Canton: "Pronto a usare le armi per la Padania". Tosi non va a Ballarò e Radio Padania…

"Io sono stato eletto per acclamazione perché ero il candidato unico. Gli altri si sono ritirati, se sotto il diktat di Bossi lo chieda a loro - ha proseguito Canton - Elezione sovietica? Al limite elezione padana, non siamo pratici dell'Est del mondo". Canton ha poi liquidato la questione dello striscione con la scritta 'Canton segretario di nessuno' apparso dopo la sua elezione: "C'è adrenalina che va sfogata - ha detto- Che ci sia un sommovimento e brillantezza del movimento mi va bene. La Lega non è spaccata, assolutamente. E' spaccata solo nella testa di qualche capetto".
Anche dai media traspare la tensione che sta lacerando il Carroccio. Se Radio Padania ha censurato il dissenso con l'invito ai radioascoltatori, dai microfoni di 'Che aria tira', a non toccare l'argomento congresso di Varese, in cui è stato eletto il segretario Maurilio Canton per acclamazione e non con il voto come chiedevano i delegati, Tosi, sindaco maroniano di Verona, non parteciperà stasera a Ballarò. Ufficialmente perché il primo cittadino scaligero parteciperà giovedì a una trasmissione ( "Piazza Pulita, su La7) che gli ha chiesto un embargo video di 48 ore prima della messa in onda. Ma dietro il no a Giovanni Floris potrebbe celarsi una consegna del silenzio impartita dall'alto. Tosi, infatti, è colui che ripetutamente ha chiesto le dimissioni di Berlusconi e ha più volte sponsorizzato Roberto Maroni a Palazzo Chigi. Intanto per non rinfocolare la tensione Gianpaolo Gobbo segretario della Lega in Veneto ha deciso di non dar seguito all'annunciato processo all'eretico Tosi. Proprio nella Treviso di cui Gobbo è il sindaco il partito ha congelato il congresso. Ma il segretario cittadino Enrico Chinellato tranquillizza tutti: "Qui si sta bene, tira aria buona". Anche per Sonia Brescacin, fresca segretaria della circoscrizione coneglianese, non potrebbe andare meglio: "Il confronto nella Lega c'è tutti i giorni, si fa nelle riunioni, nelle sedi di partito e a diversi livelli". Ma Arnaldo Pitton, segretario dell'Opitergino, non è d'accordo e ammette che "il nostro partito è sempre stato aperto al confronto e negare un momento di dialogo come il congresso lascia amarezza. È difficile capire il perché di questi rinvii, anche perché a Treviso non ci sarebbero dubbi sulla riconferma di Da Re. I militanti hanno voglia di voto e di democrazia e ormai l'ultimo congresso non me lo ricordo neanche più". Voglia di voto e partecipazione che contagia anche Padova, l'altra provincia in cui il partito ha deciso di mettere in freezer il congresso. Una decisone che ufficialmente è stata accettata dai colonnelli locali ma che dietro le quinte viene contestata Ora ci si interroga sul perché Bossi abbia voluto fare voluto fare lo strappo facendo eleggere per acclamazione Caton segretario di Varese. Qual e' la partita vera? e' la domanda che si fanno i maroniani. Il partito e' sempre piu' spaccato e la leadership di Bossi sembra appannarsi: del resto, anni fa non era neanche pensabile - cosi' si dice in ambienti lumbard - che il leader del Carroccio venisse contestato cosi' apertamente e per di piu' a Varese, dove il partito e' nato. C'e' chi racconta, che a partecipare alla contestazione ieri siano stati anche esponenti leghisti fedeli a Bossi da sempre, sin dalla loro formazione politica di giovani militanti.
