Libia/ Ora la guerra è tra militari e politici
Martedì, 22 marzo 2011 - 18:25:00
di Guglielmo Sasinini
E’ meglio che gli uomini in divisa non si occupino di politica, si sa. Ma da qualche ora nelle basi militari e nei centri operativi impegnati a vario titolo nelle operazioni contro la Libia, serpeggia un notevole disappunto. Anche ufficiali di grado elevato, che seguono le rocambolesche evoluzioni politiche dei rispettivi Paesi di appartenenza, non nascondono il nervosismo, perché non c’è cosa peggiore di andare in guerra senza sentirsi supportati.
Alle domande che si inseguono in queste ore, loro hanno già da giorni risposte chiare e scritte, perché rientrano in quelle “regole d’ingaggio” approvate da tutta la coalizione che ha dato il via all’operazione “Alba dell’Odissea”.
L’ipotesi che Gheddafi possa essere nel mirino è prevista chiaramente proprio dalla risoluzione Onu, che autorizza a colpire il Raìs in quanto rappresenta una minaccia per il suo popolo. La strategia militare in atto è imperniata su tre punti. 1) Stabilizzare le aree degli insorti con la completa applicazione della no-fly zone e l’eliminazione di ogni minaccia. 2) Riorganizzare e armare gli insorti per incoraggiare la rivolta. 3) Continuare a colpire il regime fino a quando non si determini il suo collasso. Regole chiare, condivise, controfirmate da tutti i partner che ne hanno a lungo discusso nel corso dei vari vertici preparatori che hanno preceduto l’azione militare contro la Libia. Ma forse non è chiaro a tutti che nel momento in cui è stata presa la decisione di bombardare Gheddafi l’Armada occidentale si è assunta anche la responsabilità di schierarsi con una precisa parte belligerante.



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