La filosofa Laura Boella ad Affari: "Il problema non sta nel premier, ma in queste donne falsamente emancipate"

Venerdì, 31 luglio 2009 - 15:13:00

Laura Boella
Laura Boella
"Il problema non è il Premier, sono le donne di oggi". Le voci ovattate degli audio dei presunti incontri con Patrizia D'Addario riecheggiano nella testa di centinaia di italiani. I riflettori sono puntati su Silvio Berlusconi (e sulle famose 10 domande che gli ha rivolto Repubblica), ma dal mondo della filosofia si leva una voce controcorrente, che sposta la discussione "sul genere femminile dei nostri tempi, privo di prospettive e strumenti per emanciparsi dal sistema-veline. Un buon esempio? Le campionesse del nuoto". Laura Boella è docente di Storia della filosofia morale all'Università Statale di Milano e conosce bene le donne. E proporio a partire da loro commenta con Affaritaliani.it lo scandalo di Bari. Da molti anni è impegnata nella ricostruzione del pensiero femminile del '900, dalle ricerche su Hannah Arendt al libro Cuori pensanti in cui si è occupata di Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano e Hannah Arendt, delle quali ha studiato le complesse personalità, l'articolato sistema di pensiero e la notevole influenza che hanno esercitato sulla cultura del nostro secolo.
 
E' uno spunto di riflessione nuovo. In tanti hanno attaccato la escort, Patrizia D'Addario. Le hanno dato della falsa, spregiudicata, scorretta, ma addirittura spostare il tema sul ruolo della donna oggi...

"Vede, il quadro del premier che emerge dall'inchiesta di Bari non presenta nulla di sconvolgente. Ne viene fuori il ritratto del classico maschio italiano all'interno di un tradizionale (almeno per l'Italia) sistema sociale patriarcale. L'intimità del Premier tra l'altro si trova in una dimensione a parte, molto televisiva nella sua costruzione. Un mondo che esula dalla realtà e dai suoi problemi. Uno di questi è rappresentato dalle ragazze di oggi che vivono credendo che quella sia la vita vera".

In che senso?

"Sono convinte che l'unico modo per realizzarsi professionalmente sia entrare nel mondo dello spettacolo e del gossip. Inseguono con tenacia ideali fittizi. E finiscono per confondere libertà e schiavitù. E' su questo punto che bisogna lavorare, farlo invece sull'idea del 'marpione', del solito 'uomo che comprae sfrutta' è improduttivo".

Il problema quindi sta nella falsa emancipazione delle donne dunque?

"Esattamente. Per la precisione la chiamo perversa emancipazione. Un problema gravissimo che deriva dalla mancanza di quella educazione alla libertà e all'autonomia che era un caposaldo nella rivoluzione femminista".

Margot Wallstrom, la vicepresidente della Commissione Ue, qualche tempo fa ha lanciato l'allarme: l'europarlamento è rosa solo al 35% e le nuove nomine sono tutte maschili. Segno che la società e la politica, di fatto, sono ancora del tutto antropocentriche...

"E' così. Le ragazze andrebbero aiutate fin da piccole con una forte educazione alla libertà, mentre ora da una parte regna il vuoto delle prospettive e dall'altro la società non fa nulla per aprire le porte alle donne. Un circolo vizioso. E' uno degli aspetti più tristi del post-femminismo. La Bernardini De Pace ha descritto Noemi e la D'Addario come 'piccole iene aggressive'. Non sono d'accordo. Sono false emancipate che non hanno strumenti per sottrarsi alle logiche televisive".

Eppure ci sono sempre più personaggi femminili di polso. Dai ministri alle giovani impegnate in politica. O ancora di più le sportive. Le nuotatrici italiane non sembrano interessate più alla fama che allo sport...

"Infatti queste ragazze, da Federica Pellegrini alla Cagnotto, sono mosse da un ideale verace, da una passione intensa e dovrebbero dettare l'esempio". 
 
Per tornare all'inchiesta di Bari, come giudica il comportamento della sinistra?

"Troppo impegnata a occuparsi dell'aspetto gossipparo. Anche lei ha perso di vista i problemi reali".

Filosoficamente, quali sono i punti fragili della vicenda?

"Sono due. Il rapporto pubblico-privato è il primo. Il secondo è la verità".

Cioè?

"Sarebbe bello poter considerare la camera da letto del premier come qualcosa che non ci riguarda, sul modello inglese, dove si ha un grande senso della privacy anche per i personaggi pubblici, ma nel momento in cui una cosa viene resa pubblica (e lo è stato fatto sin dalla prima lettera di Veronica) è difficile farla tornare nel privato. Poi se uno mente pubblicamente tutto si complica. Come nella vicenda Clinton. E' diventata d'interesse pubblico quando lui ha mentito pubblicamente. E qui subentra il concetto di verità. La cerchiamo spasmodicamente, a volte senza capire che dovremmo partire dal colmare quel vuoto in cui versa l'universo femminile. Così forse... Le vicende del Premier diventerebbero davvero 'affari suoi'"

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