Libia/ Polizia circonda l'ambasciata Svizzera
![]() Gheddafi |
La crisi diplomatica tra Berna e Tripoli e' a una svolta, e si apre uno spiraglio per la questione dei visti di Schengen, ancora sospesi per i cittadini che viaggiano nel Paese africano. I due svizzeri rifugiati nella rappresentanza diplomatica l'hanno lasciata, uno per partire alla volta della Tunisia e l'altro per consegnarsi alle autorita' libiche, che lo trasferiranno in carcere. Goeldi, aveva sottolineato in precedenza il ministro degli Esteri libico, Mussa Kussa, "deve scontare la sentenza", ovvero quattro mesi di carcere comminati per violazione delle leggi sull'immigrazione.
I libici avevano datto una prova di forza. La polizia aveva circondato l'ambasciata svizzera e lanciato un ultimatum con scadenza a mezzogiorno per la consegna di Goeldi. Goeldi era nell'ambasciata da diciannove mesi insieme con Rachid Hamdani, un altro imprenditore nei confronti del quale fu intentato un processo per analoghi reati ma con esito diverso. La magistratura lascio' cadere le accuse nei suoi confronti.
Il destino di Max Goeldi e' diverso. Scontera' la pena nel carcere di Ain Zara, dove e' a sua disposizione un interprete. La prova di forza libica e' l'ultimo capitolo di una vicenda che comincio' nel luglio del 2008, quando la magistratura elvetica fece arrestare il figlio di Gheddafi, Hannibal, per maltrattamenti nei confronti di due domestici. La pubblicazione sui giornali svizzeri della foto di Hannibal in manette suscito' ulteriore irritazione nel Paese africano. Da bilaterale la crisi si e' poi estesa ad altri Paesi dopo che Berna ha stilato una lista di 186 libici "non graditi" sul proprio territorio, tra cui la famiglia Gheddafi, e Tripoli ha reagito sospendendo i visti per i cittadini provenienti dai Paesi Schengen. La questione dei visti resta aperta ed e' tema del vertice dei ministri degli Esteri europei che si tiene oggi a Bruxelles.



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