La controverità della D’Addario. Il commento di Affaritaliani.it

Sabato, 16 luglio 2011 - 15:08:00


Il quotidiano “Libero” pubblica una lunga intervista a Patrizia D’Addario(1) che val la pena di leggere. Offre infatti molte occasioni di riflessione. La principale è che un comportamento corretto non è solo un imperativo etico: è anche un primario interesse. Il galantuomo che mente in modo abile, una volta nella vita, sarà creduto da tutti. Invece il bugiardo non sarà creduto nemmeno quando, in un’occasione cruciale, dice la verità. Tutti sanno che soffre di una sorta di indifferenza riguardo alle diverse versioni dei fatti e ciò che dice finisce col non avere importanza. Film e telefilm sono pieni di innocenti disperati perché non sono creduti dagli accusatori, ma è vero che gli accusatori sono abituati a colpevoli che negano anche l’evidenza. Il bugiardo mente perché ha un basso livello morale ed è presuntuoso. Da un lato non è imbarazzato all’idea che potrebbero scoprirlo e dall’altro si crede abbastanza intelligente da darla a bere agli altri. Il risultato è che finisce con l’essere considerato con disprezzo da tutti: non solo un bugiardo ma anche uno sciocco. Questo atteggiamento ha a volte conseguenze drammatiche. Per nascondere alla moglie che è andato con una prostituta, il sospettato di un omicidio può fornire alla polizia un alibi falso, e quando questo viene scoperto, e lui parla della prostituta, non si salva più. Se ha mentito una prima volta, per giunta per una ragione così futile, chi dice che non menta anche ora? E poi, una prostituta giovane, finta bionda, forse ucraina, forse di un’altra regione, che alibi è? E quell’amico che ora afferma che realmente lui è stato in quella zona, quella sera, a cercare “compagnia”, non è che per caso voglia fargli un favore? C’è gente che, partendo da una bugia cui da prima, magari, ha cercato di rimediare con un’altra bugia, è finita sul patibolo. Il caso della D’Addario è emblematico. Oggi afferma di dire la verità e la sua verità è tutto l’opposto di quella sentita mesi fa, quando il suo nome imperversava sui giornali.

Oggi ci informa che si è trattato di un complotto contro Berlusconi, ma allora a questo complotto partecipò. Oggi afferma che tutte le bugie su quella vicenda le hanno rovinato la vita, ma sul momento, quando se ne riprometteva denaro e grandi vantaggi (come ancora oggi candidamente ammette) non sentì il bisogno di dire la verità. Allora agì come agì perché sottoposta a gravi minacce e oggi non spiega come mai quelle minacce non le tema più. Afferma anche di non essere mai stata né una prostituta né, come allora la si denominava, una escort, e non si rende conto che con ciò stesso dimostra la più totale indifferenza per la propria onorabilità. Forse non vendeva il suo corpo ma vendeva il proprio status e si comprende che la figlia si vergogni di lei. No, la sua controverità non vale più della sua prima verità. Senza dire che la verità vera forse non è né la prima versione né la seconda. Sul momento non abbiamo preso per oro colato i titoli dei giornali e anzi non abbiamo nemmeno letto gli articoli riguardanti un argomento insieme squallido e privo d’interesse. Ma oggi leggiamo con indifferenza la smentita ad alzo zero dell’interessata.

La prima volta la sua credibilità era distrutta dal fatto che chi registra un incontro sessuale per poi renderlo pubblico dimostra un livello morale tale da squalificarlo per sempre, ora non è perché smentisce la maggior parte di ciò che allora si disse che questa donna ritrova la sua affidabilità. Si conferma piuttosto una donna di livello discutibile, di cui solo una stampa e un’opinione pubblica di livello discutibile potevano approfittare senza remore e senza limiti come hanno fatto. I romani erano così convinti che solo le persone di basso livello mentono facilmente, che interrogavano sempre gli schiavi con la tortura. La Repubblica li avrebbe invece creduti vangelo. Il sentimento generale di questo ultimo episodio della vicenda D’Addario è un disprezzo generalizzato per tutto un mondo politico e dell’informazione. Quello stesso mondo che oggi non prende atto (e fa bene) delle smentite, ma non riconosce di avere sbagliato credendo a tutto allora (e fa male). E che, soprattutto, non chiede perdono per avere scritto ripetutamente che Berlusconi frequentava prostitute, come se avesse saputo che tale era la D’Addario e come se l’avesse pagata. Questa donna è una poveraccia moralmente criticabile. Ma non sono migliori quelli che, per mesi, si sono serviti di lei. 

giannipardo@libero.it

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