La Lega e la secessione... interna
Di Giuseppe Morello
La Lega è in uno di quei momenti (capitano a tutti, bisogna aver pazienza) in cui chiunque parli e qualunque cosa dica fa emergere e alimenta rotture e divisioni. Come in quelle coppie in cui, una volta rotto l'incanto, ogni parola, anche la più conciliante, apre una nuova trincea e diventa il punto di partenza di ulteriori divisioni.
Borghezio, al quale già a scuola deve essersi bruciata la parte di dizionario con i lemmi concilianti, non risponde perfettamente all'identikit del pompiere. E infatti il suo elogio alle idee del folle massacratore norvegese hanno scatenato la reazione di Maroni e Calderoli, che hanno parlato di "farneticazioni".
Fossero tutte qui le divisioni interne sarebbe poco più che folclore leghista, in realtà la situazione è sempre più tesa all'interno del Carroccio, al punto che ormai se ne occupa persino l'Economist, che al tema ha dedicato un recente articolo.
Solo qualche settimana fa c'erano stati gli attriti tra Maroni e Bossi sulla riconferma di Reguzzoni a capogruppo della Lega alla Camera, mentre è sempre più palpabile il disagio del ministro dell'Interno, come è apparso evidente sul voto per la carcerazione di Papa. La situazione è talmente tesa che questa settimana Bossi non scende a Roma per preparare al meglio il Consiglio Federale di venerdì.
Lontano dai riflettori la battaglia che vede contrapposte le tre anime della Lega è ancora più dura, anche perchè molti sentono che è prossimo il momento della successione a Bossi. Il "cerchio magico" (Mauro, Reguzzoni, Bricolo, la signora Bossi) cerca di presidiare le posizioni acquisite, l'area attorno a Maroni scalpita per rinnovare il partito e il gruppo che fa capo a Calderoli sta nel mezzo a vedere cosa accade.
La Lega del dopo Bossi rischia di sperimentare sulla sua pelle la secessione. Quella interna.



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