Il ministro Romano ad Affaritaliani.it
'Bisogna puntare sul Made in Italy'
"L'esperienza del caso Parmalat dimostra la fragilità del nostro sistema imprenditoriale". Saverio Romano, neo ministro dell’Agricoltura, è stato ospite di Affaritaliani.it durante la riunione di redazione e ha risposto a domande a 360 gradi. Sulle quote latte: "Ho indetto un tavolo tecnico per sentire tutte le parti e risolvere la questione". E ancora: "Per il ministero ho disegnato una cornice strategica che prevede la tutela del mercato non attraverso azioni protezionistiche, ma attraverso modelli che esaltano il valore del nostro mercato come l’etichettatura, la lotta alle contraffazioni, la competitività attraverso il sostegno del made in Italy e il no agli ogm".
Nello scontro tra Bossi e Berlusconi sembra che il governo sia in fibrillazione. La Lega sta cercando l’incidente per sfilarsi?
Guardiamo ai fatti. Sulla vicenda Libia il governo ha preso e mantenuto una presenza coerente. Ha preso parte alla delibera dell’Onu, ha chiesto e ottenuto che la guida fosse affidata alla Nato e alla fine ha dato la disponibilità ad un intervento militare perché, come scritto nella delibera, in caso di evoluzione del quadro bellico la popolazione deve essere difesa anche con le armi. La Lega ha sempre avuto una posizione di non-belligeranza, ma noi facciamo parte di organismi internazionali e quando prendiamo impegni non possiamo metterli in discussione perché un componente della maggioranza ha delle perplessità. Sono convinto che Berlusconi chiarirà con la Lega cosa è accaduto e se ci sono stati problemi di comunicazione.
In secondo luogo è impossibile creare un nuovo governo al di fuori di quello attuale. Quindi non credo che la Lega si possa sfilare. La Lega oggi è parte centrale di una alleanza che la vede al governo e non vedo per quale ragione dovrebbe scegliere un’opzione che non ha nessuna prospettiva politica.
Secondo lei ci sono delle tensioni nella maggioranza?
Credo che le fibrillazione più evidenti siano quelle nell’opposizione. Mercoledì sul tema del testamento biologico Fli ha votato con l’opposizione, con il Pd e Idv, mentre l’Udc ha votato con la maggioranza di centrodestra. Quelle sono fibrillazioni importanti perché riguardano il modello di società che vogliono proporre agli italiani. Se su questi temi chi si candida ad essere un polo alternativo si divide allora la dice lunga sulla possibilità di creare un alternativa al blocco di centro destra che su certi temi di fondo ha sempre trovato il modo di stare assieme. Noi abbiamo superato prove difficili e il nostro governo resisterà fino a fine legislatura.
Sulla Libia Maroni ha detto che il Consiglio dei Ministri non ha mai dato il via libera ai bombardamenti
Il Consiglio dei Ministri non è mai stato chiamato a dare una parola sui bombardamenti, ma ha dato lo ha fatto sull’impegno assunto con la delibera dell’Onu. Il governo si è mosso coerentemente con gli impegni assunti e tutta la questione sarà risolta con un confronto interno.
Il giornale afferma che è tutta una manovra di Tremonti? Non è la prima volta che Il Giornale attacca il ministro dell’Economia che è un po’ il collante tra la Lega e il Pdl
Tremonti ha tutto l’interesse a tenere in piedi il governo perché ne fa parte da lungo tempo e perché al governo Berlusconi non c’è alternativa. Tutte queste sono illazioni.
Qual è la situazione a Lampedusa?
Lampedusa è stata liberata ed è ritornata al suo splendore. La polemica delle ultime settimane è stata stucchevole e strumentale. Il governo ha agito tempestivamente. Si è trovato davanti ad un’ondata di 5mila clandestini che non potevano essere contenuti in un’isola così piccola. La prova della bravura del governo l’hanno data i lampedusani con l’accoglienza calorosa riservata al premier.
Come vede l’operato della Lega su Lampedusa?
Io guardo l’operato del governo e Maroni ha fatto un lavoro eccezionale, egregio. Le tensione legate all’ondata migratoria si stanno ormai affievolendo.
Luca Cordero di Montezmolo ha lasciato intendere che potrebbe scendere in politica. Secondo lei lo farà? E come?
