Ma che bel Paese, professore

Giovedì, 12 gennaio 2012 - 10:43:06

Di Renato Palma

Il professor Monti va in televisione e raccoglie consensi entusiastici.
Quanto è bravo, come sa comunicare lui.
Fabio Fazio, notissima e benevola spalla di qualsiasi ospite, non riesce a fare una domanda che è una, e, quando ci prova, incontra il rimprovero professorale: sta abbassando il tono, che il professore, appunto, cerca di mantener alto.
Qual è la colpa del conduttore? Aver fatto almeno una domanda che molti vorrebbero fargli: aumenterà l'IVA?
Il professore potrebbe rispondere sì o no, come dovrebbe fare un tecnico. Solo che nel frattempo è diventato un politico e risponde con una banale battuta su Greenspan, che faceva di tutto per non essere capito. Così sull'argomento è veramente contento di essersela cavata senza essere per niente chiaro.
Fazio protesta? I commentatori dei molti quotidiani gli fanno presente che non sta bene, non è cortese non rispondere? Macché. Tutti contenti. E avanti tutta.
Anche perché il paese che descrive il professore è proprio un bel paese.
"Niente più dell'evasione danneggia la convivenza civile e l'immagine dell'Italia all'estero."
E noi che pensavamo di essere stati irrisi per aver avuto come presidente del consiglio uno come Silvio.
E invece no. Mario vuole rappacificarsi con i politici. "Provo una certa pena per i politici trattati così male dall'opinione pubblica".  
Veramente rassicurante. Per loro.
A posto i politici, solo un problema di evasione fiscale.
Fazio non trova la possibilità di chiedere se a disonorarci all'estero sono le condizioni della libertà di stampa, o il conflitto di interessi che ancora una volta la farà franca, o il dato recentemente pubblicato sul prodotto interno della mafia (140 miliardi di € l'anno, tutta evasione fiscale) che vale il 15% del PIL, o sui costi della corruzione e della politica.
All'estero questo non fa impressione e nulla importa agli eventuali investitori dell'altro dato riguardante la corruzione dei politici, l'incertezza delle regole della concorrenza, la depenalizzazione del falso in bilancio o quell'altra decina di leggi ad personam o ad aziendam, la farraginosità della nostra burocrazia e molte altre cose di cui non andare fieri.
Il professore vive in un bel paese dove il problema è liberare i ricchi dai sensi di colpa che può procurare la loro ricchezza. Ecco, in questo gli italiani sono poco anglosassoni.
E via con un'altra lezioncina, che addormenta, ove ve ne fosse bisogno, il bravo presentatore e lascia noi con l'immagine di un'Italia dove il problema è uno solo e tutto il resto, politica al primo posto, funziona piuttosto bene. Naturalmente a qualcuno resterebbe qualche domanda da fare, che ne so, sullo stato della ricerca, sugli investimenti nell'università, sui rapporti economici con la Chiesa.
Appena ti viene in mente una domanda ti nasce la paura, di fronte a tanto professore, di far cadere il livello della conversazione. Meglio non chiedere, tanto non risponderebbe.
Cambiato il governo non era detto che cambiasse la stampa. E, in effetti, non è cambiata.
 



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