E i bossiani o meglio quelli del cosiddetto cerchio magico? Minimizzano. Si sottolinea che in presenza di un candidato solo non si vota mai e che quindi l'elezione per acclamazione e' del tutto normale. Quindi, nessuna forzatura. Se poi non si accettano queste regole - riferisce un esponente leghista - si puo' anche andare via dal partito. L'unica ammissione che viene fatta e' che una contestazione comunque c'e' stata ma si deve capire da parte di quanti (c'e' chi dice un terzo su una platea di 300 delegati) e se era rivolta a Canton o direttamente a Bossi. In ambienti leghisti vicini al Senatur viene spiegato tra l'altro che Bossi non ha chiesto a nessuno di ritirarsi e se gli altri due candidati erano cosi' motivati, non avrebbero deciso di mollare. E invece, cosi' e' andata. Inoltre, Bossi aveva indicato Canton prima ancora che ci fossero le altre due candidature. La domanda pero', per entrambe le anime del partito e' la stessa: e ora che succede? Per chi e' piu' vicino a Bossi, la situazione non e' facile e bisognera' capire se si sia trattato di un fatto personale contro quel candidato in particolare o se la protesta fosse rivolta proprio a Bossi. E dal comportamento degli altri leader politici del Carroccio, riferisce un autorevole leghista, si potra' capire quale fosse l'oggetto del contendere. Per i leghisti, pero', Maroni e' una persona troppo capace, intelligente e con una popolarita' crescente da giocarsela adesso su Canton. E quindi, prosegue il ragionamento, per organizzarsi contro il capo, serve che qualcuno dall'alto metta la mano su questa cosa. I maroniani, intanto, si interrogano sul futuro del partito, su come andare avanti. Specie - e questo viene sottolineato come elemento fondamentale - dopo che Bossi ha ribadito che bisogna restare alleati con Berlusconi e continuare la legislatura fino al 2013. Inoltre, c'e' il 'nodo' del congresso della Lega Lombarda: quando si fara' ancora non si sa (ieri Bossi ha detto che comunque si terra', pur senza precisare i tempi), ma quello sara' un appuntamento importante con Giancarlo Giorgetti, in carica dal 2002, ora in scadenza. Per chi e' vicino al Senatur, i congressi vanno fatti ma sul quando, sul come e sul perche' a dare indicazioni dovra' essere lo stesso Bossi. Oltre che sul nome del candidato perche', riferiscono sempre in ambienti vicini a Bossi, la Lega Lombarda e' la cassaforte della Lega e va tutelata. E come e' sempre stato in passato, anche adesso dovra' essere il leader del Carroccio a dare direttive precise. Maroniani, cerchisti, anti-cerchisti e bossiani. Quella che segue e' la descrizione di un mondo che non esiste nella geografia ufficiale padana, perche' nessun leader della Lega Nord ha mai parlato di correnti all'interno del movimento, se non per smentirne l'esistenza. E' pur vero pero' che, nel Carroccio, esistono diverse anime. E che, almeno dalla raccolta firme per sostituire il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, storico avversario di Roberto Maroni, i leghisti hanno cominciato a contarsi e mettere le 'bandierine' in una sorta di risiko della 'Padania'. Malgrado il ministro dell'Interno ne smentisca l'esistenza ("L'unico maroniano sono io", ha detto piu' volte), esiste un gruppo ristretto di dirigenti (sindaci, deputati e uomini di partito) che si identificano nelle sue posizioni, a volte critiche nei confronti di parte del Pdl o del governo. A questi si oppone il cosiddetto 'cerchio magico', che ha piu' a cuore la tenuta dell'alleanza e dell'esecutivo, ed e' composto da coloro che, dopo il malore dell'11 marzo 2004, affiancano con maggior frequenza Umberto Bossi nelle sue trasferte a Roma e nei comizi (oltre a Reguzzoni, la vice presidente del Senato, Rosi Mauro, il capigruppo al Senato, Federico Bricolo, e il tesoriere del partito, Francesco Belsito). Poi, ci sono coloro che, pur non essendo 'maroniani doc', si sono avvicinati al titolare del Viminale nella critica al 'cerchio'. Quanto ai 'bossiani', citati di frequente nei retroscena, e' l'unica corrente che non ha alcun fondamento. O meglio, almeno fino a quando rimarra' al timone del partito, nel Carroccio, tutti, Maroni compreso, rispondono agli ordini del "capo", come viene chiamato Bossi. E nessuno lo ha mai contestato, almeno fino ad ora.