Sono scelte che farà Montezemolo che avrà tutta la possibilità di scendere in campo se lo vorrà. Ma io vorrei fare una piccola riflessione su come l’Italia sia retta ancora da una gerontocrazia a differenza degli altri Paesei europei. Abbiamo avuto l’esempio di Aznar che a cinquant’anni ha deciso di ritirarsi dalla politica. Zapatero a 51, Blair a 53 , Cameron a poco più di 45. L’unico soggetto politico a dimostrare la necessità di un ricambio generazionale della politica è stato Silvio Berlusconi. Ha portato all’interno del governo persone come: Mariastella Gelmini, Angelino Alfano, Raffaele Fitto, Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna. Tutte persone che o non hanno ancora 40 anni o li hanno appena compiuti. Significa che quando Berlusconi deciderà di far evolvere la sua scelta politica in qualcos’altro lascerà in eredità in questo Paese il ricambio generazionale.
In Germania Angela Merkel è diventata la prima premier donna del Paese. Secondo lei qui da noi è maturo il tempo per un presidente del consiglio donna? Vedrebbe bene una Letizia Moratti come Margaret Thatcher?
Il nostro Paese è pronto e maturo. Sia per quanto riguarda l’età che le questioni di genere. Ritengo però che questi due aspetti, da soli, non siano sufficienti a marcare una leadership per poter guidare un Paese. Guardo più al progetto politico. Che sia uomo o donna poco importa, l’importante è che abbia quel carattere e quella leadership necessarie a vincere le elezioni e guidare un paese.
Quanto durerà e cosa farà adesso il governo?
Il governo durerà fino alla fine della legislatura e lavorerà per fare le riforme necessarie, come quella della giustizia, quella fiscale e completerà quella sul federalismo. Proprio in questo frangente non è plausibile pensare che la Lega, alla vigilia dell’approvazione del federalismo fiscale, che è la ragione sociale di quel partito, oggi pensi di buttare tutto all’aria.
Qual è la sua posizione sul federalismo, visto che lei è siciliano e quando è stato nominato ministro ha ricevuto l’appoggio di Gianfranco Micciché che in Sicilia ha dato vita ad un movimento che vorrebbe essere, in qualche modo, l’equivalente meridionale della Lega.
Io sono favorevole al federalismo fiscale che ha come scopo quello di responsabilizzare le amministrazioni nella spesa e renderle autonome per quanto riguarda l’imposizione fiscale. Per alcune regioni questo federalismo va accompagnato perché vi è una condizione infrastrutturale inadeguata o insufficiente che non consente di avere le stesse opportunità che invece in altre aree ci sono. Il lavoro di accompagnamento porterà anche la possibilità che questi comuni possano diventare virtuosi. Adesso non credo che ci sia uno spazio politico importante per il rivendicazionismo meridionalista. La domanda che si devono porre i partiti è: l’Italia ce la fa senza il Mezzogiorno e il Mezzogiorno può essere abbandonato al suo destino? La mia risposta è no.
E’ appena uscita una sentenza dell’Unione Europea che boccia il reato di clandestinità e quindi una parte della legge Bossi-Fini. Come affronterà questo bocciatura il governo?
Quando la questione arrivò in parlamento io votai contro. E’ più facile riaccompagnarli a casa che condannarli e costa anche meno.
Come giudica la posizione dell’Europa sul tema dell’immigrazione?
In questi ultimi tempi l’Europa si sta comportando in maniera egoista. Per la verità su questo tema ha sempre mantenuto un profilo distante. Più che un atteggiamento di distrazione è una filosofia: sono problemi di frontiera, occupatevene voi. Ha fatto bene Berlusconi, insieme a Sarkozy, a mandare una lettera alla Commissione spiegando che quello dell’immigrazione è un problema che si deve affrontare tutti assieme.
Dove vede l’Udc?
Sono convinto che la scelta fatta da Casini di stringere sempre più alleanze con il centrosinistra nel tempo lo penalizzerà. Quando sarà chiamato a fare la scelta definitiva in sede politica troverà il suo elettorato disorientato perché è noto a tutti che Casini è alleato in giunta in Liguria con il Pd e in Campania con il Pdl.
Che cosa farà per le quote latte?
Ho indetto un tavolo tecnico per sentire tutte le parti. Abbiamo già fatto un passo in avanti verso i Cobas del latte che hanno capito che devono aderire alla legge, fatta in precedenza, per poter pagare le multe. Adesso stiamo raccogliendo le loro obiezioni per poi poterne discutere assieme.
Come noto c’è una indagine giudiziaria nei suoi confronti, ma c’è una novità recente perché Massimo Ciancimino, suo primo accusatore, ha dei problemi di credibilità.
