Mancino (Csm): da Berlusconi insulti e intimidazioni

Mercoledì, 10 marzo 2010 - 20:35:00


"Il presidente del Consiglio e' un organo istituzionale, ha responsabilita' politica, non puo' usare un linguaggio di insulti e, talvolta, anche di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell'attivita' giudiziaria". Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, votando a favore della delibera sugli attacchi di Berlusconi alle toghe.

A larghissima maggioranza con il solo scontato "no" dei laici del Pdl il plenum del Csm ha approvato il documento che accusa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura.

Tra i favorevoli alla delibera, il vice presidente del Csm Nicola Mancino. Che fa sentire la sua voce: "Il presidente del Consiglio è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell'attività giudiziaria".

Il documento approvato è la conseguenza dei frequenti attacchi del premier verso le toghe. Un fascicolo che è andato via via ingrossandosi. Attacchi con un unico filo conduttore. Nel mirino del premier erano finiti tra gli altri i magistrati "comunisti" del processo Mills, i pm che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose (accusati da Berlusconi di cospirare contro di lui), le toghe di Firenze che hanno messo sotto inchiesta Guido Bertolaso ("si vergognino"), la Corte Costituzionale e da ultimo le "bande" dei pm "talebani" "che perseguono fini eversivi". All'opposto il Csm elogia "la compostezza" e il "silenzio" opposto ad accuse "generiche e ingiuste" di questi magistrati.

Nei confronti del premier i consiglieri non usano giri di parole: l'assunto di una magistratura che vuole "sovvertire l'assetto istituzionale" è "la più grave delle accuse" e  "una obiettiva e delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati". E il pericolo per l'equilibrio tra poteri dello Stato, che è il fondamento della democrazia, è legato proprio al fatto che queste affermazioni ("inaccettabili") provengano "dal massimo rappresentante del potere esecutivo". Perché "non è ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale".

I consiglieri si appellano a tutte le Istituzioni "perché, sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura, condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica". Un passo indispensabile anche per poter affrontare "serenamente le auspicate riforme in materia di giustizia". 

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