Un regresso al Mattarellum
Di Davide Biassoni
Le forme della rappresentanza partitica in Parlamento influiscono sulla composizione politica dei governi e, di lì (in misura significativa), sulle perfomances dell’esecutivo. Tuttavia, alla radice sta il voto dei cittadini e, in particolare, le modalità attraverso le quali i suffragi sono tradotti in seggi. All’origine, quindi, vi è il sistema elettorale, ossia quella legge in grado di condizionare tutti gli elementi sopra descritti e, in quanto tale, perno cruciale di ogni regime democratico. Inoltre, si comprende meglio come i partiti siano sempre così vigili nella definizione del sistema di voto, soprattutto riguardo ai meccanismi che vanno ad influenzare il numero di rappresentanti che ciascuna lista, dato il consenso ottenuto, riuscirà ad eleggere. La decisione bipartisan fra maggioranza e opposizione è ricaduta sul 21 giugno per la celebrazione del referendum abrogativo su alcune parti strategiche della legge Calderoli, in concomitanza con i ballottaggi delle elezioni amministrative.
Opportuno ragionare allora sui due esiti principali che ne potranno scaturire: da un lato, la vittoria dei “sì” ai tre quesiti, dall’altro il permanere dello status quo che, presumibilmente, sarà legato al mancato raggiungimento del quorum. Nel primo caso, la conseguenza essenziale sarà quella di generare un sistema dagli effetti fortemente maggioritari, poiché la lista con un solo voto in più rispetto alla seconda classificata esprimerà il 55% dei seggi alla Camera (mentre al Senato permarrebbe il rebus dei premi regionali, attribuiti sempre al partito arrivato primo in ciascuna Regione). Tutto questo con quali conseguenze sulle dinamiche e tattiche della competizione partitica? Il rischio più evidente è la creazione di due grandi listoni contrapposti, facenti perno sui due partiti maggiori, ossia PdL e PD. E’ plausibile infatti che UdC, Lega Nord, IdV e Sinistra Arcobaleno superino la soglia di sbarramento del 4%, ancorché risultando ininfluenti nel determinare la maggioranza parlamentare a sostegno dell’esecutivo.



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