Guerra in Libia, Obama finisce alla sbarra
Barack Obama non ha bisogno dell'autorizzazione del Congresso per proseguire l'intervento americano in Libia, perché la partecipazione degli Stati Uniti alle ostilità non costituisce un vero e proprio conflitto. Questo il cuore del rapporto sull'intervento in Libia che la Casa Bianca ha consegnato al Congresso, in risposta ai malumori espressi da molti parlamentari di entrambi i partiti, secondo i quali l'intervento avrebbe dovuto ricevere il sì delle camere. 
Al centro della contesa tra potere esecutivo e legislativo c'è la legge sui poteri di guerra del 1973, il War Powers Act, secondo il quale il presidente non può muovere guerra per più di due mesi (più un mese per il ritiro delle truppe) senza un voto del Congresso. Proprio in base a questa legge un gruppo bipartisan di dieci deputati aveva annunciato ieri di voler fare causa al governo, accusando il presidente di aver iniziato le ostilità in Libia senza permesso e di averle proseguite oltre il limite legale.
Il rapporto di 38 pagine sostiene che il ruolo americano nell'intervento a guida Nato è limitato e "non comporta combattimenti sostenuti o scambi di fuoco con forze ostili, né l'uso di truppe di terra statunitensi". Non si tratta dunque ad avviso del governo di "ostilità" così come definite dalla legge del 1973, bensì di un intervento limitato e autorizzato dalle Nazioni Unite.
Nel testo anche un capitolo sulle spese per la missione: la Casa Bianca ha calcolato che sono state di 716 milioni di dollari per i primi due mesi, e prevede che saranno di 1,1 miliardi entro settembre se le operazioni continueranno fino ad allora al ritmo attuale.
La palla è ora al presidente della Camera John Boehner, che martedì aveva inviato una lettera a Obama invitandolo a richiedere l'autorizzazione al Congresso entro il 19 giugno (90 giorni dopo l'inizio delle operazioni militari) oppure a richiamare a casa gli aerei e il personale impegnato.



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