La partita dei congressi dell'autunno, che si e' conclusa con la contestata imposizione del segretario provinciale di Varese, ha aperto queste fratture tra le diverse anime di casa Lega. Di seguito, una mappa dettagliata delle bandierine piazzate sul territorio delle 'nazioni' padane:
LOMBARDIA: Nella regione, dove la Lega e' nata, il partito e' guidato dal 2002 da Giancarlo Giorgetti, segretario in scadenza della Lega lombarda (costola dalla quale nacque, nel 1991, la Lega Nord). Varesino, come Maroni, Giorgetti, che e' anche presidente della Commissione bilancio di Montecitorio, e' ritenuto vicino al titolare del Viminale. Il risultato e' che, almeno 12 province lombarde su 16 (ci sono anche Valcamonica e Ticino), sono guidate da segretari 'maroniani' o 'anti-cerchisti'. - A Milano, tra i leghisti piu' attivi c'e' Matteo Salvini, capogruppo in Consiglio comunale e 'maroniano doc'. Bergamo e' la citta' di Roberto Calderoli, battitore libero, uomo delle riforme, dai posizionamenti ondivaghi rispetto alla divisione cerchio-maroniani, definito da Bossi "il mio braccio destro a Roma" durante la cerimonia del rito dell'ampolla. Sempre a Bergamo la deputata, Carolina Lussana, e' considerata vicina al 'cerchio', mentre il presidente della Provincia, Ettore Pirovano e' ritenuto di area maroniana, cosi' come il giovane segretario provinciale, Christian Invernizzi. Bergamasco e maroniano anche il deputato Giacomo Stucchi che, nei 'desiderata' della maggioranza dei deputati lumbard, avrebbe dovuto sostituire Reguzzoni (mossa stoppata dallo stesso Bossi). A Brescia, negli ultimi congressi, Fabio Rolfi, maroniano, si e' aggiudicato la poltrona di segretario provinciale. Ma Brescia e' anche la provincia dove il figlio del Senatur, Renzo, ha incassato 12.893 voti alle Regionali del 2010. Considerata legata al 'cerchio', e vicina a Renzo, l'assessore lombardo allo Sport e ai giovani, la bresciana Monica Rizzi. In Valcamonica, provincia leghista, feudo di Davide e Bruno Caparini ('anti-cerchisti'), nel congresso provinciale del 25 settembre, Enzo Antonini ha battuto il candidato del 'cerchio'. Infine Varese, citta'-culla del movimento. Dopo l'elezione del segretario cittadino, Marco Pinti, non esattamente di fede cerchista, al congresso provinciale Bossi ha imposto Maurilio Canton, vicino a Reguzzoni, candidato contestato da una parte dei delegati al congresso, che reclamavano il voto. Gli altri due candidati, Donato Castiglioni e Leonardo Tarantino, si sono ritirati dalla corsa all'ultimo sprint. A Varese, tra i 'maroniani doc' si puo' annoverare il sindaco, Attilio Fontana.
VENETO: Nella Lega, il Veneto e' un mondo a parte. Qui, piu' che le frizioni tra 'maroniani' e 'cerchio', il movimento e' diviso dalle contrapposizioni tra le due 'star' regionali, Luca Zaia e Flavio Tosi. In questa dicotomia, il sindaco di Verona, tra i piu' popolari primi cittadini d'Italia, e' considerato vicino a Maroni, tanto che, all'indomani delle minacce di espulsione da parte di Roberto Calderoli, il titolare del Viminale e' andato a Verona per un faccia a faccia con lui. Zaia, anche lui molto popolare, si tiene lontano dalla contrapposizioni tra cerchisti e anti-cerchisti. Dalla sua parte ha l'appoggio dell'anziano segretario veneto Giampaolo Gobbo (in carica dal 1998). - PIEMONTE: Terra di Roberto Cota. Il governatore, molto vicino a Bossi, ha piazzato suoi uomini in diversi incarichi chiave. Abile nell'evitare posizionamenti tra 'maroniani' e cerchisti'. -
EMILIA E LIGURIA: L'Emilia e' guidata da Angelo Alessandri, la Liguria da Francesco Bruzzone. L'ultima parola spetta a Rosi Mauro che, in entrambi i territori, ha l'incarico di 'legato federale', una specie di 'super-commissario'. -
TRENTINO: Il segretario nazionale e' Maurizio Fugatti, deputato originario della provincia di Verona e membro della Commissione Finanze, ritenuto lontano da posizioni cerchiste. -
ROMAGNA: il segretario romagnolo, Gianluca Pini, e' uno dei dirigenti ritenuti attualmente piu' vicini a Maroni - NEI PALAZZI ROMANI: Contro il cerchio si sono schierati, con la raccolta firme per la sostituzione di Reguzzoni, 46 su 59 deputati. Piu' difficile la classificazione dei senatori. Tra sottosegretari e vice ministri Roberto Castelli e' un leghista di lungo corso, fuori dalla contrapposizione maroniani-cerchio. Sonia Viale, ora sottosegretario al Tesoro, e' un'ex collaboratrice di Maroni. Michelino Davico, sottosegretario all'Interno e organizzatore del giro di Padania, e' ritenuto vicino a Calderoli. Francesca Martini, alla Salute, considerata vicina al cerchio. Come Belsito, sottosegretario alla semplificazione normativa.


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