Londra è pronta ad uscire dall'Europa. Il Vecchio Continente ormai parla tedesco

Giovedì, 15 dicembre 2011 - 16:44:19

Di Tommaso Cinquemani

cameron

"Più che di una rottura tra Francia e Inghilterra bisogna parlare di una frattura tra Gran Bretagna ed Europa". Antonio Villafranca, responsabile del "Progetto Europa" dell'Ispi, sceglie Affaritaliani.it per analizzare i nuovi equilibri europei dopo il vertice di Bruxelles. "Tra quattro mesi si terranno le Presidenziali in Francia e Sarkozy avrà altro a cui pensare con la rielezione tutt'altro che scontata. Certo quello con Cameron è un rapporto che si è inclinato rispetto ai giorni di Tripoli".

Chi è il nuovo leader europeo? "La Germania è il punto di riferimento di tutta l'Europa. L'asse franco-tedesco è fortemente sbilanciato verso Berlino". E sul rilancio dell'Europa afferma: "Adesso abbiamo coordinato le politiche di bilancio, ma la debolezza dell'euro deriva dal fatto che molti Paesi non sono più competitivi. C'è una produttività molto bassa e dinamiche dei salari sganciati dalla produttività".
 

Che cosa è accaduto al vertice di Bruxelles?
"La Gran Bretagna ha fatto la scelta di stare fuori dall'euro. Al vertice Cameron è arrivato con una lista della spesa di richieste inaccettabili di garanzie che venivano chieste per difendere la City, il centro finanziario di Londra. Il premier inglese si è detto indisponibile ad avvallare le richieste europee e questo ha portato ad una rottura con Sarkozy e la Merkel. Rappresentati anche simbolicamente con la mancata stretta di mano tra lui e Sarkozy".

Quali conseguenze avrà nei rapporti tra Sarkozy e Cameron?
"Più che di una rottura tra Francia e Inghilterra bisogna parlare di una frattura tra Gran Bretagna ed Europa. Se è vero che questo nuovo trattato sarà firmato e ratificato da tutti i 26 Paesi, questo porterà ad una marginalizzazione forte. Al momento non viene percepita perché l'eurozona è debole, ma nel caso in cui si rafforzasse sarebbero problemi per l'Inghilterra. Non è quindi una questione bilaterale, anche perché tra quattro mesi si terranno le presidenziali in Francia e Sarkozy avrà altro a cui pensare, con la rielezione tutt'altro che scontata. Ci sarà più una attenzione verso le dinamiche interne piuttosto che quelle internazionale. Certo è un rapporto che si è incrinato rispetto ai giorni di Tripoli".

La Merkel ci ha guadagnato dall'uscita di scena della Gran Bretagna e da un Sarkozy debole?
"La Germania è ormai il punto di riferimento di tutta l'Europa. L'asse franco-tedesco è fortemente sbilanciato, al di là delle formalità, verso la Germania che è il Paese più economicamente potente. Merkel ha imposto le sue regole. La stretta fiscale è una scelta assolutamente tedesca. La Francia ha ammorbidito alcune istanze, ma l'impianto delle nuove regole è teutonico".

Come anche la scelta di non dare vita agli Eurobond
"E' un peccato che non si sia riusciti a convincere Berlino ad accettare gli eurobond. La Germania ha detto un secco no anche a 'embrioni' di stability-bond. Questa gestione basata sull'austerity e sul rigore è molto molto tedesca. Mette i conti in ordine, ma non dà possibilità di rilanciare la crescita".

Quello che manca, in Europa, è proprio la crescita quindi...
"Esatto. Manca una visione comune per il rilancio della crescita. Adesso abbiamo coordinato le politiche di bilancio, ma la debolezza dell'euro deriva dal fatto che molti Paesi non sono più competitivi".

Perché?
"Principalmente perché c'è una produttività molto bassa e perché ci sono delle dinamiche dei salari sganciati dalla produttività. C'è un divario forte tra i Paesi nordici e quelli periferici che hanno un potenziale competitivo molto basso. La debolezza dell'euro sta qui, nelle differenze interne".

Come si fa a colmare il divario?
"Servono altre politiche, come quelle industriali, ambientali, energetiche e di welfare. Serve un coordinamento delle politiche economiche e di rilancio per la crescita".

Ma si può arrivare ad un accordo europeo per la crescita avendo Paesi con interessi così divergenti?
"Devono trovarlo. Dal 200 al 2008 la competitività del lavoro tedesco è cresciuta e c'è stata una politica di moderazione salariale. In Italia invece c'è stato un abbassamento della produttività e nel contempo un aumento del costo del lavoro".
 



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