Libia: videoconferenza a 4. Manca l'Italia

Lunedì, 28 marzo 2011 - 11:20:00

GUERRA IN LIBIA
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"Sono stata violentata da 15 guardie di Gheddafi". Zittita con la forza

Il governo lancia l'allarme: non è esclusa una ritorsione di Gheddafi contro l'Italia. Pericolo attentati. Di' la tua

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FORUM/ E' giusta l'azione militare contro Gheddafi? Di' la tua


Dopo aver ripreso i pozzi del petrolio, i ribelli proseguono l’avanzata verso Sirte, città natale di Muammar Gheddafi e baluardo del regime sulla strada fra Bengasi a Tripoli. Russia critica: i raid non sono autorizzati. Il presidente Napolitano all'Onu: "Intervento legittimo". Videoconferenza Usa-Gb-Francia e Germania. Italia assente. E scatta la polemica politica


LA DIRETTA

LIBIA: RIBELLI, PERDONEREMO SEGUACI GHEDDAFI SE LO ABBANDONERANNO
Il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi ha promesso il perdono ai seguaci di Gheddafi che riusciranno ad abbandonare il rais. "Chiediamo alle persone fedeli a Gheddafi di abbandonarlo - ha detto il portavoce del Consiglio Abdulhafiz Ghoga parlando con i giornalisti a Bengasi - se lo faranno perdoneremo i loro misfatti".

LIBIA: VIDEOCONFERENZA TRA OBAMA, CAMERON, SARKOZY E MERKEL
È inziata la video conferenza tra il presidente Usa Barack Obama, quello francese Nicholas Sarkozy, il premier britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Lo riportano i media britannici. Secondo indiscrezioni, al centro della discussione la proposta franco-britannica per aiutare l'avvio di una transizione politica in Libia.

FRATTINI,SE PD VUOLE SPECULARE CONTINUI A FARLO 
«Se pensano che il bene dell'Italia è speculare sulla politica estera continuino a farlo...». Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenuto alla trasmissione Otto e Mezzo su La7, risponde alle polemiche dell'opposizione e del Pd sull'esclusione dell'Italia dalla videoconferenza in corso sulla Libia tra Usa, Francia, Germania e Gb. L'Italia "non sente la sindrome di esclusione" per non essere stata invitata alla videoconferenza sul futuro della Libia perche' nel corso di quei colloqui "non stanno decidendo niente". Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso di 'Otto e Mezzo' su La7 ribadendo che l'Italia "non ha preso alcuno schiaffo" da Parigi che ha organizzato il vertice. L'Italia, ha spiegato il titolare della Farnesina, "ha ottenuto il comando della missione navale Nato e ospita il Comando generale". Alla videoconferenza ci sono "quattro Paesi membri permanenti al Consiglio di sicurezza dell'Onu, e l'Italia non lo e', piu' la Germania". E' "indispensabile" coinvolgere Berlino, ha aggiunto il ministro. spiegando che gli era stato anticipata l'intenzione da parte del suo collega francese di "coinvolgere la Germania" che non partecipa alle operazioni in Libia.

I RIBELLI AVANZANO VERSO FEUDO GHEDDAFI 
Prosegue l'avanzata verso ovest dei ribelli libici che puntano su Sirte, citta' natale di Muammar Gheddafi e baluardo del regime sulla strada fra Bengasi a Tripoli. I ribelli sarebbero stati respinti all'uscita da Ben Jawad, 140 chilometri a est di Sirte. Sul fronte politico, alla vigilia della conferenza di Londra il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e il premier britannico, David Cameron, hanno lanciato un appello congiunto ai fedelissimi del Colonnello affinche' si arrendano prima che sia "troppo tardi". Protetti dagli attacchi aerei occidentali, i ribelli hanno comunque gia' riconquistato molte citta', tra cui i principali terminal petroliferi nell'est: Es Sider, Ras Lanuf, Brega, Zueitina e Tobruk. Secondo Al Jazira, i ribelli hanno preso il controllo anche della citta' di Nawfaliyah, circa 120 chilometri dall'aeroporto di Sirte. Luogo di nascita di Gheddafi e sede di un'importante base militare, Sirte ha un grande valore simbolico e strategico.

