L'urlo dell'Iran schiacciato dal regime: "Obama, non vogliamo i tuoi soldi"

Domenica, 23 maggio 2010 - 14:33:00

teheran3
Una donna iraniana abbraccia
il ritratto dell'Ayatollah Khamenei


Di Francesco Oggiano

Sessantuno dall'inizio dell'anno. Tanti sono i giustiziati a morte nella Repubblica Islamica dell'Iran. Terroristi, contestatori, ladri o semplici protestanti. La repressione del governo di Teheran procede silenziosa e sistematica. "Purtroppo abbiamo sempre da scrivere", sospira Mahmood Amiry Moghaddam. "Ma, al pari dei crimini di cui dobbiamo occuparci, aumentano anche le persone che vogliono sostenerci. Sono loro che ci danno la spinta per andare avanti".

Amiry Moghaddam è anzitutto un'attivista per i diritti umani, insignito del Premio Amnesty International nel 2007. In seconda battuta, Moghaddam è il portavoce di Iran Human Right (Iranhr.net), il sito, diventato punto di riferimento per attivisti e giornalisti, che monitora le violazioni dei diritti umani in Iran. Quindi, Moghaddam è uno scienziato. Un neuroscienziato, per la precisione, membro dell'Accademia norvegese delle Scienze e delle Lettere e collaboratore del Premio Nobel per la chimica Peter Agre.

Nato nel 1971 a Kerman, una città mille chilometri più a sud-est di Teheran, Mohammod scappa ben presto dal Paese, costretto a sbarcare come profugo in Norvegia a soli 14 anni. Il ricordo del paese natio, però, non lo abbandonerà mai. Tanto che per il resto della sua vita continuerà a battersi per un nuovo Iran. "Iran Human Right è una rete di attivisti che cresce giorno dopo giorno. Lo scopo è diventare parte di un movimento globale, abbastanza unito e grande da condizionare i leader politici mondiali, perché mettano in cima alla lista delle loro priorità la difesa dei diritti umani".

L'intervista

Moghaddam, quali sono le più comuni violazioni dei diritti umani oggi in Iran?
"Discriminazioni sessuali, soppressione delle minoranze religiose ed etniche, violazione sistematica della libertà d'espressione, carcere per i blogger, processi parziali e sommari, distruzione delle Organizzazioni Non Governative non gradite dal regime, condanne a morte anche per i minorenni, prassi della tortura nelle carceri".

La rivolta dell'estate 2009 però lascia ben sperare in nuove elezioni.
"Ma noi non speriamo in nuove elezioni. Speriamo in un cambiamento della legge elettorale! Come possono esserci libere consultazioni fino a quando i candidati saranno scelti dal leader supremo Ali Khamenei e dal Consiglio dei Guardiani? Gli iraniani vogliono cambiamenti concreti, non un altro presidente che obbedisca agli ordini di Khamenei".

Quindi lei ritiene più responsabile l'Ayatollah Khamenei che il presidente Mahmoud Ahmadinejad?
"Assolutamente sì. Come supremo leader del regime, l'Ayatollah è personalmente responsabile di tutte le violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l'umanità che avvengono in Iran".

Com'è cambiato il regime dopo le proteste dell'estate 2009?
"Le forze alleate, cosidette "riformiste", hanno abbandonato Ahmadinejad e Khamenei. Il regime è diventato più vulnerabile, non unito come prima contro le proteste popolari. Così il governo non ha altre opzioni: deve usare più violenza e censura per mantenere l'ordine. Ma questo non basta, anzi".

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Mahmood Amiry Moghaddam
Elezioni, proteste, repressione. Quale sarà il prossimo passo?
"Le proteste continueranno. L'Iran non tornerà al passato. Il regime è agitato. Molto dipenderà da come reagiranno gli altri Stati".

Iniziamo dagli Stati amici. Chi sono i supporters di Ahmadinejad?
"Non farò nomi. Ma ci sono tre livelli di supporto. Uno: le nazioni che collaborano politicamente, economicamente e militarmente con il regime. Con esso strngono relazioni di mutua assistenza. Due: le nazioni con buone relazioni politico-economiche, che lasciano che Ahmadinejad e altri rappresentanti del regime visitino il loro Paese. Tre: i governi che mantengono buone relazioni economiche con il regime, ma che avanzano qualche critica verso i crimini che esso commette. Ma vedrete: quando si produrrà la prima crepa nella struttura del regime, i primi a sostenere i diritti umani del regime saranno proprio quelle nazioni che fino al giorno prima l'hanno sostenuto".

Passiamo agli Stati Occidentali. Cosa dovrebbe fare il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama?
"Dico cosa non dovrebbe fare: non dovrebbe dare supporto economico o militare. Non ne abbiamo bisogno. Stiamo bene così. Siamo l'unico movimento pacifico e democratico in tutto il Medio Oriente. Ci basta che dichiarino il loro supporto e che parlino di ciò che avviene qui ogni giorno".

La rivoluzione iraniana è stata soprannominata Twitter revolution.
"Oscurati dal governo e impreparati all'evento i media iraniani e stranieri non hanno potuto raccontare le proteste contro il regime. Ai contestatori non è rimasto che internet per far sapere al resto del mondo quel che accadeva per le piazze di Teheran".

Nelle sue trasferte occidentali, possiamo vedere un presidente piuttosto eccentrico e televisivo. Ma qual è in Iran il rapporto di Ahmadinejad nei confronti dei media?
"Il presidente controlla le radio, le tv e la maggior parte dei quotidiani. Ma non è ancora riuscito a metter le mani sul web".

Non ancora, ma sta facendo passi da gigante, e velocemente.
"Per l'oscuramento dei siti web usa tecnologie raffinatissime, importate dall'Occidente. Certo, che ne dite di imporre sanzioni contro chi esporta queste tecniche? Per la prima volta dopo 30 anni gli iraniani hanno fatto sapere al mondo cosa accade nel loro Paese. Ragazzi e ragazze sconosciute rischiano la condanna a morte per mandare un post su Twitter o per caricare una foto su FriendFeed".

Se dovesse mandare un post su Twitter, di massimo 140 caratteri, come descriverebbe l'Iran?
"Gente benevola, coraggiosa e fiera. Culture ricche e varie, natura stupenda".

E il suo Iran ideale?
"Donne e uomini uguali, pena di morte inesistente, prigionieri politici zero, no povertà e minoranze come ricchezza".

Qual è il sogno della gente iraniana?
"Godere dei diritti umani più basilari, per concentrarsi sui loro studi, sulle loro passioni e sviluppare le loro potenzialità".

E dica, Moghaddam, qual è il sogno di Ahmadinejad?
"Lui non ha sogni, ha solo illusioni!".

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