Ma scoppia la protesta degli ex popolari guidati da Franco Marini
La giornata è stata caratterizzata dalle rimostranze di Franco Marini, che ha chiesto un vice segretario per l’area popolare: “La struttura che stiamo prefigurando - ha fatto notare Marini - lascia scoperta un’area, quella degli ex Popolari che hanno sostenuto Franceschini. Non si può dire che essa sia marginale visto che la mozione ha ottenuto il 34 per cento dei voti”. “Stasera – ha rincarato la dose l’ex presidente del Senato - andrò a cena da mio figlio, giovane vivace, che mi chiederà ‘te le hanno date le chiavi di casa?’. Mi fa girare le scatole avere difficoltà nel dire che le chiavi non ce le hanno date, anche se dicono di averlo fatto. Io non mi impicco a questa faccenda, ma dico che deve essere affrontata, anche subito. L’ultima parola spetta al segretario, ma questa è una questione politica seria. L'area democratica alle primarie ha preso il 34 per cento dei voti. E chi sono questi? Non sono degli elettori? O sono dei coglioni?”.
Bersani non ha comunque ceduto e ha ribadito che il vice segretario sarà uno solo e non dell’area ex popolare: Enrico Letta. Unica concessione ai “rutelliani” è stata la nomina di Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, nella Direzione nazionale. Ancora fumata grigia, invece, per quanto riguarda Beppe Fioroni coordinatore della segreteria. All’inizio della giornata sembrava una nomina scontata. In serata, tuttavia, si è fatta strada l’ipotesi che Fioroni vada a ricoprire la carica di coordinatore dell’ufficio politico. A gettare acqua sul fuoco nella contrapposizione tra maggioranza ed ex popolari è stato l’ex segretario Dario Franceschini. “Area democratica – ha sostenuto il predecessore di Bersani – è nata per rappresentare posizioni politiche, non per avere dei posti. Lo dico a Pierluigi Bersani e voglio dirlo anche a Franco Marini, che è stato mosso da un istinto protettivo nei nostri confronti. Ma noi non abbiamo chiesto e non chiediamo posti. La scelta di fare un vice segretario e non due – ha concluso Franceschini – è una scelta di Bersani ed è una scelta legittima. Non commentiamo due volte lo stesso errore: non deve esserci un’articolazione troppo forte nel dibattito”.
Un’impostazione condivisa dal neosegretario, secondo il quale “Tutte le identità devono avere un ruolo visibile ma il punto è un altro: tra dieci anni ci immaginiamo ancora così? Chiedo che ci si cimenti tutti a mettere in campo una nuova generazione che la veda diversamente da noi”. E riferendosi direttamente a Marini, Bersani ha aggiunto: “Ragioneremo assieme. Ma dobbiamo mettere in campo una generazione che ci aiuti a superare questa impostazione”.



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