Libia, insorti conquistano città natale di Gheddafi
In attesa di lanciare un assalto su vasta scala contro Sirte, le forze del Consiglio Nazionale Transitorio hanno messo a segno un successo di grande importanza simbolica. Dopo tre giorni di "intensi combattimenti", e' stata espugnata Qasr Abu Hadi, la cittadina in cui nacque Muammar Gheddafi, una ventina di chilometri a sud-ovest della roccaforte del vecchio regime.
Il Colonnello nacque nel 1942 sotto una tenda da nomadi in quello che all'epoca era soltanto un minuscolo villaggio. "I lealisti ci hanno attaccato con razzi Grad, mitragliatrici pesanti e fuoco di cecchini", ha raccontato Mufbah Raslan, comandante delle brigata insurrezionale che ha espugnato la cittadina, e tuttavia "il 75 per cento di Qasr Abu Hadi e' ormai nelle nostre mani", ha precisato Raslan, secondo cui il completamento della conquista non sara' tuttavia facile: sotto il regime di Gheddafi, in effetti, la localita' ha prosperato, raggiungendo una popolazione di quasi cinquemila abitanti, gran parte dei quali rimasti fedeli al loro concittadino piu' celebre. Il problema principale da affrontare sara' il disarmo dei civili, ha spiegato Raslan.
L'avanzata verso Sirte rischia dunque di subire l'ennesimo rallentamento. Fonti mediche presso l'ospedale da campo piu' vicino al teatro delle operazioni, una cinquantina di chilometri a ovest, hanno peraltro riferito di aver ricevuto istruzioni dal Consiglio Militare di Misurata affinche' si preparino a fare fronte a un crescente flusso di feriti, in vista di un imminente attacco finale. A quel punto rischierebbero di restare intrappolati gli emissari del Comitato Internazionale per la Croce Rossa, inviati a portare soccorsi in citta'.
Intanto dopo settimane di incertezze e timori per la loro sorte è iniziata l'evavuazione di centinaia di immigrati africani da Sabha, ex roccaforte delle forze fedeli al regime di Muammar Gheddafi, situata circa 600 chilometri a sud-est di Tripoli: lo hanno annunciato dal quartier generale di Ginevra fonti dell'Oim, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che si e' assunta l'onere dello sgombero di massa.
Stando alle fonti, ieri un primo convoglio formato da una quindicina di camion, con a bordo oltre 1.200 persone, ha lasciato la citta', la piu' vasta tra quelle che si trovano in pieno deserto libico, diretto a Zouarke, sul confine tra Ciad e Niger, dove dovrebbe arrivare nel giro di una settimana. Una volta a destinazione, gli evacuati saranno rifocillati e riceveranno assistenza sanitaria, per poi essere definitivamente rimpatriati.
Piu' della meta' degli immigrati sono cittadini ciadiani; gli altri sono invece originari di Mali, Burkina Faso, Senegal, Gambia, Sudan, Somalia, Eritrea ed Etiopia, oltre che del Marocco. A Sabha restano peraltro ancora centinaia di ulteriori immigrati dall'Africa sub-sahariana in attesa di rimpatrio. "Per loro sono state settimane di enorme preoccupazione, erano rimasti intrappolati in mezzo ai combattimenti per il controllo di Sabha", ha osservato Qassim Sufi, responsabile dell'ufficio dell'Oim a 'Ndjamena.
"Le ostilita' ci avevano impedito di far affluire rifornimenti alla nostra rappresentanza in citta', e di farne venire via gli immigrati". Il Consiglio Nazionale Transitorio aveva annunciato il 21 settembre scorso la completa conquista di Sabha, dalla quale nel frattempo sarebbe riuscito a fuggire lo stesso Gheddafi.
Sempre oggi è scaduto il cessate-il-fuoco di due giorni a Sirte, che era stato proclamato dalle forze del Consiglio Nazionale Transitorio per consentire l'evacuazione dei civili rimasti intrappolati nella citta' natale di Muammar Gheddafi. Tuttavia per il momento resta escluso un assalto su larga scala: lo ha affermato Hamed al-Hassi, comandante della brigata insurrezionale 'Qatar', attestata a est di quello che e' uno dei gli ultimi bastioni del vecchio regime in Libia.
"Dentro ci sono ancora oltre quindicimila persone", ha sottolineato. "Non possiamo sacrificarle". Hassi ha precisato che le operazioni militari si concentreranno invece sul sobborgo meridionale di Bouhadi dove, secondo quanto riferito da alcuni prigionieri lealisti, si nasconderebbe Mutassim-Billah Gheddafi, quinto figlio del Colonnello e gia' suo consigliere per la Sicurezza Nazionale. "Se cattureremo Mutassim", ha osservato, "la situazione si plachera'".
Dal canto loro molti tra i profughi che sono riusciti a fuggire da Sirte hanno dichiarato che la' nessuno sapeva niente della tregua di 48 ore, in quanto gli scontri nel frattempo non si sono mai fermati. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa a sua volta intende effettuare un altro tentativo di entrare in citta' per portare rifornimenti all'ospedale locale, la cui situazione appare sempre piu' drammatica, e in particolare bombole di ossigeno. "Bisogna tuttavia fare molta attenzione", ha sottolineato da Ginevra un portavoce dell'organizzazione umanitaria, Marcal Izard.
"L'ossigeno e' molto delicato, basterebbe un proiettile vagante e sarebbe il disastro". Uno dei sanitari che hanno lasciato Sirte, il biochimico Mohammed Shnaq, ha raccontato che le farmacie sono ormai totalmente prive di scorte di medicinali, poiche' una settimana fa le avevano consegnate al nosocomio che aveva esaurito le proprie. Anche quelle pero' stanno terminando, e ad aggravare ulteriormente l'emergenza c'e' la penuria di carburante, che impedisce tra l'altro di far funzionare i generatori, con la conseguenza che spesso la corrente elettrica viene a mancare proprio mentre sono in corso gli interventi chirurgici, e pertanto i pazienti muoiono in sala operatoria: tra loro ieri e' toccato a un ragazzino di soli 14 anni.


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