Un portavoce dei ribelli a Zintan ha riferito che la citta' della Tripolitania e' stata colpita da missili sparati dalle forze di Gheddafi. Mentre voci discordanti riguardano Misurata: se il ministro degli Esteri ha infatti fatto sapere che le forze pro-Gheddafi avrebbero cessato il fuoco, testimoni e un membro del Consiglio nazionale di transizione hanno subito smentito ad Al Jazira. La Francia ha fatto sapere che gli ultimi raid aerei hanno preso di mira il centro di comando delle forze di Gheddafi, 10 chilometri a sud di Tripoli. Intanto la Russia, che si e' astenuta nella votazione del 17 marzo all'Onu, ha sottolineato che gli attacchi occidentali alle forze di Gheddafi equivalgono a schierarsi con i ribelli e quindi non sono autorizzati dalla risoluzione Onu. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si e' limitato a commentare: "Siamo li' per proteggere i civili, ne' piu' ne' meno". Il Qatar, che contribuisce con 2 aerei alla coalizione, ha riconosciuto il Consiglio Nazionale Libico come unico rappresentante del popolo libico. L'attesa e' per il discorso di Barack Obama, che nella notte italiana parlera' alla nazione per spiegare che in Libia e' stata evitata una catastrofe umanitaria. Gli occhi sono puntati anche sulla conferenza di domani a Londra, a cui parteciperanno i capi delle diplomazie di 35 Paesi. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che il "dovere istituzionale e' eliminare le distanze e trovare una soluzione condivisa", "non solo tra Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, ma con tutti". E di sicuro, ha aggiunto, l'ipotesi di una Libia divisa in due, con la Cirenaica in mano agli insorti e Muammar Gheddafi "asserragliato" in Tripolitania "equivarrebbe al "fallimento" dell'attuale missione.

LIBIA: BAGNASCO, FERMARE LE ARMI PER SEGUIRE VIA DIPLOMATICA
La Chiesa Italiana chiede di fermare ogni azione militare in Libia. "Ci uniamo -afferma il presidente della Cei, Angelo Bagnasco- alle accorate parole che il Santo Padre in piu' occasioni ha espresso di solidarieta' a quelle popolazioni e di auspicio per un immediato superamento della fase cruenta: ad intervento ampiamente avviato, auspichiamo che si fermino le armi, e che venga preservata soprattutto l'incolumita' e la sicurezza dei cittadini garantendo l'accesso agli indispensabili soccorsi umanitari, in un quadro di giustizia". "Noi crediamo - spiega Bagnasco a nome dell'intero Episcopato italiano - che la strada della diplomazia sia la via giusta e possibile, forse tuttora desiderata dalle parti in causa, premessa e condizione per individuare una 'via africana' verso il futuro invocato soprattutto dai giovani. Ma anche per evitare possibili spinte estremiste che avrebbero esiti imprevedibili e gravil'intreccio tra emergenze concretissime, obiettivi politico-ideologici ed interessi economici, rende il quadro generale non solo complesso e complicato, ma anche confuso". Il porporato che nei giorni scorsi era sembrato piu' possibilista riguardo all'iniziativa della cosidetta coalizione dei volenterosi, spiega che "l'invocato e improvviso intervento internazionale, ideato sotto l'egida dell'Onu e condotto con il coinvolgimento della Nato, ha fatto sorgere interrogativi e tensioni". Mentre "di evidente ed indubitabile c'e' a tutt'oggi il patire di tanta povera gente". E dunque "non ci si puo' non rammaricare per il ricorso alla forza che, contrapponendo tra loro i figli poveri di uno stesso popolo e di uno stesso continente, provoca dolore piu' grande e lutti, se possibile, ancora piu' drammatici".

LIBIA: KOMOROWSKI, LA POLONIA NON SARÀ COINVOLTA IN OPERAZIONI MILITARI
Il presidente polacco Bronislaw Komorowski ha detto che il suo Paese non sarà coinvolto nelle operazioni militari in Libia dopo il passaggio del comando della coalizione internazionale alla Nato. Komorowski, riporta l'agenzia Pap, ha sottolineato che la Polonia, nell'ambito della crisi libica, si concentrerà sull'assistenza umanitaria.

OBAMA, ATTACCO HA EVITATO UNA CATASTROFE UMANITARIA
L'attacco in Libia ha evitato una "catastrofe umanitaria". Si rivolgera' cosi' questa sera agli americani il presidente Usa, Barack Obama, nel suo discorso alla nazione in programma all'1.30 di notte ora italiana. Secondo prime indiscrezioni circolate da funzionari Usa, l'intervento del leader Usa servira' a spiegare agli americani perche' il Paese ha deciso di intervenire a fianco degli alleati della coalizione a fronte di tutte le resistenze del Congresso e delle polemiche interne al Paese. "Il presidente - ha detto la fonte - aggiornera' gli americani sui nostri sforzi in Libia" e sul passaggio di comando alla Nato.

NAPOLITANO: LIBIA, OPERAZIONE RISCHIOSA MA PER PROTEGGERE DIRITTI
"Non sottovalutiamo nel modo piu' assoluto i costi umani e i rischi delle azioni militari. Nelle missioni internazionali all'estero l'Italia ha pagato un alto prezzo in termini di vite umane e di sofferenza. Tuttavia la protezione internazionale dei diritti umani e' al centro del sistema delle Nazioni Unite", ed e' "sempre piu' importante per tutti gli stati membri, senza eccezione". Lo ha detto Giorgio Napolitano parlando di fronte all'assemblea generale dell'Onu. I diritti umani "sono diventati progressivamente una pietra angolare delle relazioni internazionali", ha detto Napolitano, "di conseguenza violazioni massicce dei diritti umani rendono un regime illegittimo e lo pongono al di fuori della comunita' degli Stati". "Questo non significa pretendere di esportare uno specifico modello di democrazia", ha proseguito, "bensi' promuovere e proteggere i diritti fondamentali, civili e politici, e le liberta' religiose, come pre condizione per l'autonoma realizzazione di sistemi democratici". IL Capo dello Stato ha fatto sue le parole del presidente americano Obama pronunciate al Cairo nel giugno 2009: i cambiamenti in corso nel mondo arabo prendono origine da "principi di giustizia e progresso, tolleranza e dignita' per ogni essere umano". "Noi tutti condividiamo questi medesimi valori".

LIBIA: NAPOLITANO, NON SI POTEVA STARE A GUARDARE
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha difeso oggi alle Nazioni Unite l'intervento internazionale in Libia. "Il mondo non poteva assistere senza reagire alle molte vittime e alle distruzioni massicce inflitte dal leader libico alla sua stessa popolazione", ha detto di fronte all'assemblea generale dell'Onu, "il capitolo 7 della carta delle Nazioni Unite contempla specificamente l'uso della forza per mantenere la pace e la sicurezza internazionale".

LIBIA: FRANCIA E GB, FEDELI GHEDDAFI ARRENDETEVI PRIMA SIA TARDI
Francia e Regno Unito continuano all'unisono a tentare di gestire la crisi libica in barba agli alleati. In un comunicato congiunto Nicolas Sarkozy e David Cameron hanno fatto appello ai fedelissimi di Gheddafi affinche' si arrendano prima che sia "troppo tardi" e hanno chiesto al Consiglio Nazionale di Bengasi e a tutte le forze di opposizione di assumere la guida della transizione verso la democrazia aggiungendo che "Gheddafi se ne deve andare immediatamente".

LIBIA: FRATTINI DOMANI A LONDRA, POI A WASHINGTON DA DA CLINTON - Franco Frattini sara' domani a Londra per partecipare alla riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia, dove 40 tra Paesi e organizzazioni internazionali (Onu, Ue, Nato, Lega Araba e Unione Africana) cercheranno di definire il post-Gheddafi. Mercoledi' il ministro degli esteri sara' a Washington dove in mattinata incontrera' il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Lo ha riferito nel consueto briefing settimanale alla Farnesina il portavoce Murizio Massari spiegando che Frattinicon l'omologa "continuera' a parlare della situazione libica e, piu' in generale, di tutta quella del Nordafrica ed il Medioriente". L'incontro con la Clinton sara' anche l'occasione per affrontare gli altri principali temi internazionali, a cominciare dall'Afghanistan dopo l'inizio della transizione decisa a Lisbona e il recente "discorso del presidente Karzai" per il trasferimento di 4 province, tra cui Herat, alle autorita' afghane entro il 2014. Al termine della tappa a Washington Frattini proseguira' poi la sua missione, diretto in Sudamerica. Giovedi' sara' infatti in Uruguay, a Montevideo, dove sono in programma incontri con il presidente Jose' Mujica ed il ministro degli Esteri, Leonardo. Una visita - ha spiegato Massari - che arriva in un momento importante per ribadire la collaborazione bilaterale tra i due Paesi anche sul fronte politico e culturale e per un confronto sui temi rilevanti dell'agenda internazionale''. Dopo Montevideo, il capo della diplomazia italiana si rechera' in Argentina dove vedra' il presidente Cristina Kirchner ed il ministro degli Esteri, Hector Timerman. Quella a Buenos Aires e' una ''tappa cruciale per il rilancio delle relazioni bilaterali e coincide - ha spiegato il portavoce della Farnesina - con la ripresa delle riunioni della commissione mista''. E sara' anche l'occasione per un confronto sui temi internazionali tra cui quello della riforma del Consiglio di Sicurezza e della governance mondiale.

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