La mamma deputata Licia Ronzulli si racconta: "Porterò ancora Vittoria in aula"

Sabato, 25 settembre 2010 - 10:36:00

licia ronzulli
Licia Ronzulli con Vittoria
"Non era la prima volta e di sicurò porterò ancora Vittoria in aula". Così l'europarlamentare Pdl Licia Ronzulli racconta ad Affaritaliani.it la sua vita di madre e donna in carriera. Il dieci agosto scorso è nata sua figlia, la cui foto, a poco più di un mese dalla nascita, ha fatto il giro del mondo: avvolta nel marsupio, Vittoria dormiva in grembo alla mamma, che intanto partecipava ai lavori della sessione plenaria dell'Europarlamento a Strasburgo. 

Come mai la decisione di portare sua figlia in aula?
"In realtà l'avevo già fatto il giorno prima, ma non aveva fatto notizia. Ieri invece si è notato di più, forse perché ho preso la parola durante la sessione plenaria, contravvenendo alla formula che non prevede in questi casi l'esposizione di interventi personali, ma solo di interventi in relazione ai dossier".

Lo farà ancora?
"Sicuramente. Vorrei trascorrere più tempo possibile insieme a Vittoria, compatibilmente con la sua salute e con le sue necessità del momento. I bambini hanno bisogno di crescere con la mamma". 

Qualcuno aveva già avuto quest'idea?

"Un paio d'anni fa una collega danese aveva portato sua figlia di quattro mesi in aula durante un votazione, perché era in emergenza, non aveva nessuno che potesse tenerla". 

I colleghi come vi hanno accolto?
Benissimo. C'è stata una standing ovation, sia per l'arrivo di Vittoria sia per il breve discorso che ho fatto sul significato anche simbolico di questo gesto. Volevo ricordare tutte le persone che non hanno la possibilità di fare come me. E non sono donne che lavorano perché ambiscono alla carriera, ma che lavorano anche e soprattutto per neecessità, trovandosi poi in condizioni difficilissime per conciliare lavoro e famiglia".

Cosa sta facendo l'Unione Europea per le mamme lavoratrici?
"Al Parlamento Europeo in questo momento c'è una direttiva al vaglio della Commissione Occupazione e Affari Sociali, di cui faccio parte, in collaborazione con la Commissione Fam, che è quella delle donne. La proposta è quella di un congedo di maternità di diciotto mesi retribuito al 100 per cento, magari togliendo l'obbligatorietà dei mesi precedenti il parto. Io stavo bene e ho lavorato fino al giorno prima".

L'Italia in quanto senso è messa piuttosto male.
"Peggio di noi c'è solo la Grecia e siamo ben lontanti dai Paesi del Nord, soprattutto la Svezia, da cui dovremmo imparare. In Italia lavora soltanto il 50% delle donne. Evidentemente un problema di gestione familiare nel nostro Paese esiste e le istituzioni dovrebbero dare tutele più specifiche. A partire dalla semplificazione della normativa sui nidi. La costruzione e gestione dei nidi aziendali è utile sia alla famiglia che all'azienda. La mamma  rientra in ufficio prima e più tranquillamente, perché sa di avere il bambino vicino. Il datore di lavoro recupera una risorsa prima del previsto".

Maria Carla Rota

 

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