Libia, saltano i negoziati. La guerra continua

Lunedì, 5 settembre 2011 - 15:10:00


scontri libia 2

Ore di attesa intorno a Bani Walid, uno degli ultimi bastioni rimasti in Libia ai lealisti, dopo il fallimento delle trattative intavolate domenica per la resa della citta'. Gli insorti non escludono un supplemento di negoziato, ma nel frattempo il terzogenito di Muammar Gheddafi, al-Saadi, uno dei due figli del Colonnello che insieme a Mutassim si troverebbero ancora nella citta' in pieno deserto, ha lanciato dure accuse al fratello maggiore Saif al-Islam, addebitandogli la responsabilita' dell'insuccesso nei negoziati con il Consiglio Nazionale Transitorio.

In un'intervista telefonica alla Cnn lo stesso Saadi, noto in Italia per aver tentato brevemente e senza troppa fortuna la carriera di calciatore in serie A, ha affermato che il tono "aggressivo" di un discorso pronunciato mercoledi' scorso da Saif al-Islam ha provocato la rottura dei colloqui con gli oppositori. E di fatto ha spianato la strada a una loro offensiva finale contro le localita' ancora schierate con il passato regime.

Quando a Saadi e' stato chiesto dove sia attualmente, lui ha risposto di trovarsi "un po' fuori" da Bani Walid, ma ha aggiunto che si sposta in continuazione. Poi ha assicurato di non aver piu' visto ne' il padre, ne' il fratello da circa due mesi. Il terzogenito di Gheddafi ha sottolineato di sentirsi "neutrale" rispetto al conflitto, precisando pero' di rimanere sempre pronto a "dare una mano per negoziare un cessate-il-fuoco".

Frattanto la Cina ha ammesso che a luglio alcune sue aziende furono contattate da emissari del regime di Gheddafi per l'acquisto di armamenti, ma ha escluso che vi siano state forniture e ha assicurato che il governo non fu coinvolto. Pechino ha cosi' in parte confermato le indiscrezioni pubblicate sabato dal quotidiano canadese Globe and Mail, che citava documenti segreti, redatti su carta intestata di un dipartimento pubblico libico, ritrovati per caso in mezzo ai rifiuti vicino a Bab al-Azizia, l'ex residenza-bunker del Colonnello a Tripoli.

 

LA DIRETTA

RASMUSSEN, MISSIONE "PROSSIMA" ALLA CONCLUSIONE - La missione della Nato in Libia si avvicina "in modo significativo" al successo ed e' ormai "prossima" alla conclusione: parola del segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che ha cosi' commentato gli ultimi sviluppi della campagna militare per proteggere i civili e assistere gli insorti in guerra con il regime di Muammar Gheddafi. "La nostra operazione per proteggere i civili e' significativamente piu' vicina al successo, ma ancora non siamo al traguardo", ha spiegato Rasmussen nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. Il numero uno dell'Alleanza ha assicurato che "la Nato e i suoi alleati staranno li' fino a quando sara' necessario, ma non un minuto di piu'". Tuttavia non ha voluto fornire una scadenza precisa per la conclusione delle operazioni: "Non posso dare una data concreta, ma credo che sara' presto"

SAADI GHEDDAFI ACCUSA SAIF, COLPA SUA SE NEGOZIATI FALLITI - Il terzogenito di Muammar Gheddafi, al-Saadi, se l'e' presa con il fratello maggiore Saif al-Islam, addebitandogli la responsabilita' del fallimento dei colloqui con il Consiglio Nazionale Transitorio sulla sorte degli ultimi bastioni lealisti in Libia, tra cui Sirte e Bani Walid, nei cui pressi si troverebbe egli stesso. In un'intervista telefonica al network televisivo 'Cnn' lo stesso Saadi, noto in Italia per aver tentato brevemente e senza troppo fortuna la carriera di calciatore in serie A, ha affermato che il tono "aggressivo" di un discorso, pronunciato il 31 agosto scorso da Saif al-Islam davanti alle telecamere dell'emittente siriana 'Arrai Oruba', ha provocato la rottura delle trattative, aprendo la via a una offensiva finale dei ribelli contro le citta' ancora schierate con il passato regime.

In quell'occasione il secondogenito del Colonnello dichiaro' che "la resistenza continua e la vittoria e' vicina", anche perche' "ventimila uomini in armi sono pronti" a combattere al fianco della sua famiglia e "se gli insorti pensano che a Sirte sara' una passeggiata, vengano pure". Saif al-Islam aggiunse che lui e Ghedafi erano "a Tripoli" e che stavano "bene". Quando a Saadi e' stato chiesto dove sia attualmente, lui ha risposto di trovarsi "un po' fuori" da Bani Walid, aggiungendo peraltro di spostarsi in continuazione. Poi ha assicurato di non aver piu' visto ne' il padre ne' il fratello da circa due mesi. Il terzo figlio di Gheddafi ha sottolineato, infine, di sentirsi "neutrale" rispetto al conflitto, precisando pero' di rimanere sempre pronto a "dare una mano per negoziare un cessate-il-fuoco". Nei giorni scorsi si era vociferato che Saadi stesse trattando la resa e intendesse passare dalla parte degli insorti, ma l'interessato aveva in seguito smentito.

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