La nascita dello stato palestinese fa paura ad Israele

Sabato, 17 settembre 2011 - 16:26:00


Di Massimiliano Santalucia

Obama Gerusalemme 8

Sono giorni di grande nervosismo questi per Israele. Dopo l'assalto alla sua ambasciata in Egitto, lo stato ebraico ora teme che l'offensiva diplomatica palestinese per il riconoscimento ufficiale della Palestina possa isolare Gerusalemme sul piano internazionale. Il prossimo 20 Settembre l'autorità palestinese avanzerà all'ONU la richiesta per il riconoscimento di uno stato autonomo entro i confini del 1967, una mossa che sembra avere discrete possibilità di successo. Se al Consiglio di sicurezza dell'ONU tale provvedimento rischia di scontrarsi con il veto americano, in una seconda fase i rappresentanti palestinesi hanno già detto di voler andare all'assemblea generale dove non c'è la possibilità di veto e dove la proposta palestinese raccoglie larghi consensi.

La decisione di andare alle Nazioni Unite rappresenta un nuovo approccio alla questione mediorientale e accantona definitivamente gli oramai superati accordi di Oslo del 1993. Secondo quanto deciso all'inizio degli anni novanta con la mediazione scandinava, il conflitto israelo-palestinese avrebbe dovuto essere risolto attraverso un accordo globale che coinvolgesse tutti gli aspetti che separavano i contendenti. Tuttavia questo paradigma si è arenato sulla questione del rientro dei profughi palestinesi e su quella dei luoghi santi di Gerusalemme Est causando anche il fallimento dei colloqui di Camp David nel 2000 fra Barak e Arafat.

Se l'iniziativa palestinese dovesse avere successo Tel Aviv si troverà a dover trattare da pari a pari con quello che sarà considerato uno stato a tutti gli effetti. Inoltre i palestinesi avranno accesso a diverse organizzazioni legali delle Nazioni Unite, fra cui anche il tribunale penale dell'Aja per i crimini contro l'umanità. Questo significa che, in linea teorica, per i palestinesi potrebbe essere più agevole perseguire legalmente le azioni dello stato ebraico nei territori occupati.



LE IMMAGINI

A Tel Aviv la tensione si fa sentire e i diplomatici israeliani bollano la mossa dei palestinesi come un sabotaggio del processo di pace. Tuttavia il nervosismo israeliano sembra essere giustificabile solo in parte e un eventuale voto favorevole per i palestinesi potrebbe presentare non solo degli svantaggi.

Il clima per lo stato ebraico in Medioriente si sta facendo difficile; il peggioramento dei rapporti bilaterali con la Turchia e la caduta dell'alleato storico Mubarak in seguito alle sommosse di piazza rischiano di aumentare l'isolamento israeliano. Tel Aviv non viene più biasimata solo per la mancata risoluzione del conflitto con i palestinesi ma anche per aver appoggiato fino alla fine i regimi dittatoriali dell'area. Il voto alle Nazioni Unite potrebbe costringere Israele ad impegnarsi con più serietà nel processo di pace, esattamente quello che l'attuale governo di Netanyahu finora non ha fatto preferendo alimentare le divergenze e costruendo insediamenti illegali nei territori occupati. Per Israele sarebbe l'occasione per attutire gli effetti dell'attuale isolamento diplomatico e dei cambiamenti seguenti alla primavera araba.

Inoltre un dialogo israelo-palestinese basato sul rapporto paritario fra due stati potrebbe permettere di giungere a un accordo generale che rinvii a un secondo momento la questione del rientro dei profughi e dei luoghi santi di Gerusalemme Est, scoglio su cui finora si sono sempre arenati i colloqui che s'ispiravano ad Oslo.

protesta palestina 1

Questa visione trova un certo seguito anche in Israele dove non sono pochi quelli che ritengono che solo attraverso un accordo con i palestinesi lo stato ebraico possa migliorare la sua immagine. Oltre a ciò va ricordato che un voto dell'ONU favorevole ai palestinesi non è detto rappresenti solo un vantaggio. Se la Palestina dovesse diventare uno stato essa sarebbe anche costretta ad assumersi delle responsabilità politiche di cui dovrà rispondere con i suoi cittadini e con i suoi vicini. Se dovesse esserci contro Israele un attacco di miliziani, questo potrebbe essere giudicato come un atto di guerra da parte di uno stato contro un altro invece che il gesto di un'entità combattente astratta, con tutto quello che ciò comporta.

Tuttavia nella proclamazione dello stato palestinese i rischi non mancano e non tutti i timori israeliani sono infondati. Se l'autorità palestinese di Abu Mazen dovesse fallire nel creare una vera struttura statale allora c'è la possibilità che Hamas riesca ad allargare il suo consenso fra la popolazione. Inoltre va detto che non c'è alcuna garanzia che un eventuale voto favorevole convinca realmente la coalizione conservatrice di  Netanyahu  a fare quei passi decisivi verso un accordo che finora si è sempre rifiutata di fare.

La votazione all'ONU apre una nuova fase nella storia del conflitto mediorientale e rappresenta una tortuosa possibilità per un'eventuale risoluzione al problema. Resta da capire se israeliani e palestinesi vorranno sfruttarla o se la lasceranno cadere come hanno fatto con tutte le altre nei decenni passati.

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Borsa/ Bpm scivola a -2% dopo arresto ex presidente Ponzellini
Bpm/ Arrestati Ponzellini, Corallo e Cannalire per vicenda BPlus
Sisma Emilia/ Scossa magnitudo 5.7 in provincia di Modena
Mafia/ Guardia Finanza, 11 custodie cautelari per gioco clandestino
Siria/ Oggi Kofi Annan incontra il presidente Assad
BTp/ Spread con Bund a 435,65 punti
Csm/ Catricala': nessun intento aggressivo verso le Toghe
Borsa di Tokyo/ Chiude in rialzo a +0,74%
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso