La Margherita come il Pci. Stesso 'senso del dovere'

Giovedì, 2 febbraio 2012 - 17:59:00

Di Tiziana Maiolo

Sembra più un Greganti che un Lusi, il senatore pd che ha svuotato le casse della defunta Margherita di Rutelli appropriandosi di 13 milioni e attribuendo a se stesso ogni responsabilità per il maltolto. Sembra il Greganti, il militante comunista tosto che ho incontrato più volte a S.Vittore - e sono passati vent'anni - mentre imbiancava le mura del vecchio carcere milanese e diceva che aveva arraffato fondi illeciti per sé  e non per il partito Pci-Pds, e nessuno ci credeva.

Anche al senatore Pd Luigi Lusi è difficile credere. Perché era il tesoriere da tutti definito "integerrimo" del partito della Margherita che si sciolse per confluire nel Pd nell'ottobre del 2007 e che presentò, per il triennio 2008-2010 dei rendiconto bizzarri, ma che furono approvati all'unanimità sia dall'assemblea del partito che dal collegio dei revisori. Tutti ciechi sordi e muti come le tre scimmiette, i dirigenti del partito. Eppure non si trattava di farsi venire il mal di testa sui bilanci di una multinazionale. Eppure sarebbe  bastato consultarli, quei rendiconto. Come sarebbe bastato,  che vent'anni fa i magistrati milanesi mostrassero un po' più di curiosità nei confronti di quel "conto gabbietta", intestato al  comunista Primo Greganti, ma di cui si sarebbe dovuto chiedere conto al partito di Occhetto e D'Alema.

Il senatore Lusi ha chiesto di patteggiare una pena. Ottima linea difensiva dei suoi legali. Il modo migliore per mettere il silenziatore all'intera vicenda. Per ora la procura della repubblica non ha accettato, non ritenendo congrua la proposta di condanna a un anno di carcere ( con la condizionale ) e la restituzione di cinque milioni dei tredici sottratti. Ma qui non è questione di quantum. Se anche gli anni fossero due e i milioni dieci, dal punto di vista giudiziario ( e anche politico ) non cambierebbe molto. Proprio come vent'anni fa, quando qualcuno non volle vedere. Addirittura il procuratore aggiunto di Milano Gerardo D'Ambrosio (oggi senatore del Pd come Lusi ), in contrasto con la collega Tiziana Parenti, fece indagini difensive a favore dell'imputato Greganti e scoprì che, nella stessa giornata in cui Greganti aveva prelevato il denaro dal conto svizzero "gabbietta", aveva acquistato una casa a Roma. Ecco a che cosa servivano quei fondi illeciti, aveva detto il procuratore: non certo a finanziare il Pci-Pds. Peccato non si sia mai tenuto conto di un rapporto della guardia di finanza che aveva mostrato l'incongruenza del racconto di Greganti: una certa mattina era partito dall'Italia, era andato a Lugano, aveva prelevato i soldi ed era andato a firmare l'acquisto della casa alle nove del mattino a Roma.

Chissà se il procuratore aggiunto di Roma Roberto Caperna avrà più curiosità del suo antico collega milanese. Se non si limiterà a modificare i termini quantitativi del patteggiamento senza mettere il naso in quel che è successo davvero negli anni scorsi nei bilanci di quel piccolo ma significativo partito ormai estinto. Non sempre la curiosità è un difetto, Signor Procuratore.

Una piccola curiosità ( marginale ) l'abbiamo anche noi: nei confronti del deputato Cosentino, che si dichiara innocente, è stato chiesto l'arresto. Nei confronti del senatore Lusi, che si dichiara colpevole, no. Lungi da noi l'idea di chiedere più manette, ma il sospetto è che nel nostro paese si continui a confondere il reato con il peccato. Se ti confessi e ti penti, sei libero, se sei così testardo da dichiararti innocente, sta in galera. E magari recita tre pater ave gloria.

 



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