Falce e Padania
Di Giuseppe Morello
A momenti non fanno più notizia gli exploit elettorali della Lega, pur essendo il risultato più eclatante delle ultime regionali. È che i successi del Carroccio non sono congiunturali: la Lega cresce praticamente in maniera ininterrotta sin dalla sua nascita, non solo in termini di quantità, ma anche di diffusione territoriale, visto che ormai presidia il nord, ma guadagna posizioni sempre più a sud, in Emilia, nelle Marche.
Si tratta dunque di un fenomeno strutturale che non va letto nella cornice della singola elezione, ma sul lungo periodo, tanto più che, come afferma la ricerca SWG che sintetizziamo su Affaritaliani.it, la Lega è ormai un meticciato politico, un partito in cui sono confluiti elettori dalle provenienze più disparate: dal Pdl a Rifondazione, dall'Udc ai Radicali.
A spiegare questo successo non bastano le osservazioni di costume sulla presunta rozzezza leghista, sul vilipendio del tricolore, sulla minaccia di secessione, e tutto il resto. La Lega conquista consensi innanzitutto perché appare pura e affidabile. Pensate solo alle polemiche più o meno stupide degli ultimi anni, sulla corruzione come sulle veline, e noterete che i leghisti non sono mai coinvolti e non hanno quasi ma partecipato nemmeno alla sarabanda dei commenti.
Al netto delle uscite folcloristiche (sempre più rare), i leghisti (specie gli amministratori locali) risultano persone serie, che mettono impegno in quello che fanno anche quando non sono particolarmente dotate intellettualmente, schive alla mondanità, poco ambigue o furbesche sulle questioni cruciali e con una idea di fondo chiara a orientare le loro scelte (il federalismo).
Insomma non sembrano mai "casta" e in molti si fidano e si identificano.



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