La politologa Sofia Ventura ad Affaritaliani.it: "Fini? Schiacciato da Casini"

Lunedì, 17 gennaio 2011 - 09:30:00


Sofia Ventura
Sofia Ventura
"Si sta cercando di dare forma al cosiddetto Terzo Polo, però sono un po' scettica sul fatto che questo possa preludere alla creazione di qualcosa di più solido. La mia impressione è che Casini giochi la sua partita personale e indubbiamente c'è il pericolo che assuma lui la leadership". Sofia Ventura, politologa di 'FareFuturo', la fondazione presieduta da Gianfranco Fini, sceglie Affaritaliani.it per analizzare passato, presente e futuro del presidente della Camera e di Futuro e Libertà. La professoressa di scienza politica all'università di Bologna pensa che Fini abbia "sbagliato ad uscire dalla maggioranza" e che abbia "sottovalutato la potenza mediatica di Berlusconi e la sua spregiudicatezza". Poi consiglia al leader di Fli di "volare alto per costruire una destra laica ed europea". E sul Pdl: "E' destinato ad esplodere e Fini potrebbe colmare il vuoto che si creerà".
 
Fini è in grado di guidare una destra alternativa a Berlusconi?
"Finora Fini ha delineato i contorni di quello che potrebbe essere questa destra assumendo una posizione diversa sul tema delle istituzioni, presentando una maggiore sensibilità istituzionale e accentuando l'importanza delle riforme istituzionali. Cose che Berlusconi non è riuscito a fare. Il leader di Fli Ha delineato i contorni di una destra dove la legalità è importante, cosa che un po' si è perduta col berlusconismo. Inoltre dall'immigrazione al welfare ha cercato di dare un'impronta di una destra liberale e repubblicana diversa da quella del presidente del Consiglio. Fini, sul piano delle posizioni assunte, è colui che più di altri sembra in grado di disegnare una nuova destra".
 
Sul piano fattuale invece?
"E' una partita aperta. Il percorso l'ha cominciato, ma i tempi sono difficili da prevedere perché molto dipende da che cosa farà Berlusconi e dal destino del Pdl".
 
Che destino prevede per il Pdl?
"Credo che nel medio periodo sia destinato ad esplodere. Una crisi profonda del Pdl rimescolerebbe le carte e creerebbe un vuoto di offerta politica: è chiaro che chi è pronto può esserne avvantaggiato".
 
Il presidente della Camera è pronto a colmare questo vuoto?
"Probabilmente lo è sul piano della cultura politica e anche Fli si sta organizzando. Non mi nascondo però che si tratta di un'impresa difficilissima visto che si tratta di penetrare un elettorato che in parte è molto legato alla figura di Berlusconi".
 
Che errori imputa a Fini?
"Premetto che è facile dire agli altri su che cosa si è sbagliato quando non si devono prendere le decisioni direttamente. Però accelerare la rottura e uscire dalla maggioranza è stato un errore. Forse dall'interno della maggioranza si poteva comunque svolgere un ruolo di sprone e anche di sfida a Berlusconi e nel frattempo costruire l'alternativa. D'altro canto la proposta di Casini e di Fini di questi giorni non è così dissimile: nel senso che stanno all'opposizione ma propongono comunque un patto di responsabilità. Per questo dico che l'idea di una rottura, come quella emersa a Bastia Umbra, non è stata brillante, anche perché si è sottovalutata la potenza di consenso e mediatica di Berlusconi così come la sua spregiudicatezza che continua col suo tentativo di raccogliere deputati"
 
La nascita di Fututo e Libertà era necessaria?
"E' stata inevitabile visto che nel Pdl non era possibile proporre nuove regole e modalità per prendere le decisioni. E poi sappiamo che cosa è successo durante la direzione del Pdl col documento in cui si diceva che Fini era incompatibile col partito".
 
Non crede che il presidente della Camera sia schiacciato da Casini all'interno del Terzo Polo?
"Non si capisce che tipo di alleanza sia. Nasce come intesa tattica a fronte dell'offensiva berlusconiana sui singoli deputati. Si sta cercando di dare forma a questo cosiddetto Terzo Polo, però sono un po' scettica sul fatto che questo possa preludere alla creazione di qualcosa di più solido. La mia impressione è che Casini giochi la sua partita personale e indubbiamente c'è il pericolo che assuma lui la leadership del Terzo Polo, anche se nulla è scontato. E' evidente però che un problema di leadership emergerà. Ed è per questo che Fini dovrebbe lavorare con più impegno su Fli che è la sua creatura e che a mio avviso costituisce il potenziale punto di partenza per costruire in tempi medio lunghi questa nuova destra".
 
Fini si dovrebbe dimettere da presidente della Camera per dedicare più tempo a Fli?
"Sì. Può essere una scelta efficace anche sul piano mediatico: avrebbe dovuto smettere i panni istituzionali per occuparsi del progetto politico entrando pienamente nel ruolo di leader. Evidentemente la mia idea non è stata condivisa".
 
Che cosa consiglierebbe a Fini per creare una destra laica sul modello di quelle europee?
"Molto banalmente di volare alto. Immaginare cioè per tutti gli ambiti di politica pubblica e per le grandi questioni di principio delle soluzioni alte, che non derivino da tatticismi e nemmeno dall'idea radicata nella nostra politica dell'eccezionalità del caso italiano".
 
Sarebbe a dire?
"Noi non siamo diversi dagli altri. Credo che anche noi possiamo costruire una destra laica e su questo insisto molto perché credo che una democrazia compiuta debba essere laica. Per laicità intendo anche una capacità di autonomia della politica dove chi governa sa dialogare con le diverse anime delle società, tra cui le chiese, ma che sa assume le proprie responsabilità in maniera autonoma senza inseguire gruppi di potere o ipotetici segmenti di elettorato come nel caso specifico quello cattolico. A tal proposito mi è dispiaciuto vedere quella lettera al Corriere della Sera di alcuni deputati di Fli e il successivo documento di Rosso con argomentazioni che solitamente si vedevano nel Pdl".
 
Ovvero?

"Argomentazioni alla Roccella e alla Quagliariello, che al di là di non esprimere un'idea di laicità, evidenziano un'idea di debolezza della politica e di rincorsa all'elettorato catttolico con argomentazioni deboli e di livello piuttosto basso. Mi auguro che ci sia un recupero sul piano dell'autonomia della politica e della laicità che è stato un po' il punto di partenza dell'avventura finiana e della presa di distanza dal Pdl".
 
L'alleanza con Casini da questo punto di vista non aiuta...

"Certamente no. Credo che comunque sia, finché questo Terzo Polo esisterà, l'unica possibilità per mantenere un'autonomia da parte di Fli e di Fini sia la libertà di coscienza. Con questo intendo dire  che i singoli non possono pensare ciò che vogliono e poi però la maggioranza si schiera coi filo cattolici. In sostanza la libertà di coscienza non deve far parte della base comune delle diverse formazioni che compongono il Terzo Polo. Dopodiché sono legittime le battaglie anche condotte trasversalmente".
 
Ha fatto pace con la direttrice del Secolo d'Italia con cui ha avuto un acceso dibattito sui Fini?
"Veramente non ho mai avuto bisogno di fare pace con Flavia Perina con cui ho ottimi rapporti. Subito dopo l'uscita del pezzo, in cui contestavo alcune scelte del presidente della Camera, abbiamo parlato a lungo e sul Secolo è stata pubblicata la mia lunghissima replica. C'è stato un confronto molto franco, anche nei toni, ma non c'è stato nessun litigio".

Daniele Riosa

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