Legge elettorale/ "Nessun accordo Pd-Pdl". Ma nel 'sottoscala' l'intesa c'è

"Nessun accordo tra Pd e Pdl sulla legge elettorale". I maggiorenti dei due più grandi partiti italiani che hanno partecipato ai colloqui di questi gironi ufficialmente negano qualsiasi tipo d'intesa sulla legge che sostituirà il Porcellum e con la quale, sempre che i Parlamento l’approvi in tempo, si andrà a votare alle prossime Politiche. Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, sentito sulla questione da Affaritaliani.it rimane sul vago: "Per adesso stiamo facendo un giro di orizzonte, quindi non vedo cosa significhi un accordo tra Pdl e Pd. Stiamo parlando con tutti i gruppi e stiamo vedendo le aree di compatibilità e di condivisione che ci sono. E' un'iniziativa che abbiamo fatto per smuovere e accelerare i percorsi che erano fermi alle parole". Dello stesso tenore le parole del responsabile delle riforme del Partito democratico, Luciano Violante: "Non c'è nessun accordo. Nel senso che abbiamo affrontato con loro così come abbiamo fatto con altri le questioni relative alla legge elettorale e alla riforma costituzionale. Dopodiché bisogna vedere se il Parlamento approverà il testo che presenteremo. Siamo ancora ai primissimi passi e sarebbe eccessivo fare illazioni".
Ma, da quanto è in grado di rivelare Affaritaliani.it, la bozza della riforma della legge elettorale è già pronta e Pd e Pdl stanno per convergere sul modello proposto dal costituzionalista e senatore del Pd Stefano Ceccanti. Si tratta di un meccanismo che si ispira alla Germania per quanto riguarda il metodo di scelta dei parlamentari mentre la ripartizione dei seggi avviene su uno schema simile a quello spagnolo, in questo caso su base 'pluriprovinciale' senza recupero dei resti. Tradotto, vengono premiati i due partiti più grandi, ma le forze minori possono contare comunque su un "significativo diritto di tribuna" nelle circoscrizioni maggiori. Il sistema premierebbe comunque Pd e Pdl così come la Lega grazie al suo radicamento in una zona geografica definita, ma non costringerebbe il Terzo Polo ad allearsi con qualcuno. Il Pd potrebbe così coltivare un rapporto con Sel e valutare se proseguire la convivenza con Di Pietro, senza per questo pagare prezzi elettorali. Dall'altro lato l'alleanza tra Pd e Udc sarebbe più facile da realizzare, perché un accordo con Casini potrebbe essere siglato anche dopo il voto. La cautela di chi partecipa ai colloqui è d'obbligo anche perché ci sarà da convincere i leader degli altri partiti, Casini, Di Pietro e Bossi in testa della bontà della proposta Ceccanti.
Daniele Riosa


Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.





































