La televendita della politica
Di Giuseppe Morello
È interessante vedere come i nostri politici, normalmente privi di idee, in campagna elettorale diano fondo a tutta la loro creatività inondando gli elettori di vertiginose proposte. La cosa vale soprattutto per il governo e la maggioranza, fermi da mesi ma diventati nelle ultime settimane – soprattutto riguardo a Milano e Napoli - un vulcano di idee. L’ultima di una lista che certamente si arricchirà ancora, è la proposta della Lega di tornare al proporzionale, ma prima di questa ne abbiamo sentite di tutti i colori: trasferimento dei ministeri al nord, sanatoria sulle multe, abolizione dell’Ecopass, abolizione della tassa dei rifiuti e condono delle case abusive a Napoli, eliminazione delle strisce blu e sconti sui parcheggi ai negozianti a Milano.
Un crescendo che dà a noi elettori la imbarazzante sensazione di trovarci non di fronte a candidati, ma a certi venditori tv che per soli 300 euro ti offrono, con la voce ormai rauca di promesse e la giugulare pronta ad esplodere, scintillanti gioielli in oro e diamanti e “voglio rovinarmi, ci aggiungo anche un viaggio alle Maldive, 4 tappeti persiani, un set completo di pentole in acciaio inox 18/10 e una mountain bike con cambio shimano”.
Un po’ è normale che in campagna elettorale ci si avventure in strabilianti promesse che ricordano le “liquidazioni totali” di certi negozi prossimi a chiudere, ma ci basterebbe che solo un decimo di questo profluvio di idee scorresse anche quando non ci sono elezioni. Invece lontani dal voto è solo calma piatta e tutto un cauto aggirarsi tra i “valuteremo”, “studieremo soluzioni”, “apriremo un tavolo di confronto”, “nella misura in cui” e così via democristianeggiando. Dalla politica più circospetta alla televendita: come possono sperare di essere presi sul serio?



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