Legge elettorale/ Bossi spacca il Pd
La Lega spacca il Partito Democratico sulla legge elettorale. L'invito di Umberto Bossi a mettere mano subito alla normativa in Parlamento trova posizione diverse nella principale forza di opposizione. Critico e contrario il segretario, apertura di rutelliani e prodiani. Una risposta alle dichiarazioni del Senatùr è arrivata da Dario Franceschini in visita a Milano. "La Lega poteva pensarci prima di fare la 'legge porcata'. Adesso al referendum per abrogarla non possiamo che rispondere sì. Poi ci saranno quattro anni per rifare la legge". Ma non tutti nei Democratici sono d'accordo. "Se Bossi dice che sta scrivendo una nuova legge elettorale vuol dire che riconosce finalmente anche lui che in quella che Calderoli ha definito 'una porcata' c'è qualcosa che non va", afferma Arturo Parisi, leader degli ulivisti nel Pd e tra i promotori del referendum. "Bossi riconosce pure - aggiunge Parisi - che senza il referendum lui avrebbe finito per lasciare 'la porcata' esattamente così com'è. Chi vuole cambiare la legge attuale sa quindi già da oggi che l'unico modo per cambiarla è votare sì al referendum. Ma visto che Bossi è disposto a cambiare la legge attuale dopo il referendum, perché non considera di evitare il referendum cambiandola prima, magari approvando con una legge di un solo articolo il ritorno al Mattarellum? Il brevissimo tempo impiegato prima - conclude l'esponente referendario - a modificare la legge europea, e nei giorni scorsi a deliberare il rinvio del referendum al 21 giugno, dimostra che quando si vuole si può".
"Sulla legge elettorale il Pd apra subito un tavolo di confronto con la Lega, prima del referendum", spiega la rutelliana Linda Lanzillotta, intervistata su Red Tv. "La legge che uscirebbe dal referendum sarebbe peggiore dell'attuale - prosegue Lanzillotta - non serve all'Italia ma solo a chi vuole trasformare una minoranza in una maggioranza autosufficiente, si consegnerebbe il 55 per cento dei parlamentari a chi ha ottenuto un solo voto in più dell'avversario. Un partito che avesse anche solo il 25 o il 30 per cento dei consensi potrebbe da solo cambiare la Costituzione. E per di più con il referendum non si cancellerebbero le parti peggiori dell'attuale legge, come le liste bloccate e i maxi collegi che troncano ogni collegamento tra eletti ed elettori, tra eletti e territori." Quindi secondo Linda Lanzillotta l'unico obiettivo da perseguire è quello di dare al nostro paese una buona legge elettorale. "In questo senso la posizione della Lega è molto interessante. Il Partito Democratico dovrebbe subito verificare se si può trovare una linea comune e su questa base valutare come comportarsi al referendum. Anche il sì al referendum potrebbe assumere un altro significato perché non sarebbe un salto nel buio del Superporcellum, ma un impegno per una nuova legge elettorale su cui si è già verificata la possibilità di realizzare una maggioranza".



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