Quella macchia calabrese sul settennato di Scalfaro/ La vicenda di Rosetta Cerminara, eroina antimafia insignita di una medaglia d'oro dal presidente della Repubblica. Ma si era inventata tutto...

Domenica, 29 gennaio 2012 - 18:07:00

Il 31 marzo del 1994, l'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, appuntò sul petto di una giovane lametina, Rosetta Cerminara, la medaglia d'oro al valore civile, per aver consentito, grazie alla sua testimonianza, "mossa dalle ragioni della verità e della giustizia, l'arresto-si poteva leggeva nella motivazione- degli assassini del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato,Salvatore Aversa, e della consorte".

Dopo la spietata esecuzione del maresciallo Aversa e della moglie, avvenuto a Lamezia Terme (CZ) il 4 gennaio 1992,  Rosetta  dichiarò di avere visto, prima di andare dal parrucchiere, le sequenze del delitto e di avere riconosciuto gli assassini, uno dei quali era tale Molinaro, con il quale era stata fidanzata.
Arrestati il Molinari e il Rizzardi, e con loro i presunti mandanti, seguirono condanne di primo grado all’ergastolo. Ma, soprattutto, roboanti esplosioni di compiacimento, di esaltazione, d’orgoglio per il coraggio di questa giovinetta esempio di ribellione alla mafia.
Rosetta venne additata, dall'allora Presidente della Commissione Anti-mafia, Luciano Violante (DS), come il simbolo del riscatto delle donne del Sud,  assurte al ruolo di combattenti di prima linea nella lotta all’omertà.

Sulla scia dell’eroismo della  Cerminara e sulla spinta del primato femminile, acquisito nella lotta alla 'ndrangheta, venne eletta Sindaca di Lamezia Terme la signora Doris Lo Moro, del PDS, anch’essa simbolo anti-mafia, in quanto magistrato,  figlia e sorella di due assassinati, vittime delle cosche.
Scalfaro conferì, proprio alla vigilia del processo d’appello ai presunti killer, denunciati da Rosetta, e ai presumibili mandanti  la medaglia d’oro alla impavida giovinetta. Ma, nel giudizio d’appello, le cose cominciarono a mettersi male per la “teste oculare, volontaria e coraggiosa".

Da una intercettazione telefonica, scaturi' che Rosetta aveva espresso il timore di essere sbugiardata. Del resto, era apparso, fin dal primo momento, che il racconto dell’omicidio, compiuto a viso scoperto da due giovani del luogo, esigeva una eccessiva dose di buona volontà da parte degli inquirenti, per essere creduto. I due “assassini”, riconosciuti da Rosetta, furono assolti. Ma, qualche tempo dopo, Molinaro passò a miglior vita. E l'avvocato dei familiari degli ex imputati, Armando Veneto, presentò, al tribunale di Salerno, un'istanza di risarcimento-danni di 5 milioni di euro, "per colpa grave dei magistrati, che hanno gestito, per 12 lunghi anni, il processo a 2 innocenti".

Il successore di Scalfaro, Ciampi, e il Sindacato di polizia chiesero la restituzione della medaglia d’oro che, tuttavia, non venne revocata e recuperata. Intanto, un pentito pugliese confessò di essere l’autore materiale dell’assassinio, insieme a un altro affiliato alla "Sacra Corona Unita", che pure avrebbe confessato. “Prestati” alla ‘ndrangheta locale, con la mediazione di un boss di San Luca d’Aspromonte, costoro avrebbero agito nell’interesse di una cosca lametina, i cui componenti, però, presunti complici dei due innocenti, erano stati assolti nell’altro processo.
Così l’"eroina" era riuscita, con un colpo solo, a mandare in galera, per qualche anno, degli innocenti e ad assicurare l’impunità a dei colpevoli, complici e mandanti, sì, ma di altri.

Rosetta Cerminara venne indagata (a piede libero) per calunnia, ma decise, ugualmente, di partecipare a diversi programmi televisivi, in primis quelli di Michele "Sant'oro", e anche ad un convegno anti-mafia, a Polsi, nell’Aspromonte, dove è situato un  santuario della Madonna, secolare meta di un annuale pellegrinaggio della ‘ndrangheta, con gran ballo folcloristico finale,su cui scrisse pagine ammirevoli Corrado Alvaro.
Il luogo, oggi, è riconsacrato all’antimafia. Eppure, da tempo, era noto che l’ex eroina fosse alquanto bugiarda. A Polsi, ci informarono i giornali dell'epoca, c’era, oltre che a Rosetta Cerminara, anche l'allora Capo della Procura di Palermo, Giancarlo Caselli...

Pietro Mancini

 



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