Le confessioni di Bush: "Volevo attaccare l'Iran"
Si e' presentato come una "voce dissidente", contraria, almeno inizialmente, all'uso della forza in Iraq. E, come altre volte in passato, ha difeso a spada tratta l'uso del 'waterboarding', la forma di tortura che simula l'annegamento a cui fu sottoposto il cervello degli attentati dell'11 settembre, Khaled Sheikh Mohammed. George W. Bush, nella sua prima intervista a tutto tondo all'emittente Nbc in occasione della pubblicazione del suo libro di memorie "Decision Points", ha rivendicato le decisioni prese quando era alla Casa Bianca e, al tempo stesso, aperto uno scenario inedito sulla guerra contro Saddam Hussein. Per quanto mi riguarda, ha precisato l'ex presidente, sull'Iraq "fui una voce dissidente. Non volevo l'uso della forza". Al contrario, ha aggiunto "desideravo che la diplomazia facesse il suo corso". Intanto, pero', pianificava un attacco all'Iran: "Diressi un'indagine per verificare cosa fosse necessario per mettere a punto un attacco. Questo avrebbe fermato la corsa alla bomba, almeno temporaneamente". Nel poderoso volume di 500 pagine, 15 milioni di copie diffuse oggi nelle librerie, Bush compie un ampio mea culpa sugli errori in Iraq, in che contiene le sue memorie l'ex presidente americano si sofferma sull'esistenza di armi di distruzione di massa denunciate a gran voce dagli Usa: "Nessuno rimase piu' sconvolto e arrabbiato di me quando non trovammo queste armi. Ogni volta che ci ripenso mi sento male, ancora oggi". Ma sull'argomento Bush si e' rifiutato di scusarsi con gli americani durante l'intervista alla Nbc: "Scusarsi significherebbe che la decisione presa era sbagliata. E io non credo affatto che fosse sbagliata". 
Quanto allo scandalo delle torture commesse da soldati Usa nel carcere di Abu Ghraib, l'ex capo della Casa Bianca ha ammesso che la sua prima reazione fu "di nausea allo stomaco". I militari statunitensi "non solo hanno maltrattato i prigionieri ma hanno disonorato l'esercito Usa". Nessun pentimento, invece, sull'uso del 'waterboarding': il suo consulente legale, ha spiegato, gli assicuro' che si trattava di una tecnica non proibita dalla legge contro la tortura. "Non sono un avvocato - ha sottolineato Bush - Mi devo fidare della gente che ho intorno. Il mio compito era proteggere l'America. Ed e' quello che ho fatto". Si chiama Christopher Michel, ha soltanto 28 anni ed e' il ghostwriter piu' famoso d'America, almeno per il momento. E' stato lui, giovane californiano entrato alla Casa Bianca come semplice stagista nel 2003, a dare una forma narrativa alla poderosa autobiografia di George W. Bush, oggi pubblicata sotto il titolo di "Decision Points". Una carriera, quella di Michel, a dir poco folgorante. Da quando Barbara Bush lo presento' al padre, fu amore a prima vista: Michel, presto soprannominato 'Junior Bird Man', divenne l'ombra del presidente Usa, assurgendo al rango di speechwriter prediletto. Un compito che non ha impedito all'enfant prodige californiano di trovare moglie proprio all'interno della Casa Bianca, convolando a nozze nel 2008 con la ricercatrice Emily Kropp. "E' stata come una cavalcata - ha scritto con nostalgia ai suoi amici l'ultimo giorno della presidenza Bush - Sono arrivato come uno stagista non pagato nel 2003. Ho incontrato mia moglie e ci siamo sposati. Sono diventato il capo degli speechwriter e ho viaggiato per il mondo sull'Air Force One". L'avventura per Michel non e' finita con la Casa Bianca. Soltanto tre giorni dopo il termine del mandato di Bush, il suo 'boss' gli ha mandato una email mentre era in vacanza alle Bahamas. Contenuto del messaggio, le prime pagine del manoscritto che avrebbe dato vita a 'Decision points'. Missione: dare un posto nella Storia al 43» presidente Usa.



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