Il sistema giudiziario italiano è fragile e va riformato. Anche il conflitto di competenze tra la procura di Palermo quella di Caltanisetta pone in evidenza il problema dell’uso dei cosiddetti pentiti. Sono state espresse delle perplessità sulla buona fede di questo soggetto. Al di là di ogni valutazione trovo che sia inquietante la vicenda dell’esplosivo che gli è stato trovato a casa. Saranno i magistrati a dirci perché. Sedici candelotti, diversi detonatori. Una faccenda molto inquietante se, come alcuni esperti hanno detto, l’esplosivo avrebbe potuto far saltare in aria un intero palazzo.
Cosa è successo con il caso Parmalat e il blitz dei francesi?
Questa esperienza dimostra la fragilità del nostro sistema imprenditoriale. Quello di Parmalat è un affare importante, un boccone prelibato. Se anche chi è interessato non ha la dimensione economica adeguata per poter fare una operazione del genere, questo la dice lunga sulla condizione del nostro sistema imprenditoriale. Tremonti si è mosso correttamente ponendo il tema della reciprocità nei rapporti tra Italia e Francia. Io ho sostenuto alcune condizioni come il fatto che la testa dell’azienda rimanga italiana, che il latte sia nostrano, il marchio pure e che vengano preservati i contratti. In difesa dell’italianità del prodotto e della filiera. Il nostro compito oggi è far seguire alle parole i fatti. Questa vicenda mostra come la politica sia sempre più in difficoltà a comandare il mercato. È la dinamica dell’economia che regola più che la politica.
Come mai l’agroalimentare made in Itlay perde pezzi? E’ un discorso di politica industriale che manca?
Ho relazionato alle Commissioni Agricoltura della Camera e del Senato il mio impegno da qui al 2013 e ho disegnato una cornice strategica che prevede la tutela del mercato non attraverso azioni protezionistiche, ma attraverso modelli che esaltano il valore del nostro mercato come l’etichettatura, la lotta alle contraffazioni, la competitività attraverso il sostegno del made in Italy, il no agli ogm. Perché sono convinto che il nostro mercato non è in condizione di competere con mercati internazionali che magari usano gli ogm, produzioni intensive, che abbassano i costi ma anche la qualità del prodotto. Ad esempio io dico no agli ogm non perché abbia il totem ideologico che facciano male alla salute, ma perché nel mondo possiamo essere un mercato appetibile per chi non vuole mangiare ogm. Questa strategia è mancata a livello europeo. Adesso voglio indire gli stati generali dell’agricoltura per creare una proposta politica che con una sola voce possa essere portata a Bruxelles.
Il centrodestra appoggia la candidatura della Moratti. Secondo lei quali saranno i risultati di questa consultazione?
Ci sono tante liste e candidati e la Moratti potrebbe non vincere al primo turno. Ma alla fine la gente di Milano capirà che il cosiddetto voto inutile può addirittura essere dannoso perché chi si è candidato con la sola velleità di andare al ballottaggio dimostra di non avere un progetto per la città, ma solo un progetto per la sua parte politica. Lei si immagini un candidato che non ha alcuna possibilità di essere eletto che si candida solo per poi condizionare la sfida del ballottaggio tra altre due persone. A Milano la gente capisce questi giochetti e al momento opportuno saprà scegliere
Cosa si aspetta il suo partito da Milano?
Il nostro partito, i Popolari di Italia Domani, è in pista da pochi mesi e deve ancora superare il gap relativo ad una scarsa presenza sul piano mediatico. Il nostro approccio perciò deve essere di natura diversa: vogliamo contribuire all’elezione di Letizia Moratti. Il nostro apporto elettorale in questo momento è in funzione della vittoria dei candidati che abbiamo scelto affinché poi ci sia spazio per costruire un domani.
Il terzo polo si è già spaccato? Nell’ipostesi di ballottaggio Fli vorrebbe andare con Pisapia e l’Udc con la Moratti. In questo caso lei sarebbe d’accordo ad un sostegno dell’UDC?
Io faccio un altro ragionamento. La spaccatura tra Fli e Udc non è in riferimento al sostegno della Moratti a Milano o di Lettieri a Napoli. La spaccatura è nella ragione politica di quei partiti. Ragione politica che è impossibile far convivere in un partito unico perché i due movimenti hanno un modo di intendere la società in maniera diversa. La spaccatura dell’Udc non sarà tanto con Fli, ma al suo interno. Tra il vertice che predilige un’alleanza con il centrosinistra in nome dell’antiberlusconismo e la base che invece è sempre stata legata al centrodestra.
In un’ottica di competizione lei teme di più Pisapia o la Lega Nord?
Io non temo né l’uno né l’altro. Apprezzo e stimo Pisapia che ho avuto modo di conoscere in parlamento, è un giurista importante e una persona molto a modo, ma ognuno di noi ha un portato politico e il modello di società del blocco sociale che sostiene Pisapia non mi convince.



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