La miopia dell'Occidente

Lunedì, 21 febbraio 2011 - 11:36:00

Pasquale Della Torca

 
"L'uomo ha l'impressione di essere dominato da forze che non riconosce come sue, che lo trascinano, che egli non domina... egli si sente trasportato in un mondo differente da quello in cui si svolge la sua esistenza privata ... egli si disinteressa di se stesso, dimentica se stesso, si dà interamente agli scopi comuni... In tali momenti questa vita superiore è vissuta con una intensità tale e in una maniera talmente esclusiva da occupare quasi completamente le coscienze, da cui scaccia più o meno completamente le preoccupazioni egoistiche e volgari" (E. Durkheim, Giudizi di valore e giudizi di realtà, in Sociologia e Filosofia, Comunità, Milano 1963, pp. 216-217).

Queste riflessioni di Durkheim possono sembrare scritte a proposito di quanto accade in Egitto, Libia e gli altri paesi mediorientali. Da tempo questo mondo non vedeva un "movimento collettivo" così coralmente univoco, così eticamente autonomo. Quanto accade nei paesi oltre il mediterraneo fa parte di quello "stato nascente" tanto ben descritto da Francesco Alberoni nel suo capolavoro del 1977, Movimento e istituzioni (il Mulino). Qui la differenza tra quanto dice Durkheim e quanto invece dice Weber a proposito di questi movimenti è la mancanza di un "capo carismatico". Infatti se tecnicamente quella in corso non è una rivoluzione è senza ombra di dubbio movimento collettivo dominato soprattutto da forze giovani e scolarizzate, tecnicamente appartentenenti al mondo di internet che però hanno come capo carismatico un'idea, cioè il senso di forza laico e moderno e una coscienza unite da uno scopo comune: la ribellione e il sovvertimento di regimi pseudoconfessionali e antidemocratici che non si limitano a incidere sulla libertà personale e sul libero pensiero, soprattutto religioso, ma addirittura dosano e governano l'economia per tenere i sudditi sotto schiaffo. Il movimento in corso è mosso dalla necessità di cacciare fuori del tempio i farisei, i mercanti, gli approfittatori e i burocrati: gli oppressori che hanno anche qualche parvenza democratica solo perché fanno affari economici e politici con le potenze occidentali e capitalistiche.
Il movimento sull'altra sponda del mediterraneo è bello e originale perché, appunto, non confessionale e strettamente politico; è un movimento collettivo che vuole sovvertire l'ordine imposto per ritagliare per il proprio paese una democrazia diffusiva e a-confessionalee per sé una vita nuova ed economicamente diversa. L'aspetto più interessante (e che ha colto di sorpresa i burocrati del Corano) a questo proposito è il fatto che la religione musulmana non viene messa in discussione nel suo fondamento di credenza pura e libera ma viene invece contestata implicitamente la lettura estremistica della religione usata dalla classe politica e religiosa dominante per schiacciare qualsiasi progresso civile e democratico di quei paesi.

Alla luce dei fatti pare che questo faccia addirittura paura all'occidente che finora non ha fatto sentire il proprio peso politico ed economico a favore dei manifestanti. Ancora una volta le preoccupazioni egoistiche e volgari dei paesi occidentali a partire dagli USA fino all'Europa rischiano di far fallire questa grande e luminosa opera di pulizia politica e religiosa in corso in Egitto, Libia ecc. La miopia dei politici occidentali si spinge fino all'incapacità di ammonire pesantemente il governo Libico dal continuare a porre in essere l'atteggiamento intimidatorio e proditorio non solo verso gli oppositori politici e la piazza ma finanche verso l'Europa. Le minacce della Libia dovrebbero trovare una risposta ferma e immediata e mi meraviglia che le cannoniere americane, che si muovono sovente per molto meno, non si siano ancora mosse per tutelare i movimenti in corso in quei paesi. Quel che non capiscono i governi occidentali è che un riassetto politico nei paesi mediorientali porterebbe a una fase distensiva senza precedenti, a una pacificazione religiosa diffusa, ma peraltro de minimis già in essere tra i veri credenti cristiani e musulmani. La necessità di intervenire ora più che mai sarebbe una straordinaria opportunità di forma di tutela del processo democratico e non una forma di "esportazione" della democrazia. L'Europa stessa deve farsi partecipe di un processo storico straordinario che ne sancirebbe definitivamente la sua emancipazione politica. Dovremmo tutti supportare il movimento in corso in quei paesi perché ne va del nostro futuro.
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