Immunità parlamentare, avanti tutta
Ignazio La Russa, coordinatore del Popolo della Libertà, sceglie Affaritaliani.it per commentare positivamente l'apertura di Nicola Mancino sull'immunità per i parlamentari. Il vicepresidente del Csm pone delle condizioni, quella principale è una maggioranza tra il 60% e il 65% per respingere le richieste di autorizzazione a procedere dei magistrati. "Noto con piacere che non è più un tabù la necessità di creare uno scudo", afferma il ministro della Difesa. Ma "quali possano essere gli eventuali paletti è tutto da vedere". Intanto Luciano Violante, responsabile per le riforme dello Stato del Pd, parla di uno schema "accettabile". FORUM/ Che cosa pensi della possibilità di re-introdurre l'immunità per i parlamentari?
LA PROPOSTA DI MANCINO - Il vicepresidente del Csm apre alla possibilità di introdurre l'immunità per i parlamentari, ma "solo se la proposta arriva dal Parlamento e non dal governo" e se "si prevede una maggioranza oscillante tra il 60% e il 65%, per respingere le richieste di autorizzazione a procedere dei magistrati". Per Mancino bisogna dare ai magistrati "la possibilità di portare avanti le indagini". Mancini inoltre si dice favorevole a un ritocco dell'articolo 68 sull'immunità parlamentare solo se "non si torna all'impunità acritica".
LA RISPOSTA DI LA RUSSA AD AFFARITALIANI.IT - "Intanto noto con piacere che un tema che sembrava tabù, quello della necessità di creare uno scudo per meglio definire i poteri reciproci tra Magistratura e Parlamento, prende corpo – sottolinea il coordinatore del Pdl in merito alle parole del vicepresidente del Csm - . Poi è corretto che ci possa essere una discussione. I paletti che indica Mancino sono quelli, ce ne potrebbero essere altri. Anche il solo essere eletti in Parlamento è già un paletto. Però non mi meraviglia la necessità di dover discutere la forma di una legge del genere, è giusto che se ne possa discutere. Quali possano essere poi gli eventuali paletti è tutto da vedere. Non possono esserci decisioni in partenza ed è già importante che non si ritenga più tabù di un'immunità che c'era, che i padri costituenti avevano messo e che noi abbiamo tolto in un modo in cui era giusto farlo. Non mi pento, infatti, di aver votato a favore dell'annullamento, perché in quel momento era inutile che ci fosse la legge sull'immunità perché era un Parlamento delegittimato".
L'APERTURA DI VIOLANTE - Uno schema "accettabile". Luciano Violante, responsabile per le riforme dello Stato del Pd, definisce così il percorso proposto dalla presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, con "l'immunità parlamentare che presuppone una nuova legge elettorale e una cornice di riforme irrinunciabili come la riduzione del numero dei parlamentari e il Senato federale". Il Pd, insomma, vede la possibilità di "un percorso condiviso da completare entro agosto 2011" (dove arriva il 'pontè che verrebbe introdotto con il legittimo impedimento) e apprezza i paletti posti da Bongiorno di una immunità che "deve valere per un solo mandato, non può coprire i reati commessi prima dell'incarico e può essere concessa solo a maggioranza qualificata". Così "ridotta - aggiunge Violante - si potrebbe applicare anche a premier e ministri". Resta secco invece il no al "cosiddetto Lodo Alfano", che è "inutile e dannoso". Se la maggioranza "insiste - conclude Violante - si andrà al referendum".



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