La Lega: né destra, né sinistra

Mercoledì, 30 dicembre 2009 - 20:30:00


Di Matteo Lazzaro

Quando si parla della Lega, per qualcuno viene naturale collocarla a destra, ciò è fuorviante e vorrei provare a spiegarne il motivo. Pochi sanno infatti che per classificare un partito politico non esistono solo destra e sinistra (e centro), ma la distinzione è più complessa a variegata. Un concetto fondamentale per capire cosa sia e da dove nasca un partito è la nozione di cleavages, che tradotto letteralmente dall'inglese significa "fratture". Si parla naturalmente di fratture sociali,  cioè particolari contingenze storiche e sociali che causano la rottura dell'equilibrio preesistente di una società e possono dare i natali ad un partito. Un politologo norvegese, Stein Rokkan, riuscì a teorizzare un modello, ad oggi universalmente riconosciuto, sulle fratture sociali che diedero origine a tutte le famiglie di partiti politici oggi esistenti. Ne individuò quattro.

La prima frattura, in ordine cronologico, fu quella che venne a formarsi alla nascita degli stati-nazione, cioè quella fra il centro e la periferia. Si riferisce al conflitto fra un centro politico amministrativo e le zone periferiche che questi cercava di sottomettere. Da essa nacquero rispettivamente i partiti accentratori e quelli regionalisti. La seconda fu quella fra lo Stato e la Chiesa. Sempre nel processo di formazione dello stato nazionale si ebbero accesi contrasti fra i neonati stati e le forze religiose, in particolare attorno al tema della "formazione della anime", ovvero al sistema d'istruzione. Ne ebbero origine i partiti a matrice confessionale e quelli liberali. La Terza frattura fu la disputa fra le città e le campagne nel periodo della rivoluzione industriale. Le campagne di svuotavano in favore dei centri urbani che divennero ben presto il cuore del sistema politico e ciò causò acute tensioni. L'ultima delle quattro è la più conosciuta, nonché quella che influenza tutt'oggi il nostro modo di classificare un partito. Si tratta della frattura fra il capitale e la forza lavoro. Da essa nacquero i partiti conservatori della borghesia e quelli socialisti del proletariato e il risultato fu la classica divisione fra destra e sinistra, che ancora oggi sono i sottoinsiemi principali dove vengono collocati normalmente i partiti di un sistema democratico.

Veniamo dunque all'oggi. Collocare la Lega Nord a sinistra (come è accaduto in passato), o come più spesso avviene oggi, a destra è un errore concettuale di enormi dimensioni. Strutturalmente la sua collocazione naturale è da rifarsi infatti alla prima delle quattro fratture: quella cronologicamente più antica, cioè la cleavage "centro-periferia". Se ciò non dovesse risultare convincente, è bene chiamare in  nostro soccorso un po' di logica. Per capirlo, prima di tutto, è necessario focalizzare rispettivamente i concetti chiave, cioè capire cosa siano esattamente la destra e la sinistra. Sul piano teorico le forze politiche di destra sono quei partiti o movimenti che hanno la tendenza alla conservazione dell'ordine stabilito e dello status-quo. Alla stessa maniera per sinistra si intendono quelle forze con spirito riformista, ovvero schieramenti che manifestano l'intenzione e la volontà di cambiare il sistema in cui si trovano ad operare. In modo riduttivo ma veritiero quindi: la destra è la politica della conservazione e la sinistra è quella  del riformismo, perlomeno nelle accezioni più moderate dei rispettivi termini.

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