpire in alcun modo i possessori di grandi ricchezze e gli evasori fiscali e senza intervenire sulle numerose fonti di spreco del denaro pubblico. In particolare, appaiono evidenti l'iniquità e la contrarietà al principio di eguaglianza e di parità contributiva del mantenimento del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000,00 euro solo per il pubblico impiego e dell'eliminazione dell'analoga previsione in relazione ai redditi dei privati, per i quali è previsto un prelievo di gran lunga inferiore, e per i redditi privati superiori ai 300.000,00 euro. Peraltro, per i magistrati, tale misura si aggiunge agli ulteriori tagli e prelievi sulla retribuzione già previsti dalle precedenti manovre economiche . Mancano, inoltre, misure efficaci per il contrasto dell'evasione fiscale, vera piaga del nostro paese, che anzi è stata negli anni favorita dai ripetuti provvedimen ti di condono. Nessun intervento, infine, risulta adottato per realizzare un'effettiva lotta contro la dilagante corruzione nei settori pubblico e privato, causa principale degli sprechi nella pubblica amministrazione e della proliferazione di patrimoni illeciti. Il Cdc delibera, pertanto, di proclamare lo stato di agitazione della categoria e di attuare, assieme alle organizzazioni rappresentative del comparto del pubblico impiego, iniziative locali e nazionali finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave iniquità della manovra e sulla pericolosa e costante delegittimazione della funzione pubblica nel nostro paese. Da', inoltre, mandato alla Giunta esecutiva centrale di predisporre l'organizzazione, eventualmente in accordo con le altre associazioni rappresent ative, dei ricorsi giurisdizionali sul cd contributo di solidarietà. 
"Hanno fatto e stanno facendo una manovra che e' una violenza, un vero e proprio colpo di stato sociale". Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta', torna ad esprimere un netto giudizio negativo sull'azione del governo. "Sara' l'ennesima manovra - prosegue il leader di Sel - che non risolvera' minimamente i problemi del debito pubblico, non intacchera' gli sprechi e i privilegi della politica, non terra' lontano l'artiglio degli speculatori, non riuscira' a rimettere in piedi il Paese. Il senso vero di questa manovra - insiste Vendola - e' un vero e proprio odio di classe nei confronti di quei ceti sociali che devono pagare il prezzo di una crisi prodotta, se si puo' usare un gioco di parole, da quel mondo berlusconiano mondiale, che si e' arricchito con la magia della speculazione, e che oggi chiede che gli altri si assumano di oneri di pagare il conto. Si dice, per giustificare tali azioni, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita'. Non e' cosi' - conclude il leader di Sel: alcuni hanno vissuto molto al di sopra delle possibilita'. E ora il prezzo di questa vita 'allegra' lo pagano chi ha sempre vissuto nel recinto di una vita 'agra'. Questo e' inaccettabile".
Chiarire "a nome delle migliaia di amministratori delle piccole realta' comunali del nostro Paese", il pensiero e lo spirito che ha animato le iniziative che si sono susseguite nelle ultime settimane e quelle che si terranno nei prossimi giorni contro le disposizioni ordinamentali contenute nell'articolo 16 della manovra economica. E' questo lo scopo alla base della lettera che i due Vicepresidenti dell'Anci, Mauro Guerra ed Enrico Borghi, rispettivamente Coordinatore dei piccoli Comuni e presidente della commissione montagna dell'Associazione hanno inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Dopo aver ribadito che "il sistema dei Comuni, e nel suo ambito la parte maggioritaria costituita dai Comuni sino a 5 mila abitanti, e' pienamente consapevole della straordinaria fase economico-finanziaria che affligge l'Italia e ha dimostrato in concreto di contribuire negli anni al processo di risanamento e di contenimento con un apporto, sia sul versante della riduzione della spesa che sul versante della contrazione delle entrate, superiore agli altri comparti della pubblica amministrazione", Guerra e Borghi sottolineano che "il tema del riassetto istituzionale locale, in un'ottica di razionalizzazione e di gestione associata delle funzioni, e' stato costantemente e insistentemente avanzato dall'Anci nelle legislature che si sono succedute e nel confronto con i governi, e da ultimo in sede di disegno di legge cd. Carta delle Autonomie".
"Le nostre idee - aggiungono - sono molto concrete, praticabili e ragionevoli e soprattutto sottintendono una visione dell'evoluzione istituzionale del nostro Paese. In risposta abbiamo assistito a ripetute incursioni, motivate da presupposti economico-finanziari, nell'assetto amministrativo e ordinamentale che hanno generato una pericolosa confusione normativa, senza sortire alcun effetto neanche finanziario. Da ultimo quanto previsto nel provvedimento all'esame del Parlamento che, ad avviso dei Comuni, determinera' lo smantellamento di cio' che di buono si e' gia' fatto in tema di gestione associata di funzioni e ci presentera' un quadro di regole tecnicamente incongrue, di oscura interpretazione e di difficile applicazione, senza peraltro apportare alcun contributo di carattere finanziario, come attestato dalla relazione tecnica". Cio' che preoccupa maggiormente i due esponenti dell'Anci e' "che un tema cosi' rilevante sia svolto in modo cosi' confuso, per motivazioni politiche a noi estranee, senza coinvolgimento dei Comuni e soprattutto con previsioni fortemente lesive della dignita' istituzionale di chi li governa" che ritengono inoltre "che sotto vari aspetti vi siano profili di incompatibilita' con le regole costituzionali, dal principio generale dell'unita' giuridica dell'ordinamento, al principio del buon funzionamento della pubblica amministrazione, alle garanzie relative al soddisfacimento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili dei cittadini, sino ad una casuale discriminazione fra Comuni aventi le medesime caratteristiche demografiche'. Queste le ragioni che l'Anci si e' sentita in dovere di porre alla attenzione del Capo dello Stato con l'auspicio che "si possa stimolare un supplemento di riflessione in una fase che richiede soluzioni ordinate ed efficaci, la massima coesione fra le Istituzioni e la capacita' di tutti di guardare al futuro con fiducia".



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